Apre a Roma Più Libri Più Liberi, la Fiera della piccola e media editoria. Un sondaggio rivela una sorprendente tendenza a leggere di più

Apre a Roma Più Libri Più Liberi, la Fiera della piccola e media editoria. Un sondaggio rivela una sorprendente tendenza a leggere di più

Sono oltre 4500 in Italia i piccoli editori (4516 per la precisione). Ampliano il loro pubblico, si adattano alle nuove richieste, hanno saputo trasformarsi e innovare e oggi – a giudicare dai bilanci – migliorano le loro performance. I piccoli e medi editori emergono da una fotografia a cura dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) presentata a oggi a Più Libri Più Liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria in programma fino all’11 dicembre a Roma al Palazzo dei Congressi dell’Eur. I piccoli editori allargano il loro pubblico: la piccola editoria in questi anni non solo continua a rivolgersi ai lettori forti (3,5-4 milioni che leggono più di 12 libri l’anno) ma conquista progressivamente i lettori che leggono un numero inferiore di volumi (quelli che ne leggono da 7 a 11 volumi sono altri 3,6 milioni) e chi legge gli ebook. Lo conferma anche l’analisi sul pubblico, che ben rappresenta il pubblico della piccola editoria. Chi sono? Un pubblico fedele, moderno e pragmatico. Quello della piccola editoria è un pubblico con caratteristiche ben definite: fedele, pragmatico, moderno e altospendente. È molto fedele: il 41% degli intervistati è legato alla Fiera e quindi a chi ne fa parte, dai brand agli autori.

È pragmatico: non disdegna di usare abitualmente librerie online (e straniere per il 30,8% degli intervistati) e le catene rispetto alle librerie indipendenti. Ama acquistare sempre più in un luogo come la fiera (lo ammette il 29,6% degli intervistati, era il 16,9% nel 2015). Cioè in un luogo connotato da elementi «emotivi» e dove dichiara di “stare bene nell’ambiente e nell’atmosfera che si respira”. È un pubblico moderno: si informa PIÙ dal sito e dai social (ben il 29,3% degli intervistati) che da media PIÙ tradizionali come pubblicità alla radio (2,8%) e l’affissione (11,8%). Gli stessi soggetti tradizionali di informazione perdono di peso: giornali (5,8%), libraio (2,8%), bibliotecario (1,2%). È alto spendente: i fortissimi acquirenti di libri (da 12 a 30 l’anno) passano dal 51,1% degli intervistati al 64,4%. Ma c’è anche un 6,2% che è fatto da deboli e occasionali acquirenti.

Come stanno i piccoli editori? La situazione migliora, come emerge da un confronto su 199 bilanci 2015 di piccoli editori, messi a confronto con un’analisi del 2013. Quasi la metà (il 48,9%) ha resistito alle trasformazioni e sta ulteriormente migliorando, mentre nel 2013 era il 43%. Va meglio della media il 18,2% (era il 15% nel 2013) perché ha saputo intercettare sia le fasce di medi e medio-forti lettori sia le trasformazioni che sono avvenute nel pubblico della piccola editoria. Resta comunque in difficoltà il 26,6% del campione (era il 28% nel 2013), anche se in miglioramento (conseguono risultati inferiori alla crescita media: +3,0% nelle attività caratteristiche iscritte a bilancio).

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