C’è una sinistra e dice Sì, Sì, Sì. Ma Serra, Repubblica, Pisapia la ignorano. A primavera tre referendum sul lavoro e i diritti. La Cgil: proposta di legge per una “Carta dei diritti universali”, milioni di firme, banco di prova per l’unità a sinistra e una coalizione di governo

C’è una sinistra e dice Sì, Sì, Sì. Ma Serra, Repubblica, Pisapia la ignorano. A primavera tre referendum sul lavoro e i diritti. La Cgil: proposta di legge per una “Carta dei diritti universali”, milioni di firme, banco di prova per l’unità a sinistra e una coalizione di governo

Sembravano pellegrini quando in corteo si recano a rendere omaggio al Pontefice. Ci è venuta in mente questa immagine a veder sfilare, una dopo l’altra, delegazioni di illustri sconosciuti che uscivano dalle sale del Quirinale, parlamentari transfughi  da questo o quel partito, piccoli gruppi che vivranno lo spazio di un mattino. Senza offesa ovviamente per pellegrini e tantomeno per papa Francesco, rimasto uno dei pochi a parlar di politica, la polis, i cittadini, dei problemi del mondo, dei poveri, degli emarginati, gli ultimi. I corazzieri che accoglievano esponenti di nuove sigle, sconosciute al popolo italiano, rendevano ancora più mortificante la giornata di consultazioni del presidente della Repubblica. Davano il segno della  frammentazione delle nostre istituzioni democratiche, dei danni provocati dal renzismo imperante nella ricerca di maggioranze, al Senato, che non c’erano, andavano “conquistate” con ogni mezzo per sopravvivere. Il referendum non poteva che dare quel risultato, i cittadini hanno capito il senso della “riforma” della Costituzione. Hanno rivendicato un diritto fondamentale, quello della partecipazione. Ed è su questa parola che si gioca il futuro del Paese, a partire dalle elezioni. Il ruolo che stanno giocando i media non favorisce, anche in questa fase, il formarsi di una opinione pubblica. Le cronache forniscono scenari, retroscena, indiscrezioni, i virgolettati in cui si scrive quel che Renzi parlando ai suoi collaboratori avrebbe detto. Ma ciò che più deve far riflettere sul ruolo dell’informazione è  la campagna di “disinformatia” di cui si fa sempre più protagonista “La Repubblica”.  Il giornale diretto da Calabresi si è posto un unico obiettivo, in vista delle elezioni:  quello di creare “stampelle” per il Pd renziano. Dà per scontato che Renzi Matteo risorgerà dalle ceneri ed ha bisogno però di rifarsi un volto di sinistra. Ecco si avanza l’ex sindaco di Milano, Pisapia, un Sì dichiarato nel  referendum, il quale lancia un ipotetico “Campo progressista” pronto a riunire la sinistra fuori dal Pd e dar vita ad una coalizione con il Pd di marca renziana. La proposta di Pisapia, tutta in politichese trova forti critiche da parte di esponenti di Sinistra italiana, di Sel, della sinistra che esiste ancora, di movimenti, associazioni che hanno svolto un ruolo determinante per la vittoria del No, di esponenti dei Comitati per il No.

Il quotidiano di De Benedetti sempre  più schierato contro la sinistra che ha detto no al referendum

E la Repubblica torna in campo, affida l’editoriale a Michele Serra, diventato uno dei pasdaran del Sì, dimentico del suo passato di contestatore, uomo di “sinistra sinistra”. Chi meglio di lui per scrivere un editoriale dal titolo “Quella sinistra del No, No, No”. A dire il vero di simil Serra ce ne sono altri ma lui evidentemente era il più adatto. L’editoriale di Serra si riassume nelle conclusioni. Tutto il resto è fuffa. Elucubrazioni, accuse “ai  blogger trentenni, a corto di letteratura, post politici e post fattuali (sic, ndr) ma anche a solidi quadri di partito cresciuti nel materialismo dialettico (si riferisce a se stesso? ndr) sono in grado di cedere a quel grande comfort che è il complottismo: quello che non capisco è il Male, solo così riesco a spiegarmelo”. Vale la pena di passare alla conclusione: “Ancora non chiaro – scrive il Serra – se per davvero, come sembrava dal suo discorso nella notte della sconfitta, Renzi sappia perdere. Ma è almeno altrettanto dubbio che a sinistra del No, vista la sua accoglienza della ragionevole proposta di ricucitura di Pisapia, sappia vincere”.

Il valore del  referendum di primavera promosso dalla Cgil. Torna in campo il mondo del lavoro.

Ci permettiamo di far conoscere al Serra la sinistra che dice Sì, Sì, Sì. Meraviglia che un editorialista, addirittura il titolare di una rubrica come l’Amaca, non conosca i tre Sì detti ai tre quesiti referendari abrogativi proposti dalla Cgil che accompagnano e sostengono la proposta di legge di iniziativa popolare sempre proposta dalla Cgil dal titolo “Carta dei diritti universali del lavoro”. Per ognuno dei tre quesiti referendari abrogativi sono state raccolte 1,1 milioni di firme. Altrettante, anzi qualcosa di più, per la “Carta”. I quesiti referendari riguardano tre grandi problemi: la cancellazione dei voucher, 115 miloini di ticket nel 2015, un aumento vertiginoso, 36% nei primi sei mesi dell’anno; una nuova tutela dei lavoratori in caso di licenziamento illegittimo simile all’articolo 18 eliminato dal governo Renzi; una revisione della legge sugli appalti che si rende sempre più necessaria a tutela dei lavoratori e dello Stato, leggi corruzione e simili. Bene, quella che Serra chiama la sinistra del No, No, No si è già prounciata, ha detto Sì, tre volte quanti sono i quesiti referendari. Si è impegnata  a battersi in Parlamento perché venga approvata la Carta dei diritti universali del Lavoro. Ricordiamo a Serra che la raccolta delle firme è stata preceduta da una consultazione straordinaria degli iscritti Cgil: in soli due mesi si sono svolte 41.705 assemblee. Se Pisapia vuole  unire le “sinistre fuori dal Pd” e “dialogare con Renzi” parta dai quesiti referendari della Cgil, dica Sì. Ne faccia la base per riaprire un “contatto” con i Democratci, con la minoranza Pd in primo luogo che ancora non si è fatta viva. Se Serra non conosce i quesiti referendari e la Carta dei diritti può consultare il sito della Cgil. Accrescerebbe la sua cultura politica, cui qualcosa sfugge. Darebbe una informazione corretta e completa ai lettori del quotidiano anche se De Benedetti, Calabresi e Scalfari, storcessero la bocca.

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