Almaviva. Una vertenza complicata: il governo è venuto meno al suo ruolo di arbitro, dice Riccardo Saccone, SLC Cgil di Roma e Lazio. Referendum tra i lavoratori sull’intesa il 27 dicembre

Almaviva. Una vertenza complicata: il governo è venuto meno al suo ruolo di arbitro, dice Riccardo Saccone, SLC Cgil di Roma e Lazio. Referendum tra i lavoratori sull’intesa il 27 dicembre

L’accordo sottoscritto con Almaviva “è una condivisione di percorso”. Poche ore dopo l’intesa, la Slc Cgil era intervenuta con una nota della segreteria nazionale. Il sindacato spiegava lo scenario: “In presenza di accordo, da definire entro marzo, viene garantito il ritiro dei licenziamenti; in assenza di accordo, viceversa, la conferma dei licenziamenti, riproponendo, al 31 marzo 2017, la stessa condizione del 21 dicembre 2016 con tutte le difficoltà e le incognite del caso”. Nel particolare, la condizione posta dall’azienda per posticipare al 31 marzo i licenziamenti collettivi previsti il 21 dicembre, “derivanti dal mancato accordo al termine della procedura in essere (in questo raccogliendo un pressante invito da parte dello stesso Ministro e, per quanto ci è dato sapere, anche dal presidente del Consiglio) è stata il vincolo al confronto sui tre temi da tempo posti dall’azienda: applicazione della nuova normativa di legge sui controlli a distanza (art. 4 legge 300); il recupero di produttività ed efficienza; la riduzione del costo del lavoro”. Ciò che è stato condiviso dalle parti è quindi un percorso, non il suo esito.

Il sindacato di categoria prosegue: “Abbiamo posto alla delegazione delle Rsu l’opportunità di accettare quel percorso, per quanto complicato, pur di guadagnare ancora un po’ di tempo e verificare in questi tre mesi le condizioni per arrivare ad un accordo che potesse scongiurare definitivamente il licenziamento collettivo”. Ogni intesa verrà comunque sottoposta al vaglio dei lavoratori, aggiunge, e “l’eventualità di una conclusione positiva non era (e non è) per niente scontata”. Da parte sua, il ministero si attiverà per definire regole di mercato (alcune già introdotte nella legge di Stabilità) che consentano al settore dei call center di non essere costantemente sottoposto al criterio del massimo ribasso nelle gare di appalto, “assunto che la principale responsabilità di quanto sta avvenendo nel settore va posto principalmente in capo ai committenti”. “E’ altrettanto evidente – sempre per la Slc – che quando sindacato e lavoratori vengono messi di fronte a licenziamenti collettivi, gli accordi per evitarli sono sempre più difficili, per la semplice ragione che il sindacato è più debole quando i lavoratori hanno davanti a sé la prospettiva della perdita del loro posto di lavoro. Questo non riguarda solo Almaviva: riguarda le centinaia e centinaia di aziende, piccole e grandi, che in questi anni sono state attraversate da una crisi profondissima, nelle quali, pur di salvare l’occupazione, siamo stati costretti ad accordi difensivi; e non sempre, malgrado questo, siamo riusciti ad evitarne la chiusura con la conseguente perdita di occupazione”.

La situazione che si è creata in questa vertenza, dunque, è “stata la manifesta lacerazione che ha attraversato tutta la delegazione delle Rsu; lo ripetiamo: tutta la delegazione, sia quella di Napoli che ha deciso per il Sì; sia quella di Roma che ha deciso per il No. Entrambe le posizioni meritano il più assoluto rispetto perché abbiamo letto nei volti di delegate e delegati la sofferenza per il peso della decisione da prendere”, chiarisce la nota. Ora spetta alle Rsu la titolarità dell’accordo e ciò ha prodotto l’accettazione del percorso per Napoli e l’avvio della possibilità dei licenziamenti per il sito di Roma. “E’ chiaro – conclude il sindacato – che se venisse da Roma una valutazione diversa sulle decisioni assunte, faremo di tutto per provare a riannodare i fili di un dialogo sia col ministero che con l’azienda, sapendo, da un lato, che questo sarebbe oggi molto più difficile di ieri, ma sapendo anche che il peso di 1600 licenziamenti è tale da non poter lasciare nessuno nell’indifferenza”.

“È una cosa molto brutta e grave, il governo è venuto meno al suo ruolo di arbitro”. A dirlo è Riccardo Saccone, segretario generale Slc Cgil di Roma e del Lazio, in una dichiarazione rilasciata all’agenzia Ansa: “Le Rsu si sono rifiutate di firmare perché il testo proposto parla di impegno a fare qualcosa, ma anche di cominciare a licenziare. Bisognava dare a quelle persone almeno il tempo di parlare con i lavoratori”. Tornando all’accordo che riguarda Napoli, i sindacati hanno chiesto al ministero dello Sviluppo economico una “costante e fattiva presenza” a garanzia dell’efficacia e della credibilità della proposta di mediazione. Ma soprattutto, hanno aggiunto, affinché “non prosegua il trasferimento di attività di Almaviva dai siti italiani a quelli esteri, anche se comunitari, in quanto un simile comportamento falserebbe e minerebbe la credibilità stessa del negoziato”.

Lavoratori in assemblea. Il 27 dicembre il referendum

“A seguito dell’accordo che chiude la procedura di licenziamento con una soluzione diversa per la sede di Napoli e quella di Roma, la Cgil di Roma e del Lazio ha ospitato oggi, in un clima di disperazione, rabbia e sconforto, le assemblee dei lavoratori di Almaviva, messi nella condizione di dover scegliere se essere licenziati o subire ulteriori riduzioni di salario e diritti”. Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio e la Slc Cgil di Roma e del Lazio. “I lavoratori – continua la nota – hanno unanimemente apprezzato il comportamento delle loro Rsu che prima di prendere qualsiasi decisione hanno preteso di farli esprimere, consapevoli del dramma sociale che si stava consumando. L’altissima partecipazione mostra per l’ennesima volta come sia forte da parte dei dipendenti la volontà di contribuire ad assumere le decisioni che li riguardano. Quel che è certo è che così non si può andare avanti. Si tratta di uomini e donne che hanno accettato di lavorare in un call center perché il paese non ha offerto loro null’altro e che oggi, a quasi 50 anni, con famiglie a carico e il mutuo da pagare, si vedono togliere anche questo. Governo e politica ne prendano atto. I lavoratori, le Rsu e le strutture regionali di Slc e Cgil hanno convenuto di procedere a una votazione referendaria il 27 dicembre dalle ore 10 alle ore 17 presso la sede della Cgil, il cui risultato
impegnerà tutti nella ricerca di una soluzione che scongiuri i licenziamenti. E’ il momento della responsabilità. Tutti sono chiamati a lavorare per restituire serenità e speranza a un’intera generazione. Non è in ballo solo il futuro di Almaviva. Da come si concluderà questa vertenza dipenderà la sorte di tutte le aziende dei call center italiani e con le aziende degli oltre 80mila lavoratori che vi operano”.

Fassina, Sinistra Italiana: “Governo passivo, faccia decreto per introdurre vincolo territorialità del servizio”

“Il Governo ha imposto l’ennesimo ricatto ai lavoratori e lavoratrici di Almaviva. Durante i tanti mesi di trattativa sarebbe stato necessario cambiare radicalmente la normativa sui call center, introducendo il vincolo della territorialità del servizio, anche in infrazione di una insostenibile disciplina dell’Unione europea. Si sarebbero dovute eliminare le gare al massimo ribasso e l’aggiramento delle clausole sociali”, afferma Stefano Fassina di Sinistra Italiana. “Invece al Mise  – prosegue l’esponente della sinistra – si limitano a fare da notai alla svalutazione e alla distruzione del lavoro, conseguenza di un mercato unico europeo e mercati extra-Ue senza standard sociali minimali”.

“Con la stessa velocità con la quale approva un decreto per 20 miliardi per il risparmio – conclude Fassina – il governo dovrebbe approvare un decreto per sospendere la normativa europea sui call center e introdurre il vincolo della territorialità dei servizi”.

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