Mattarella: Dopo inutili consultazioni ufficiali e quelle parallele del Pd passa la notte e convoca Gentiloni. Sarà un presidente Commissario per conto di Renzi con un governo fotocopia

Mattarella:  Dopo inutili consultazioni ufficiali e quelle parallele del Pd passa la notte e convoca Gentiloni. Sarà un presidente Commissario per conto di Renzi con un governo fotocopia

Il presidente della Repubblica dopo una giornata di consultazioni dei 23 gruppi parlamentari aveva annunciato che avrebbe deciso in tempi rapidi e così ha fatto. Già di prima mattina ha annunciato di aver convocato Paolo Gentiloni, il candidato unico deciso da Renzi Matteo nella consultazione parallela che ha tenuto a Palazzo Chigi. Esclusa la minoranza del Pd se l’è vista con i capibastone a cominciare da Franceschini, gli Orfiniani e via dicendo. Mattarella ha fatto buon viso a cattiva sorte ed ha deciso per Gentiloni che più che presidente del Consiglio dei ministri sarà il commissario per conto dell’ex premier in attesa di nuove elezioni per tornare a Palazzo Chigi.

Di seguito la cronaca della lunga giornata di consultazioni.

Ventitre gruppi parlamentari consultati: è questa la vera notizia che esce da una lunga e noiosa sfilata di esponenti che, in gran parte, è difficile definire partiti, forze politiche che si sono succeduti nelle stanze del Quirinale per essere ascoltati dal Presidente della Repubblica. In uno splendido film di Antonioni di molti anni fa, “La noia” si parlava, appunto, di “noia fino all’angoscia”. E’ quello che si prova a fronte di questo tour de force. Noia perché tutto era già stato scritto, detto, ridetto subito dopo il risultato del referendum, angoscia per la frammentazione dello scenario politico, tanti piccoli separé. Non un’espressione di democrazia, proprio il contrario perché frutto di interessi di gruppi, gruppetti, transumanza da un partito ad un altro, quasi che il Parlamento sia un luogo di scambisti. Un pericoloso distacco dalla vita reale del Paese, dei cittadini, dei lavoratori e dei giovani in primo luogo che si sono espressi nel referendum, appena hanno potuto, unico momento di partecipazione.

Le consultazioni non hanno detto niente che già non si sapesse

Diciamo francamente che anche l’ultima giornata di consultazioni, il pomeriggio in particolare con i gruppi elettoralmente più consistenti, o che si ritengono tali, Forza Italia, con Berlusconi che occupa di nuovo la scena, il Movimento Cinque Stelle, Grillo non si è presentato aveva altri impegni, il Pd, con Renzi che preferisce restare a casa, non ha detto niente che già non si sapesse. Così era stato nelle audizioni del mattino.

In questa situazione il Presidente della Repubblica la cui dichiarazione annunciata a conclusione della consultazione era molto attesa. Ma non ha potuto, o voluto, dire molto. Non un parola su possibili candidature. La delegazione del Pd gli ha fatto nomi che però sono circolati su tutti i giornali Gentiloni, Padoan, poi anche di Delrio, un Renzi bis che lui stesso aveva escluso non facendo mancare di far conoscere la sua preferenza per il ministro degli Esteri. Nel percorso che il segretario vede per ripresentarsi candidato premier alle elezioni ha bisogno di un “commissario” più che di un presidente dl Consiglio. Mattarella si è ben guardato dal dare alcuna indicazione. Ha affermato: “Nelle prossime ore valuterò quello che è emerso da questi colloqui e prenderò le iniziative necessarie per la soluzione della crisi di governo. Il nostro Paese ha bisogno in tempi brevi di un governo nella pienezza delle sue funzioni. Vi sono di fronte a noi adempimenti, impegni, scadenze che vanno affrontati e rispettati. Si tratta di adempimenti e scadenze interni, europee e internazionale”. Fra queste scadenze ce ne sono alcune internazionali nel mese di maggio. Non solo, ci sono i referendum proposti dalla Cgil con la Cassazione che ha già verificato le firme. Si possono evitare se i tre quesiti posti, il ritorno al rispetto dei diritti dei lavoratori in casi di licenziamento, articolo 18, la eliminazione dei voucher, il problema degli appalti, verranno fatti propri con leggi del governo. Cosa molto difficile. Impegni e scadenze, adempimenti che fanno supporre che Mattarella non pensi ad elezioni in primavera.

Scotto (Sel-Sinistra italiana). Una questione sociale enorme

Solo Sel-Sinistra Italiana, con il capogruppo alla Camera, Scotto, accompagnato dalla senatrice Loredana De Petris, nella dichiarazione ai giornalisti, aveva parlato della “difficile e complicata situazione politica, frutto delle azioni di un esecutivo che ha voluto espropriare il Parlamento delle sue prerogative, imponendo a maggioranza una revisione della Costituzione e una nuova legge elettorale che, insieme alle scelte economiche, hanno determinato il severo giudizio degli elettori. A Mattarella è stata espressa la nostra principale preoccupazione: emerge infatti dalla fotografia del voto del 4 dicembre scorso una questione sociale enorme che consegna alla politica l’obbligo morale di ridurre la frattura aperta nella società italiana”. Ancora: “Un ritorno di Matteo Renzi a Palazzo Chigi verrebbe vissuto come una sfida a milioni di elettori che hanno bocciato non solo un impianto di riforme istituzionali, ma che hanno inevitabilmente espresso un giudizio drastico sulle politiche economiche, sociali ed ambientali”. Poi un auspicio e un invito a Mattarella: “Nasca un governo che consenta al parlamento di varare una legge elettorale nuova, in linea con la Costituzione, che preservi il diritto dei cittadini a eleggere i propri parlamentari, che risponda alla domanda di rappresentanza forte nel Paese e che archivi definitivamente l’illusione del governo maggioritario del capo. Il 4 dicembre i cittadini hanno chiesto che le regole del gioco vadano scritte insieme, senza prevaricazioni di una parte politica sull’altra. Dunque, è necessario un testo che veda un ampio consenso per portare successivamente il Paese alle urne”. Di politica aveva parlato anche Roberto Speranza, della minoranza Dem che Renzi non ha neppure consultato. “Se il Pd fa finta di non vedere la lezione arrivata dal voto si sconnetterà definitivamente dal suo popolo. Oltre ad una legge elettorale capace di superare le storture dell’Italicum, serve una svolta su alcune questioni sociali fondamentali. Inclusa una più generale discontinuità nella quotidiana gestione del potere a cui siamo apparsi in questi mesi troppo legati”.

Tutti, salvo Alfano e Verdini si sono pronunciati per elezioni al più presto

Il quadro emerso dalla consultazione è netto: tutti si sono pronunciati per elezioni al più presto. Ma nessuno ha precisato che significa “più presto”. Solo Alfano e il suo gruppuscolo abbarbicato al posto di ministro, ha risposto positivamente al Pd: “Siamo per un esecutivo vero che affronti una serie di emergenze. Il governo non è uno yogurt, non nasce con una scadenza. Nasce per realizzare un programma e noi speriamo che sia serio”. Annuncia che “è già pronta una proposta di legge elettorale proporzionale”. Si accoda Verdini, disponibile come sempre a sostenere il governo, magari “dall’interno” un posto di ministro o anche meno.

Zanda (Pd) Glissa su tutto. Si rimette al Capo dello Stato

Molto attesa la dichiarazione del Pd, ma Zanda se l’è cavata con poche parole, una specie di nulla, per poi fuggire di fronte alle domande dei giornalisti. “Non c’è disponibilità a dare una risposta positiva da parte delle opposizioni alla nostra proposta di governo di responsabilità – ha detto il capogruppo al Senato – perciò abbiamo garantito il sostegno del Pd alla soluzione che il Presidente Mattarella riterrà più opportuna. L’obiettivo è sempre quello di andare al voto in tempi il più rapidi possibili”. Berlusconi ha smentito illazioni di stampa che parlavano di Forza Italia disponibile a una qualche forma di collaborazione. “No alle larghe intese”, solo disponibilità a lavorare per una buona legge elettorale. Lega, M5S hanno ribadito il “subito al voto” espresso ormai ad ogni ora del giorno.

I grillini: il percorso più rapido per andare al voto

“Oggi in Italia abbiamo due leggi elettorali diverse che generano una paralisi istituzionale dolosa generata dalla irresponsabilità della classe politica guidata da Renzi e dal Pd. Per questo – afferma la delegazione M5s – abbiamo chiesto di garantire il percorso istituzionale più rapido per andare al voto con la legge elettorale che sarà certificata dalla Corte costituzionale. Questa stessa classe politica non può più sprecare tempo e denaro pubblico per discutere una nuova legge elettorale che rischia una nuova denuncia di incostituzionalità”.

Domani è un altro giorno. Lunedì la direzione del Pd. Una nuova tappa in questo dopo referendum che si annuncia molto difficile. Forse Renzi darà la possibilità che si apra un reale dibattito, cosa che non è avvenuta qualche giorno fa, sul che fare. Per ora si sa che intende accelerare la convocazione del Congresso, per “punire” le minoranze, assicurarsi la candidatura a premier alle elezioni che prima o poi chiameranno alle urne il popolo italiano.

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