Pace, Grandi e Anna Falcone scrivono un appello a Mattarella, qui riportato integralmente. “Il No non incide sulla governabilità né sui poteri del Parlamento”

Pace, Grandi e Anna Falcone scrivono un appello a Mattarella, qui riportato integralmente. “Il No non incide sulla governabilità né sui poteri del Parlamento”

Negli ultimi giorni si accavallano le notizie allarmistiche, relative ai possibili effetti della vittoria del No, nel referendum del 4 dicembre prossimo. Addirittura sarebbero a rischio le banche e la solidità dell’intero sistema. Abbiamo più volte segnalato l’anomalia di una campagna referendaria di riscrittura della Costituzione condotta dal governo in carica. La sovrapposizione dei ruoli – governo del Paese e modifica dei suoi equilibri istituzionali – è profondamente lesiva del principio democratico. Ora, tuttavia, si può ravvisare un ulteriore grave problema. Il Governo non ha mai smentito – ed anzi alimenta ancora – le voci che ritengono pericolosa,  sul piano economico, la prevalenza del No.

In termini razionali è evidente che si tratta di una mera forma di pressione psicologica sugli elettori, per ottenere il voto positivo sulla riforma. Infatti, la vittoria del No lascerebbe del tutto inalterato l’attuale quadro istituzionale e, dunque, non potrebbe in alcun modo generare uno scossone finanziario. In particolare, non si vede il nesso tra la decisione di comporre il Senato della Repubblica con consiglieri Regionali e Sindaci e l’andamento della vita economica italiana.

Si può aggiungere che il Governo in carica gode di una solida maggioranza tanto alla Camera che al Senato, tale da far rapidamente approvare dal Parlamento, e senza particolari intoppi, i provvedimenti di natura economica che sono nel suo programma, così come ha fatto per le numerose riforme al suo attivo. Sotto quest’ultimo profilo si può osservare come l’Italia sia, ancora, una Repubblica parlamentare, ed è solo il Parlamento che può decidere quando un Governo non gode più della fiducia delle Camere. Il referendum non incide su questa maggioranza, dunque non vi è alcun concreto rischio di ingovernabilità, a meno che la maggioranza stessa non deliberi di voler portare il Paese verso questa direzione.  Peraltro, la gestione della fase post referendum e’ affidata alla sua suprema magistratura.

Purtroppo, il mondo finanziario non si muove solo in ragione di elementi concreti, ma anche della percezione diffusa. Il Governo Italiano ha alimentato, nel mondo economico, la convinzione per cui, in caso di vittoria del No, vi sarebbero effetti deleteri sulla politica italiana, tali addirittura da generare una crisi finanziaria.

Una scelta spregiudicata sotto due profili.

In primo luogo, quando si discute di regole costituzionali, il cittadino non può essere coartato, nella sua libera scelta di voto, da considerazioni contingenti. Dovrebbe poter scegliere liberamente, e senza indebite pressioni, interne o esterne, in quale sistema costituzionale vivere.  Del resto abbiamo apprezzato il suo richiamo al diritto dei cittadini italiani di decidere liberamente sulle loro scelte.

Il ruolo del Governo, deve essere proprio quello garantire questa piena libertà di scelta, agendo  in modo da rassicurare l’elettore, per far sì che voti in piena coscienza e libertà (e che non sia condizionato dalla paura).

Sotto altro profilo il Governo ha il dovere di garantire che, comunque vada il voto, non ci saranno scossoni per il nostro Paese.  Il Governo è –anche e soprattutto- un soggetto istituzionale, ovvero il vertice della pubblica amministrazione, ed in tale veste deve essere imparziale, come impone la Costituzione vigente. Il Presidente del Consiglio, nel suo ruolo istituzionale, già da tempo avrebbe dovuto rassicurare l’Europa e gli altri Paesi sulle conseguenze del referendum, ribadendo che comunque voti il Paese, il Governo farà il suo dovere, manterrà gli impegni presi, sia sul piano interno che internazionale. Già da tempo, avrebbe dovuto effettuare una comunicazione di segno completamente opposto rispetto a quella adottata: la bocciatura referendaria della modifica costituzionale non è affatto idonea a generare alcuna crisi, perché  il Paese andrà avanti con un  collaudato meccanismo istituzionale, lo stesso che ha garantito settanta anni di democrazia.

Se il Governo manca a questo suo primo dovere, di fatto, innesca la crisi, che apparentemente mira ad evitare, perché – lo si ripete – il mondo finanziario internazionale si muove ed agisce anticipando le percezioni diffuse. Oggi, quindi, alimentare – o non contrastare decisamente –  le voci di una possibile crisi a seguito di una eventuale vittoria del No è prima di tutto illegittimo, e poi sconsiderato.

Chiediamo, quindi, al Presidente della Repubblica un intervento deciso, per richiamare il Governo al suo ruolo primario e alla difesa degli interessi del Paese e della libertà di voto.

Alessandro Pace,

presidente

Anna Falcone e Alfiero Grandi,

vice presidenti

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