Fratoianni (SI): ancora non c’è la legge elettorale e il Pd parla di coalizioni invece di affrontare i problemi reali, a partire dal lavoro. Scacchetti (Cgil): il Jobs act, un fallimento, rilanciamo il referendum. Bersani: voterò Sì. Gentiloni attende di essere sloggiato

Fratoianni (SI): ancora non c’è la legge elettorale e il Pd parla di coalizioni invece di  affrontare i problemi reali, a partire dal lavoro. Scacchetti (Cgil): il Jobs act, un fallimento, rilanciamo il referendum. Bersani: voterò Sì. Gentiloni attende di essere sloggiato

Nicola Fratoianni, Sinistra italiana, taglia corto: “Ancora non c’è una legge con cui andare alle urne e già il Pd parla di coalizioni, di primarie, invece di parlare di politica, delle cose da fare, dei problemi da affrontare. Francamente lo ritengo un fatto a dir poco curioso, autoreferenziale. Incapace di dare risposte reali, risposte politiche, a partire dal lavoro, da scelte di una diversa politica industriale, dagli investimenti necessari per creare occupazione e crescita, guardando ai giovani in primo luogo, quelli che il ministro Poletti, vuole ‘togliersi dai piedi’, il tema all’ordine del giorno diventa la coalizione”. Se ne è parlato nell’incontro che si è tenuto a Bologna promosso da Giuliano Pisapia, presenti fra gli altri Gianni Cuperlo, con la “sua” minoranza Pd, il sindaco Merola, adesioni del sindaco di Cagliari, Zedda, il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, una pattuglia di prodiani. Il ministro Graziano Delrio, la controfigura di Renzi, in una intervista a La 7 ha detto che “se la legge elettorale dovesse prevedere le coalizioni, penso sia assolutamente giusto fare le primarie”. Tradotto: il candidato del Pd è, per Statuto, il segretario del Pd, bisogna trovare alleati. Non è un caso che la segreteria che si riunisce al Nazareno domani mercoledì, dicono le “voci” non ufficiali ma di sicura provenienza renziana che si dovrà riflettere su un punto, il Pd autosufficiente, a vocazione maggioritaria è storia del passato? Pare proprio di sì. Il punto infatti è “ricostruire il centrosinistra”.

Pisapia bussa al Pd: “il Centrosinistra  casa comune non un nuovo partito”. Orfini entusiasta

Da qui parte Pisapia: “Il Mattarellum è una prospettiva positiva per costruire una casa comune e non un nuovo partito”. Non è a caso che a far risuonare il tam tam arriva Orfini Matteo, il presidente dl Pd. Parla di primarie per la premiership. Siccome dovrebbero avvenire prima del  Congresso parlando di “primarie” si riferisce a una coalizione. Arriva così alle alleanze: “Noi siamo un partito della sinistra europea, non si può essere strutturalmente alleati con un partito che si chiama Nuovo centrodestra. Lo stesso vale anche per Verdini. Ncd ha una storia e una cultura politica diverse dalla nostra”. Allora con chi? Il gioco è scoperto, arriva Pisapia. Si fanno le primarie Renzi trionfa, gonfia il petto, sente odor di rivincita, ma potrebbe essere  una definitiva disfatta.

Siamo al politichese  puro, all’autoreferenzialità. Il lavoro è diventato un mercato

Siamo al politichese puro, all’autoreferenzialità, come dice Fratoianni, invece di dare “risposte reali ai problemi che sono all’ordine del giorno, al disagio sociale, partendo dal jobs act, ripristinando quei diritti dei lavoratori che trovano forza nell’articolo 18, ponendo fine alla vergogna dei voucher, affrontando la questione appalti. Il lavoro -prosegue – è diventato un mercato nel senso esatto del termine, la dignità della persona viene umiliata. Non ci stiamo. Tre milioni di firme raccolte dalla Cgil non possono essere ignorate”. Cosa che fa Titti Di Salvo, vicepresidente dei deputati Pd, quando  afferma, bontà sua che “è sbagliato utilizzare i voucher in tutti i settori”. Lei pensa che ciò sia avvenuto perché il jobs act “ha tolto delle forme di contratto co.co.pro”. Insomma avrebbe operato bene tanto che la deputata dice: “Queste prestazioni occasionali però non possono rientrare dalla finestra con i voucher. Bisogna mettere in campo misure per verificare l’abuso di questi voucher. Va valorizzato il tempo indeterminato”. Addirittura siamo alla “verifica dell’abuso”. Non bastano i numeri resi noti da Inps, Istat.

Cgil: Carta dei diritti universali del lavoro e referendum con tre milioni di firme

Una risposta indiretta arriva dalla segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti: “È inutile, il Jobs act non funziona, è un vero e proprio fallimento, una ricetta amara e sbagliata – afferma – che dispensa meno diritti, meno tutele nel lavoro, piena discrezionalità alle imprese”. “Il Jobs act ha prodotto un’esplosione incontrollata dei voucher che stanno sostituendo anche il lavoro vero, l’impennata dei licenziamenti disciplinari e, una volta finiti gli sgravi fiscali, il crollo delle assunzioni con contratti stabili”. “È una ricetta che, come dimostra la realtà, non produce l’occupazione di qualità di cui avrebbe bisogno il nostro Paese per poter affrontare le sfide imposte dalla competizione globale”. “Di positivo – continua – c’è solo la ripresa dei contratti di apprendistato. Troppo poco per poter cambiare opinione”. “A fronte di questi dati – conclude la segretaria confederale della Cgil – rilanciamo la nostra sfida con la Carta dei diritti universali del lavoro e con i tre quesiti referendari per abrogare i voucher, le norme che impediscono il reintegro in caso di licenziamenti illegittimi, e la poca trasparenza in materia di appalti”. E Bersani va giù duro annunciando che se non si arriva a modifiche  del jobs act voterà Sì.

Bersani: “Non prendo lezioni da gente che non ha il diritto di darne”

“Non prendo lezioni da gente che non ha il diritto di darne. Da sempre – afferma – quando si arriva al referendum, il partito dà indicazioni, dopo di che si ragiona da cittadino” e annuncia che se non si arriva a modifiche del jobs act, voterà a favore dell’abrogazione nel referendum promosso dalla Cgil. “Io sono contrario ai voucher da quando ho cominciato a perdere i capelli. Se mi dicono sei d’accordo coi voucher?, come posso votare, posso mai votare a favore?”.

Fratoianni chiama in causa anche il governo che non può assistere silente, un convitato di pietra, della cui esistenza il clan renziano non tiene minimamemte conto. Cosa che del resto  fanno anche coloro che  sono protagonisti di un lavorio per creare una stampella al Pd, una coalizione costruita sulla sabbia  che, lancia in resta, muova all’assolto dell’accampamento grillino.

Dal salvataggio delle banche, Mps in testa, allo scontro Vivendi-Mediaset

Siamo alla farsa: un governo proposto dal Pd, con le donne e gli uomini del Pd, oltre a qualche frattaglia della politica, aiutato dai verdiniani, ora in sonno in attesa di qualche posto in più di sottosegretari e viceministri, che verrà mandato a gambe levate proprio dal Pd, malgrado di auguri di buon lavoro rivolti al premier dal capo dello Stato. Un governo che ha di fronte problemi di grande importanza fra cui il salvataggio delle banche, otto a partire dal Monte Paschi di Siena. In ballo ci sonno non zuccherini, ma venti miliardi, una sorta di cauzione, che dovrebbero garantire gli investitori chiamati a coprire i deficit di bilancio. C’è l’emergenza terremoto, la preparazione dell’anniversario dei Trattati di  Roma, il G7 di Taormina. Per non parlare della vicenda che contrappone Vivendi a Mediaset. Bollorè, dopo aver  acquisito il 20% delle azioni ora punta al 30% senza però superarlo altrimenti dovrebbe avanzare una offerta di acquisto. Il gioco di Vivendi è scoperto: costringere Fininvest che ha il 40% delle azioni di Mediaset a stringere una alleanza, alle sue condizioni, per costruire la più grande azienda europea in questo settore. Da parte di Fininvest è stato presentato alla Consob un esposto contro Vivendi “per manipolazione e abuso di informazioni privilegiate”, chiedendo di usare tutti i suoi poteri (che sono per lo più ispettivi, ma anche di sequestro di beni che possono formare oggetto di confisca) che la legge attribuisce loro. Gli uomini di Berlusconi bussano anche alla porta del governo. Trovano risposte imbarazzate. Il ministro Caldenda tira le orecchie al manager francese. Guardingo il ministro Delrio: “Vogliamo che l’operazione tra Vivendi e Mediaset sia chiara ma ci pare che questa vicenda di chiaro abbia poco. È una grande azienda italiana e vogliamo assicurarci che tutto si svolga secondo le regole”. Non c’è bisogno di essere ministro per capire che la “vicenda non è chiara”. Verrebbe da dire a Delrio “è la globalizzazione bellezza”.

L’illusione di Vannino Chiti: c’è un governo da sostenere con serietà

Un richiamo a uno stupendo film anche per Vannino Chiti il quale, generosamente, afferma: “Dopo il referendum è necessario per il Pd rimettersi in cammino ritrovando la sintonia con i cittadini su lavoro, sviluppo, Sud, giovani, scuola, migranti. C’è un nuovo governo da sostenere con serietà”. Il film si chiama “La grande illusione” girato nel 1939 da uno dei più grandi registi, Jean Renoir. Ci spiace per Chiti.

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