Crisi. Gentiloni fa rima con ceffoni. Ai 19 milioni di No alla riforma costituzionale. Esecutivo in netta continuità con quello di Renzi

Crisi. Gentiloni fa rima con ceffoni. Ai 19 milioni di No alla riforma costituzionale. Esecutivo in netta continuità con quello di Renzi

Il senso di ciò che potrebbe essere il futuro governo guidato da Paolo Gentiloni è tutto in quel superlativo che Denis Verdini ha dettato ai giornalisti al termine delle consultazioni del gruppo di Ala-Scelta civica di cui è leader: il colloquio è andato “benissimo”, dove benissimo va letto come partecipazione organica all’alleanza di governo con Pd e Alleanza popolare di Angelino Alfano. Se infatti finora Verdini e i suoi parlamentari si erano limitati a sostenere “dall’esterno” il governo Renzi, votando spesso la fiducia, e soprattutto quell’obbrobrio di riforma costituzionale, da domani saranno una delle gambe solide sulle quali si reggerà il nuovo governo. Ciò significa che Gentiloni ha dovuto trattare sulle poltrone ministeriali con Verdini? Sicuramente. Quali poltrone lo si saprà nella serata di lunedì. È la prova politicamente più significativa, tra le altre, del tradimento del voto di domenica da parte del segretario del Pd ed ex premier. Incurante dei 19 milioni di No alla riforma costituzionale e a chi l’ha proposta e votata, Renzi, vero burattinaio del governo Gentiloni, ha preferito regalare ceffoni piuttosto che mettersi a fare politica sul serio, confermando molti ministri “uscenti”, legittimando la compagine di Verdini, in contraddizione con quanto aveva sempre sostenuto nelle varie Direzioni del Pd, e dettando la linea di sostanziale continuità tra l’esecutivo “uscente” e quello “entrante”. Proprio come se nulla fosse accaduto nel referendum, e regalando a Lega e Movimento 5 Stelle un enorme protagonismo antagonistico, con la decisione di non presentarsi alle consultazioni con Gentiloni delegittimandolo e lanciando iniziative e manifestazioni di piazza. La partita che Renzi sta giocando nel caso del governo Gentiloni è un misto di pericoloso avventurismo, un senso forte di vendetta nei confronti di alcuni degli artefici della vittoria del No alla sua riforma, un messaggio lanciato all’interno del Pd che ne forza il processo di implosione. La nascita del governo Gentiloni-Verdini, guidato dal segretario del Pd, non è una buona notizia, per la nostra democrazia, e il Presidente della Repubblica farebbe bene ad esercitare qualche utile pressione, anche in virtù delle prerogative che la Costituzione gli assegna in virtù dell’articolo 92, per il quale la nomina appartiene a lui, anche se su indicazione del presidente del Consiglio.

La posizione netta e dura di Sinistra Italiana: “non sosteniamo un esecutivo che si muove in continuità”

Bene dunque hanno fatto gli esponenti di Sinistra e Libertà e di Alternativa a recarsi alle consultazioni, dimostrando senso delle istituzioni e dello Stato, e ad aver manifestato durissime critiche nei confronti del governo “nascente”. “Abbiamo ribadito gli auguri di buon lavoro a Gentiloni e un ringraziamento al presidente della Repubblica Mattarella per la rapida risoluzione della crisi, ma abbiamo allo stesso tempo esplicitato che questo governo non avrà la fiducia di Sinistra italiana né alla Camera né al Senato, perché si muove in continuità con il precedente governo che ha spaccato il paese”, ha detto Arturo Scotto al termine del colloquio della delegazione di Sinistra italiana (con il capogruppo alla Camera anche l’omologa al Senato, Loredana De Petris) nell’ambito delle consultazioni con il premier incaricato Paolo Gentiloni. A Gentiloni, ha proseguito Scotto, “abbiamo chiesto discontinuità nel merito e nelle politiche e chiesto che sia il Parlamento a occuparsi della legge elettorale, finendo con la stagione delle intrusioni del governo in una materia completamente del Parlamento”, perché deve essere “il Parlamento a superare l’Italicum”. Una discontinuità, ha sottolineato Loredana De Petris, che dovrebbe comprendere ”anche i nomi dei ministri”, mentre dalle indiscrezioni emerge la volontà di formare un governo molti simile a quello di Renzi.

Alternativa Libera di Civati conferma il giudizio di continuità. Pisicchio, vecchio Dc, chiede a Gentiloni di occuparsi di “conflitto di interessi”

A sua volta la delegazione di Alternativa Libera, composta da Pippo Civati e Massimo Artini, “ha fatto presente che la continuità che sta venendo fuori da questo nuovo Governo non ci permette di dare la fiducia, siamo stati molto chiari nel nostro No”. Perfino un erede della vecchia Democrazia Cristiana pugliese come Pino Pisicchio ha voluto dare una lezione di correttezza istituzionale al Pd, al suo segretario e al premier designato: “Non esiste il governo a tempo o il governo di scopo, per noi esiste solo il governo che prende la fiducia in Parlamento” e svolge un programma. “Altre definizioni non ne conosciamo”. Pisicchio spiega di aver ribadito al premier incaricato quanto già sostenuto con Sergio Mattarella al Quirinale, cioè che bisogna “ripristinare un clima di civiltà politica” e uscire da una “parossistica campagna elettorale”. Poi serve mettere mano alle ”due leggi elettorali di Camera e Senato” e anche affrontare il tema del ”conflitto di interessi”. Pisicchio invita Gentiloni ad affrontare il tema del conflitto d’interesse, proprio a colui il quale, Gentiloni, che da ministro delle Comunicazioni non volle neppure affrontare la questione, e del quale è nota la familiarità con Fedele Confalonieri.

Il calendario di Gentiloni: domattina chiude le consultazioni e in serata dovrebbe portare la lista dei ministri al Colle

Il calendario delle consultazioni avviate stasera dal presidente del Consiglio incaricato Paolo Gentiloni movimenta la roadmap ventilata in un primo momento. Il timing del perfezionamento della formazione del governo potrebbe allungarsi di qualche ora, dato che domani l’ultimo incontro, con la delegazione del Pd, è fissato per le 12,45. Il premier incaricato, infatti, ha deciso di ampliare il giro d’orizzonte anche alle forze di opposizione che sono state disponibili a confrontarsi. Al termine dell’ultimo giro di confronti, è probabile che il presidente incaricato si prenda qualche ora di riflessione ai fini di una limatura della lista dei ministri per poi recarsi al Quirinale per sciogliere la riserva e sottoporre l’elenco al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Appuntamento che, a questo punto, potrebbe tenersi nel tardo pomeriggio, se non in serata.

Il consueto totoministri

E a proposito di lista dei ministri, in queste ore, come da prassi, impazza il totoministri. Resta innanzitutto il rebus della Farnesina, ministero chiave: si fa sempre il nome di Piero Fassino ma sta prendendo quota l’ambasciatrice Elisabetta Belloni, favorita rispetto a un altro papabile come Carlo Calenda. Nelle ultime ore si farebbe pure il nome di Angelino Alfano agli Esteri, che lascerebbe il Viminale a un esponente di spicco del Pd e comincia a circolare il nome di Marco Minniti. Secondo le ultime indiscrezioni, insomma, cambiamenti in vista potrebbero esserci per la delegazione governativa di Ncd: se per Alfano si parla di conferma al Viminale o trasloco agli Esteri, a rischio potrebbe essere il posto di Beatrice Lorenzin alla Salute o quello di Enrico Costa agli Affari regionali. In bilico sarebbe Gianluca Galletti, quota Udc, all’Ambiente: al suo posto viene dato favorito Ermete Realacci. Data out in un primo momento, Maria Elena Boschi alla fine potrebbe rimanere come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con Luca Lotti, per volere di Matteo Renzi. Per le riforme e i rapporti con il Parlamento si fa il nome di Anna Finocchiaro. Sarebbero tra gli ‘intoccabili’ Pier Carlo Padoan all’Economia, Roberta Pinotti alla Difesa e Andrea Orlando alla Giustizia. Nessun problema dovrebbe esserci nemmeno per Dario Franceschini alla Cultura e Graziano Delrio alle Infrastrutture.

A rischio Marianna Madia alla Pa, Stefania Giannini all’Istruzione e Giuliano Poletti al Lavoro. Per questioni interne al Pd la responsabile scuola dei dem, Francesca Puglisi, potrebbe succedere alla Giannini, mentre al dicastero del Lavoro viene data in pole l’attuale viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova. Resta un punto interrogativo il ministro di Ala-Sc. In queste ore si è fatto sempre più forte il pressing di verdiniani e zanettiani per avere un proprio ministro, ma sono troppe le incognite. Di certo Enrico Zanetti manterrà la poltrona di viceministro all’Economia, ma i suoi spingono per una promozione. Alle Riforme, al posto della Boschi, si fa il nome di Marcello Pera favorito su Giuliano Urbani.

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