Crisi di governo. Mattarella e Renzi concordano il percorso: prima l’approvazione della legge di Bilancio poi le dimissioni. Alfano sostiene che si voterà in febbraio

Crisi di governo. Mattarella e Renzi concordano il percorso: prima l’approvazione della legge di Bilancio poi le dimissioni. Alfano sostiene che si voterà in febbraio

Mercoledì la fiducia ‘tecnica’ sulla manovra, poi le dimissioni che potranno arrivare prima della Direzione del Pd ma più probabilmente venerdì. Il Presidente della Repubblica Mattarella e il premier Renzi hanno tracciato il percorso della crisi: al momento il passo indietro del premier è congelato. In piedi resta l’ipotesi Padoan ma non si esclude affatto anche la pista di un governo istituzionale Grasso (senza politici di primo peso) o Boldrini. Ma la partita più delicata al momento si gioca nel Pd. Da ieri sera è partito un pressing affinché Renzi non abbandoni il ruolo di segretario.

Nel Pd si fanno i conti sulla scadenza. Obbligo di arrivare in autunno 2017 per il diritto alla pensione dei parlamentari

Franceschini, Delrio e Orfini i suoi principali sponsor. Ma sullo sfondo la vera incognita è quando si andrà a votare. Perché Renzi vorrebbe le urne anticipate a marzo o aprile mentre c’è perplessità sui tempi nelle altre anime del partito e c’è da considerare anche il ‘partito del non voto’ in Parlamento che aspetta la scadenza di settembre per avere vitalizi garantiti. Il nodo è proprio il tema delle elezioni. Solo in presenza del voto in estate ci sarà l’anticipo del congresso Pd, altrimenti se l’orizzonte è quello di un esecutivo più duraturo si deciderà di aspettare. I gruppi parlamentari dem sono al fianco di Renzi. “Siamo tutti con lui”, spiegano anche i non renziani. A prendere le distanze dal presidente del Consiglio è solo la minoranza dem che chiede al Pd di mettere a disposizione tutte le truppe al servizio di Mattarella per poi solo in un secondo momento affrontare le dinamiche interne al partito.

Bersaniani: differenziare il ruolo del segretario da quello del premier

I bersaniani punteranno in ogni caso sulla differenziazione tra il ruolo di segretario e di candidato premier e presenteranno Speranza ai nastri di partenza per le primarie. Alle primarie ci saranno anche il governatore della Toscana Rossi e, probabilmente, Emiliano. Franceschini in mattinata ha incontrato i suoi e ha garantito a Renzi la disponibilità totale ad appoggiarlo alle primarie e al partito. “Renzi – sottolinea un senatore vicino al ministro della Cultura uscente – è l’unica risorsa che abbiamo, non possiamo fare a meno di lui, ma deve capire che il gioco dell’uomo solo al comando è finito, deve procedere senza strappi”. In un primo momento Renzi aveva balenato l’ipotesi di un passo indietro dal Nazareno poi la decisione condivisa con i suoi di ripartire da quel 40%. “Ha dovuto digerire la sconfitta”, dicono i renziani che puntano però dritti sul voto a marzo o aprile. “Il Pd – avverte il renziano Richetti alla Gruber a Otto e mezzo – può aver paura di molte cose ma non delle elezioni”. Sulla stessa lunghezza d’onda il Movimento 5 stelle che presenterà un testo di legge per far sì che si voti con la legge della Camera anche al Senato. Forza Italia, invece, ha aperto la partita della legge proporzionale con una sponda che potrebbe arrivare proprio dai moderati, con Casini e Franceschini che nell’altro campo potrebbero raggruppare consensi per tagliar fuori i Cinque stelle. Ma tutti aspetteranno di capire come si pronuncerà la Consulta sull’Italicum.

La previsione o l’auspicio di Angelino Alfano: “punto un euro sul voto in febbraio”

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, prevede un’accelerazione verso elezioni anticipate che si potrebbero svolgere già a febbraio. “Se dovessi puntare una fiche, un euro”, ha dichiarato a Porta a Porta, “direi che noi non andiamo a votare in primavera ma in inverno, a febbraio 2017”. “Mi vado convincendo”, ha aggiunto, “che fare un governo dopo questo governo è molto difficile, sono convinto che questa legislatura volga al termine”. Per Alfano la legge elettorale non rappresenta necessariamente un problema. “Sono dell’idea che c’è il ‘consultellum’ al Senato e l”Italicum’ alla Camera”, ha ricordato, “se il presidente della Repubblica, che è la nostra bussola lo riterrà, io credo che ci siano le condizioni per andare a votare così; e se la Corte Costituzionale interverrà in tempo ci sarà un ‘consultellum’ sia al Senato che alla Camera”. Il titolare del Viminale ha confermato che è possibile che Matteo Renzi possa formalizzare le dimissioni sul piano giuridico “già nei prossimi giorni” mentre sul piano politico il governo è già “in regime dimissionario”.

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