Referendum. L’Agcom condanna Rainews24 e Skytg24 a riequilibrare a favore del No. Boschi alla Vita in diretta: uno scandalo, e non solo per la par condicio

Referendum. L’Agcom condanna Rainews24 e Skytg24 a riequilibrare a favore del No. Boschi alla Vita in diretta: uno scandalo, e non solo per la par condicio

Ci mancava la partecipazione della ministra Boschi alla Vita in diretta in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, a pochi giorni dalla celebrazione del referendum, per rafforzare l’immagine di una Rai ormai la cui autonomia editoriale è oggetto di pressioni indebite e di pericolose forme di occupazione da parte del governo. Alla vita in diretta la ministra Boschi non solo ha fatto il consueto show propagandistico su quanto sia efficace il suo governo che concede 31 milioni di euro ai centri antiviolenza (senza aggiungere, però, che prima proprio il suo governo quei fondi li aveva negati costringendone tanti allo spettro della chiusura) ma ha letteralmente strumentalizzato Lucia Annibali, l’avvocatessa di Pesaro il cui viso venne devastato dal suo ex compagno. Cosa resta agli artefici della pessima riforma costituzionale? Una straordinaria partecipazione allo Zecchino d’oro, fatto resuscitare magari proprio per ospitare premier e ministri. Francamente, non se ne può più. La vicenda accade proprio mentre l’Autorità per le garanzie nella comunicazione condanna Rainews24 e Skytg24 a riequilibrare tempi e presenze “a favore delle ragioni del No nei notiziari”. Ed ecco i dati impressionanti dello sbilanciamento a favore del Sì rilanciati dal presidente della Commissione di vigilanza Rai, Roberto Fico: “nei tg Rai il Sì ha goduto di 1 ora e 8 minuti in più rispetto al No (54,6% contro 42,7%). Ma questo non è nulla rispetto alla presenza del premier e del Governo: 47% del tempo di parola al Tg1, 36% al Tg2, 44% su Rainews. Tempo di notizia? 42% Tg1, 45% Tg2, 46% Rainews. Il grosso è tempo del premier, ovviamente”.

La reazione del Comitato per il No affidata a Vincenzo Vita: “la morte in diretta della par condicio”

Il Comitato per il No ha immediatamente reagito. In una nota, Vincenzo Vita scrive: “È bene che l’Agcom oltre alla pagliuzza si occupi anche della trave. È certamente positivo che finalmente vi siano richiami a testate che come Sky e Rainews stanno brillando per ‘impar condicio’. Tuttavia – aggiunge Vita – è urgentissimo un intervento sul vero e proprio scandalo accaduto poche ore fa. Si tratta della improvvida presenza della ministra Boschi a La vita in diretta che, pur riguardante un tema di grandissima importanza, rappresenta una clamorosa violazione di leggi e regolamenti in materia. È urgentissimo – conclude Vita – un intervento di riequilibrio da parte dell’Agcom per non assistere alla morte in diretta della par condicio”.

Ma cos’ha detto la ministra Boschi alla Vita in diretta? Con molto cinismo ha trasformato un enorme problema sociale in una mancia ai centri antiviolenza

Ed ecco come la ministra Boschi ha partecipato alla Vita in diretta, manifestando un cinismo e una faccia di bronzo, che davvero ricordano certi ministri della prima Repubblica. Perché? Perché fino a quando non veniva indetto il referendum, della questione violenza sulle donne, la ministra Boschi, responsabile anche delle questioni relative alla parità di genere, non se n’era mai occupata, come testimoniano le tantissime prese di posizione delle responsabili dei centri antiviolenza, che hanno spesso lanciato l’allarme sulla chiusura per scarsità di fondi. Ed ora, ecco la Boschi indossare l’elmetto della “santa protettrice delle donne” (come da eccezionale sketch di Maurizio Crozza). E mentre, a novembre si aggiorna il dato relativo ai femminicidi, sempre più elevato, mentre si legge dell’ultimo stupro, magari compiuto all’aperto dal solito branco, ecco come la Boschi cede al meccanismo propagandistico: “Finché ci sarà soltanto una donna vittima di qualunque forma di violenza ogni dato è impressionante. Abbiamo cercato di mettere in campo un progetto nazionale in cui lo Stato lavora insieme a enti locali e associazioni per sostenere le vittime di violenza e loro figli”. Ma allora perché il suo governo aveva tagliato i fondi? Ma certo, mentre le donne muoiono oggi e vengono stuprate oggi, lei, la ministra promette: “Oggi abbiamo stanziato 31 milioni di euro per i centri antiviolenza e le case-rifugio e domani sigleremo un nuovo accordo con carabinieri e polizia per riconoscere i primi segnali prima che diventi troppo tardi”. Ma finora, signora ministra, cosa diavolo ha fatto per la sicurezza delle donne? E poi, lo stanziamento è nella legge di Bilancio, vuole dire alle donne, e agli uomini, di questo Paese qualcosa sui tempi di attivazione? Tutto ciò dimostra ampiamente il carattere di propaganda della presenza della Boschi alla Vita in diretta, al di là perfino dell’applicazione concreta della norma sulla par condicio.

Il colpo di genio della Boschi: educhiamo nelle materne alla parità di genere. Ma non sa che in grandissima parte la violenza avviene in famiglia?

E infine, a proposito dei tempi, ecco come e con quale bronzea faccia ha risolto la questione della violenza sulle donne: “A scuola, sin dalla materna, deve partire l’educazione, l’idea che non c’è una sopraffazione ma siamo tutti uguali. E questa è una sfida che non riguarda solo le donne ma donne e uomini insieme ed è una sfida che possiamo vincere”. Abbiamo così appreso oggi dell’esistenza di una pedagogia “boschiana” sulla parità di genere. Ci permetta, signora ministra, di darle un consiglio: si informi, studi meglio la psicologia della violenza maschile e la sua formazione sociale, parli con le tantissime donne impegnate nei centri antiviolenza. E magari, se avesse l’umiltà di farlo, qualcosa di molto importante potrebbe apprendere, a beneficio non solo del suo ruolo (spesso fantasma) di ministro delle pari opportunità, ma anche delle mille e mille e mille donne che nel momento in cui lei si esibiva in televisione provavano l’umiliante condizione della violenza maschile, molto spesso esercitata proprio nelle famiglie. Un’ultima domanda: come se la caverebbe lei dinanzi ad un bambino della materna che vive nel gelo della violenza domestica? Come farebbe a ricostruirne la fiducia nell’uguaglianza? Speriamo che dopo il 4 dicembre, la ministra affronti davvero e seriamente la questione, senza ricorrere ogni volta al ricatto economicista.

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