Roma. Berdini, l’assessore urbanista, nella fossa dei leoni dei costruttori romani, propone “un Patto tra Roma Capitale e Acer”, ma l’assenza della Raggi è pesante

Roma. Berdini, l’assessore urbanista, nella fossa dei leoni dei costruttori romani, propone “un Patto tra Roma Capitale e Acer”, ma l’assenza della Raggi è pesante
Si è tenuta lontana la sindaca Raggi dalla tradizionale Assemblea annuale dei costruttori romani ed ha scelto l’assessore all’Urbanistica Berdini in sua rappresentanza, l’unico probabilmente in grado di reggere l’urto di una delle associazioni di categoria che da sempre, nella capitale, cercano di dettare le regole urbanistiche ed in molti casi ci riescono. Il presidente dell’Acer, Edoardo Bianchi, non ha mancato di bollare l’assenza della sindaca, ma ha avuto la presenza di un illustre urbanista, che forse più della sindaca poteva analizzare e replicare alle proposte ed alle contestazioni dei costruttori, conoscendoli nel profondo. Berdini, nel suo intervento ha glissato sull’assenza della sindaca, limitandosi a girare un saluto di circostanza: “Vi porto i saluti della sindaca che ha la stessa sensibilità che ho io per questa forza produttiva che può essere veramente il punto di svolta per una città che è ferma. Vale la pena stemperare, vi proporrò un patto di lavoro assieme. Io ho grandi amicizie nel mondo dei costruttori e passo per mastino che deve mangiare il polpaccio ma ho rapporti di lunga data. Noi – ha aggiunto – partiamo con un grande ritardo rispetto a come le grandi città stanno guardando al futuro. La distanza che ci separa dalle grandi capitali è enorme. Visto che ormai sono abituato a ragionare sulle risorse di governo, fatemi dire qualcosa su questo.
L’assessore Berdini, Milano, le Olimpiadi e le risorse sfumate
 
Milano ora va abbastanza di moda come esempio, ma ha avuto 1,5 miliardi di contributi pubblici per costruire l’Expo, poi con il patto per Milano il governo ha dato un altro miliardo e mezzo. Se io avessi 3 miliardi, più o meno quanti erano in programma per le Olimpiadi, questa città cambierebbe molto”. Fin qui tutto bene, pienamente condivisibile, ma l’assessore deve anche mettere nel conto che non ha nessuno dei due eventi (Expo ed Olimpiadi ndr), dunque tutto, a nostro avviso andrebbe rapportato, non ai grandi eventi ed alle grandi infrastrutture (resta parzialmente in piedi solo lo stadio della Roma ndr) ma al ruolo stesso di Roma Capitale.
 
Un sasso nello stagno dell’immobilità: “Stiamo per rendere pubblico il Patto per Roma”
 
Berdini, sul punto, cerca di lanciare un sasso nello stagno: “Negli ultimi anni non ho dubbi sul fatto che sia mancata una visione pubblica di Roma. Stiamo per rendere pubblico il patto per Roma e lo faremo dopo questo nefasto referendum”. Ed ecco il punto, finalmente, quello che aveva mosso Argan prima e Petroselli poi, per essere raccolto parzialmente dalla prima sindacatura di Francesco Rutelli: “Dobbiamo trovare – ha detto Berdini ai costruttori – il grande pensiero che muoverà Roma un po’ come venne fatto a Torino quando la capitale venne spostata. Chiederemo al governo il permesso di poter fare delle infrastrutture su ferro molto leggere che permettano alla città di uscire da questo diluvio di automobili. Già questa potrebbe essere la svolta, un sistema di trasporto pubblico intelligente che dia respiro alla città”.
 
Ma i costruttori romani mettono sul ‘patibolo’ la Raggi: “A sei mesi dell’insediamento non siamo riusciti a percepire la Roma Futura”
 
Fin qui l’assessore all’Urbanistica, uomo di peso e sostanza dell’Amministrazione di Roma Capitale, ma prima di lui aveva detto la sua il leader dei costruttori romani, Edoardo Bianchi, che alla Raggi ed alla sua Giunta, non ha fatto alcun tipo di sconto: “Purtroppo, a circa sei mesi dall’insediamento della nuova Amministrazione capitolina, non siamo riusciti a percepire con chiarezza in che cosa consista la ‘visione’ immaginata per la Roma futura. Ci attendiamo un disegno articolato, la pianificazione dello sviluppo e l’avvio di politiche di investimenti e di trasformazione, affinché la città cresca e competa per offrire le migliori opportunità di lavoro e la più alta qualità della vita. Se così non fosse il sogno di Roma, della Capitale, di diventare simbolo di modernità, efficienza e vitalità sprofonderebbe presto dentro le voragini che giornalmente si aprono sulle sue strade. Sarebbe il sogno infranto di milioni di suoi abitanti. A quel punto sfiducia e malcontento incrinerebbero fortemente il patto fiduciario che lega tanti cittadini all’Amministrazione”.
 
Obiettivi puntati su torri dell’Eur, riqualificazione del complesso Guido Reni ed ex Fiera di Roma
 
Poi Bianchi entra nel dettaglio di alcune opere che avrebbero dovuto cambiare la città: “Ci ha sbalordito la vicenda delle torri dell’Eur, puntuale progetto di riqualificazione autorizzato e poi annullato. E che fine ha fatto il progetto di riqualificazione di Guido Reni? E’ stato approvato dall’Assemblea Capitolina con delibera di indirizzo dell’agosto del 2014 e poi forse abbandonato in un cassetto di qualche ufficio comunale. E’ forse arrivato il momento di assumere decisioni anche sulla riqualificazione dell’area ex Fiera di Roma. Se ne parla da oltre dieci anni”. “Detto in altre parole – ha aggiunto – il nostro è un appello a fare tesoro degli errori del passato per mettere a punto finalmente meccanismi efficienti e concreti e replicabili su vasta scala”.
 
Bianchi: “Dalle urne uscito un messaggio di rivoluzione per la città. Purtroppo alcuni recenti fatti hanno destato forti perplessità”
 
Poi una riflessione sull’attuale amministrazione e su alcune scelte che hanno visto coinvolti proprio i costruttori: “Il messaggio uscito dalle urne è stato chiaro: progettare la ‘rivoluzione’ della città, affinché essa diventi moderna, inclusiva, efficiente, accogliente e attrattiva. Purtroppo, alcuni recenti fatti hanno destato forti perplessità in molti. Ha preoccupato, per esempio, la decisione di non candidare Roma alle Olimpiadi del 2024. Sarebbe stata un’importante occasione di sviluppo, da gestire con risorse altrui ma coerentemente con le necessità della città, da governare con la forza e la consapevolezza di chi dispone degli anticorpi necessari contro il malaffare e degli strumenti di garanzia opportuni. Negli ultimi giorni si sono susseguite indiscrezioni e notizie sul piano degli investimenti 2017-2019. Non abbiamo ancora certezze sulle risorse reali, né sulle fonti di finanziamento. Quel che, invece, appare evidente, è che, al di là degli investimenti per mobilità e trasporti, le risorse messe in campo, sommando anche quelle risalenti ad esercizi precedenti, sono inadeguate alle reali necessità della città. I bisogni di Roma sono tanto reali ed evidenti che tutti noi assistiamo da tempo all’avvilente spettacolo di chilometri e chilometri di rete arancione collocata quale unico rimedio alle numerose ferite della città. Forse – ha incalzato – non ci si rende conto che il malato è grave e che un semplice placebo non basta. Una cosa, in definitiva, è certa: sia sull’ammontare di risorse pubbliche da destinare per far crescere l’economia, sia il metodo di utilizzo delle stesse risorse, Roma ha bisogno di ben altro rispetto al consueto tran tran. Tuttavia, operando a Roma da decenni, siamo consapevoli che alcuni dei problemi che hanno condizionato negativamente questa città sono ben più antichi di questa Amministrazione. La nostra città, per non restare ai margini di tale confronto, ha necessità assoluta di dotarsi di una propria visione, di immaginare quale sarà il proprio ruolo nel medio e lungo termine. E’ un passaggio ineludibile per mettere in atto, progressivamente, politiche attuative funzionali a quella visione. Qualunque sia il progetto strategico di Roma, bisogna lavorare con forza sulle urgenze, avviando al superamento i tanti problemi che da anni ritardano la città, a partire dal crescente e inaccettabile degrado, che un tempo si definiva decoro urbano, dalla intollerabile carenza di servizi e dalla inefficienza dell’apparato amministrativo”.
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