Anis Amri, l’autore del massacro di lunedì al mercatino natalizio di Berlino, ucciso dalla polizia nella notte a Sesto San Giovanni

Anis Amri, l’autore del massacro di lunedì al mercatino natalizio di Berlino, ucciso dalla polizia nella notte a Sesto San Giovanni

La conferma dell’uccisione di Anis Amri, il tunisino accusato di essere l’autore della strage di lunedì scorso al mercatino di Natale a Berlino, quando un Tir si schiantò sulla folla, uccidendo 12 persone, tra le quali la giovane 31 italiana Fabrizia Di Lorenzo, e ferendone 48, è pervenuta nella mattina di venerdì dallo stesso ministro dell’Interno, Marco Minniti, nel corso di una conferenza stampa. Secondo Minniti, i rilievi relativi alle impronte digitali e alle misure facciali confermano che l’uomo fermato a Sesto San Giovanni verso le 3 della notte di venerdì, che ha estratto una pistola calibro 22 e ha fatto fuoco contro gli agenti di una pattuglia di polizia, ferendone uno alla spalla, forniscono la conferma ufficiale che si tratti proprio di Anis Amri, ricercato per la strage di Berlino. Poco dopo, è stato lo stesso premier Paolo Gentiloni a recarsi in sala stampa a Palazzo Chigi per comunicare che il killer di Berlino era stato ucciso a Sesto San Giovanni, nella notte. Gentiloni ha poi affermato di aver parlato con la cancelliera Angela Merkel per avviare la fase di collaborazione con le autorità giudiarie e politiche dei due Paesi.

Secondo i dettagli forniti dal questore di Milano, l’operazione di questa notte non era “stata pianificata”, ma è il frutto di una “intensificazione dei controlli”. Tutto è iniziato alle 3.08 della notte, davanti alla stazione ferroviaria di Sesto San Giovanni, cittadina alle porte di Milano dove risiedono molti immigrati, e sede di tante multinazioni, dalla GDF Suez alla Campari, all’Alstom. Anis Amri era a piedi quando è stato fermato per un controllo dei documenti dai due poliziotti Luca Scatà e Cristian Movio. Amri ha dichiarato di non possedere passaporto, prima che gli fosse chiesto di aprire la borsa e le tasche. A quel punto, ha estratto la pistola calibro 22 e ha ferito leggermente Cristian Movio alla spalla, che ha risposto al fuoco contro Amri, il quale si è poi nascosto dietro un’auto, gridando contro i due agenti, ma non “Allah Akbar”, come si è detto e scritto nei primi lanci di agenzia. Il secondo agente, Scatà, ha sparato due volte contro Amri, che è morto pochi minuti dopo. Nelle sue tasche sono state ritrovate alcune centinaia di euro e una scheda telefonica, importantissima per indagare se avesse dovuto incontrare i suoi complici in quella zona. L’agente Cristian Movio è stato poi trasportato in ospedale, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico.

L’agenzia di stampa dell’Isis conferma che Anis Amri è morto e che era l’autore del massacro di Berlino

In un comunicato diffuso dalla sua agenzia di stampa Amaq, il gruppo jihadista dello Stato islamico ha confermato che l’uomo ucciso venerdì notte a Sesto San Giovanni era lo stesso uomo che lunedì aveva preso un Tir polacco, ucciso il conducente, e causato la carneficina al mercatino natalizio di Berlino. Terrificanti le parole del comunicato, che non lasciano sperare nulla di buono: “l’aggressore di Berlino ha tentato un nuovo attacco contro una pattuglia della polizia di Milano ed è stato ucciso in un conflitto a fuoco”. Alcuni analisti considerano questa frase una sorta di chiamata alle cellule dormienti jihadiste per eventuali iniziative criminali di ritorsione in Italia.

Chi era Anis Amri

Il tunisino Amri, che aveva trascorso più di quattro anni nelle carceri italiane per aver incendiato un centro di accoglienza a Lampedusa, aveva attraversato Germania e Francia prima di raggiungere l’Italia, e Milano, nella notte. Lo confermano i biglietti ferroviari ritrovati nelle sue tasche. Sembra che abbia fatto uso di almeno sette diverse identità e di tre nazionalità durante la sua permanenza in Europa e la sua fuga da Berlino. Dai registri delle prigioni siciliane dove era rinchiuso si apprende ora che non solo Amri si stava radicalizzando al jihad, ma che aveva massacrato compagni di cella e istigava alla insurrezione. E in base a ciò, le stesse autorità tedesche avevano considerato Amri, giunto in Germania lo scorso anno, un individuo pericoloso e una potenziale minaccia, al punto che hanno cercato di rispedirlo in Tunisia, dopo che la sua richiesta di asilo politico era stata respinta, per mancanza di un documento d’identità valido. Fonti tedesche di stampa, inoltre, scrivono che la stessa cancelliera Merkel parlerà oggi stesso con il presidente tunisino su Amri. Da qui la cautela delle autorità tedesche manifestata nel corso di una conferenza stampa.

Arrivato in Italia nel 2011, Anis Amri si è dato ad atti di delinquenza comune, dopo essere stato condannato in Tunisia due volte. Nel 2015, dopo essere uscito dalle carceri italiani, si ritrova in Germania, dove entra in contatto con l’ambiente islamista del Land della Renania-Nord Westfalia. Secondo la Suddeutsche Zeitung, ha incontrato Abu Walaaa, in carcere, nel mese di novembre. Walaa è considerato come uno dei capi del movimento salafita in Germania.

Le terrificanti parole di Amri nel filmato che precede l’attentato di Berlino

La stampa tedesca online ha postato un video, realizzato qualche ora prima dell’attentato di Berlino, diffuso dall’agenzia Amaq, quella dell’Isis, e ripreso dalla Reuters, in cui Amri rende nota la sua fede nel leader dello Stato islamico Abu Bakr al-Baghdadi e chiede ai sostenitori dell’Isis di vendicare i bombardamenti dei “crociati sui musulmani”. Nel filmato, Amri dice: “il mio messaggio ai crociati che bombardano ogni giorno i musulmani… il loro sangue non verrà sparso invano. Siamo una nazione dietro di loro e li vendicheremo. Richiamo i fratelli musulmani ovunque nel mondo… quelli che vivono in Europa uccidano i maiali crociati, ogni persona che ricada nelle proprie possibilità”. Ne diamo notizia solo per dovere di cronaca, ma riteniamo queste parole frutto di inciviltà e barbarie, violenza e disumanità, del tutto contrarie a ciò che invece anche il Corano prescrive.

La conferenza stampa di Angela Merkel

Alle 15 del pomeriggio di venerdì, assunti tutti i dati, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha tenuto una conferenza stampa, brevissima. Ha comunicato le condoglianze del governo alle famiglie delle vittime uccise nel massacro di lunedì a Berlino, alle famiglie “per le quali questo Natale sarà un Natale di profondo dolore”. La morte di Amri non mette fine all’inchiesta, ha ribadito Merkel. Si cercherà di trovare chiunque lo abbia aiutato a coprire i suoi atti. Merkel ha affermato di aver chiesto una investigazione “su ogni aspetto che riguarda Amri”, poiché il caso ha “sollevato molti interrogativi”. E se vi fosse la necessità di procedere a cambiamenti legislativi o nella politica, saranno “fatti molto melermente”, ha detto Merkel, aggiungendo di aver parlato col presidente tunisino col quale ha concordato procedure più rapide di espulsione dal territorio tedesco di immigrati senza alcun diritto di starci. “C’è bisogno di rispedirne tanti”, ha detto Merkel. E infine: “possiamo ritenerci sollevati dal fatto che è stato posto fine a una minaccia, ma la minaccia che deriva dal terrorismo – che è una minaccia generale – continua”, ha concluso la cancelliera tedesca.

Le falle del sistema della sicurezza tedesca messe a nudo

I tedeschi hanno manifestato cautela e hanno fornito poche informazioni a Berlino, nel corso di una conferenza stampa tenuta dalla portavoce del governo Merkel, Ulrike Demmer. “Le cose sono in corso”, ha affermato la portavoce, alla quale è stato chiesto se le autorità tedesche potessero confermare la morte di Anis Amri, dopo l’annuncio del ministro Minniti. La cautela manifestata dalla portavoce si spiega col fatto che la conferenza stampa non era stata convocata ad hoc su Amri, ma aveva tutt’altro all’ordine del giorno, trattandosi dell’abituale incontro settimanale con la stampa con la portavoce del governo. Il caso, poi, ha voluto che giungesse notizia dell’uccisione del principale sospettato dell’attentato di Berlino. Una più puntuale posizione delle autorità tedesche giungerà con la conferenza stampa del procuratore generale di Berlino. A sua volta, tuttavia, il portavoce del ministero dell’Interno tedesco, Tobias Platte, ha parlato con i giornalisti, i quali gli hanno chiesto conto di eventuali falle nella sicurezza, che hanno permesso ad Anis Amri di lasciare la Germania dopo il massacro. Platte ha risposto che “l’inchiesta è ancora in corso, ed è certo che studieremo ogni punto dal quale è passato, proprio per rilevare tutte le mancanze. Ma parlare ora delle conseguenze, è davvero troppo presto”.

Daniele Tissone, Silp Cgil: “lavorare per maggior coordinamento tra le forze di polizia europee”

“I nostri apparati di sicurezza e di intelligence funzionano, siamo orgogliosi dei nostri poliziotti che, legittimamente e rispondendo al fuoco, hanno fermato e ucciso l’attentatore di Berlino. Come ha detto il ministro Minniti, tutto è avvenuto in sicurezza e a rischiare sono stati, purtroppo, soltanto gli agenti. Auguriamo pertanto una pronta guarigione al collega rimasto ferito”. Lo afferma Daniele Tissone, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil. “Piuttosto – dice Tissone – c’è da interrogarsi su come sia stato possibile ad Anis Amri di arrivare in Italia attraverso altri Paesi europei. Questa vicenda insegna che dobbiamo lavorare con sempre più forza e concretamente nella direzione di un maggior coordinamento delle forze di polizia europee e di una sinergia più stretta tra i vari apparati di intelligence”.

Marine Le Pen dà il via all’offensiva delle destre xenofobe europee

Sul piano delle reazioni politiche internazionali, la prima ad avventarsi sul caso è stata, non a caso, Marine Le Pen, prossima candidata del Front National alle presidenziali francesi. Marine Le Pen ha immediatamente criticato i confini aperti in Europa in base agli accordi di Schengen. Secondo lei, il viaggio di Amri attraverso l’Europa “è il sintomo del totale disastro della sicurezza rappresentato dall’area Schengen. Senza confini nazionali permanenti”, ha scritto la Le Pen in un comunicato, “la Francia e i suoi vicini si riducono ad apprendere che un jihadista armato e pericoloso vagava sul suolo europeo, solo dopo l’evento”. Insomma, la destra xenofoba francese, ma si suppone che La Pen sarà seguita da un’ondata di dichiarazioni analoghe in tutta Europa, a cominciare dal nostro Salvini, “s’impegna a uscire da Schengen e dal mito della libertà totale di movimento in Europa”. Ecco s’avanza la nuova-vecchia Europa dell’intolleranza e della chiusura.

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