Francia. Il premier Valls rompe gli indugi e annuncia la partecipazione alle primarie socialiste del 22 gennaio 2017. Domani le sue dimissioni da capo del governo

Francia. Il premier Valls rompe gli indugi e annuncia la partecipazione alle primarie socialiste del 22 gennaio 2017. Domani le sue dimissioni da capo del governo

Il premier francese Manuel Valls rompe gli indugi e parlando in pubblico da Evry, suo feudo elettorale, ufficializza la sua candidatura. “Si, sono candidato alla presidenza della Repubblica”, ha detto Valls che così correrà per le primarie interne al Partito Socialista del 22 e 29 gennaio 2017. La decisione di Valls è maturata dopo l’annuncio, la settimana scorsa, del presidente Hollande di non candidarsi a un secondo mandato. Valls ha anche aggiunto che si dimetterà domani, martedì, dalla carica di primo ministro, cosa che costringerà il presidente Hollande a un rimpasto di governo. “Per me è venuto il tempo di andare più avanti nel mio impegno politico” ha detto il premier francese.

Il primo ministro francese Manuel Valls, da oggi lanciato ufficialmente nella corsa all’Eliseo, si colloca alla destra del Partito socialista. Note sono le sue prese di posizione contro i tradizionali “tabù” della sinistra e a favore delle imprese, il suo stile autoritario e la sua difesa di una rigida laicità, fino a indispettire una parte dei compagni di partito. “Bisogna farla finita con la sinistra passatista, quella attaccata ad un passato involuto e nostalgico”, esclamava nel 2014 Valls, nato spagnolo e naturalizzato francese a 20 anni. Già nel 2007, il premier, oggi 54enne, voleva cambiare il nome del Ps, da lui ritenuto superato. In seguito non ha risparmiato i suoi strali neanche alla legge sulle 35 ore settimanali e alla tassa patrimoniale, due pilastri della gauche.

Costretto a passare per le primarie socialiste prima dello scrutinio presidenziale, ha cominciato già da tempo a smussare gli angoli. Lui che esclamava “amo l’impresa” davanti agli industriali o difendeva il divieto del “burkini” imposto da sindaci di destra, esorta oggi il suo campo all’unità prima del voto del 2017. Cinque anni fa, in occasione delle prime primarie della sinistra aperte a tutti, il suo collocamento a destra del Ps non aveva per nulla convinto ed era stato eliminato senza appello con il 5,63% dei voti al primo turno. Già da giovane deputato della banlieue parigina, Valls mostrava le sue ambizioni, non volendo osservare “la loggia presidenziale dall’orchestra nella quale credo di dover rimanere in attesa del mio turno”. Da alcuni giorni, la stampa francese e i suoi critici lo chiamano “Brutus” sospettandolo di aver convinto il presidente Francois Hollande a rinunciare a cercare un secondo mandato per avere campo libero.

Nel 2012 si era pertanto stretto intorno al candidato Hollande, divenendo un attivo portavoce della sua campagna. Dopo il suo arrivo all’Eliseo, non è un caso che Hollande lo ricompensi con il ministero dell’Interno. In veste di titolare di questo dicastero, Valls rafforza la sua immagine di uomo di polso, guadagnando consensi, talvolta più a destra che a sinistra. Iperattivo, buon comunicatore, per il carattere ambizioso è stato più volte accostato all’ex presidente di destra Nicolas Sarkozy, cosa che è riuscita anche ad irritarlo. Dopo la sconfitta socialista alle comunali del 2014, Manuel Valls sostituisce il Primo ministro Jean-Marc Ayrault. “Un capo deve saper fare il capo ed è quello che farò!”, dirà poco dopo. Al suo arrivo, gli ecologisti sbattono la porta, denunciando fra il resto le sue dichiarazioni sui rom in Francia. Lui non si scompone e, anche a costo di suscitare dissensi, applica fedelmente la nuova linea “pro-business” del presidente Hollande

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