La difficile alba del trumpismo. Elettori democratici spingono i parlamentari repubblicani a non votare Trump, e qualche breccia compare. A New York invece spuntano ovunque svastiche con messaggi proTrump

La difficile alba del trumpismo. Elettori democratici spingono i parlamentari repubblicani a non votare Trump, e qualche breccia compare. A New York invece spuntano ovunque svastiche con messaggi proTrump

Decine di migliaia di elettori democratici, in queste ore, si sono mobilitati per convincere i membri dei Collegi elettorali a fare qualcosa che non si è mai vista prima nella storia degli Stati Uniti: negare la presidenza all’apparente vincitore delle elezioni presidenziali dell’8 novembre, a Donald Trump. Gli attivisti di questi movimenti hanno  fatto circolare una petizione online, firmata da oltre 5 milioni di americani, nella speranza di influenzare i grandi elettori repubblicani in modo da dirottare i loro voti su un altro candidato, diverso da Trump, per privarlo così dei 270 voti dei collegi elettorali necessari per diventare il nuovo inquilino della Casa Bianca. L’ideatore della petizione a favore di Hillary Clinton, la vincitrice del voto popolare, Daniel Brezenoff afferma: “Sì, credo che si tratti di un colpo duro, ma credo anche che viviamo in tempi strani”. Nella petizione, Brezenoff chiede ai firmatari di pressare i loro parlamentari repubblicani attraverso mail e telefonate.

Il conteggio dei voti popolari: Clinton 62milioni e mezzo, Trump 61milioni200mila

Ad oggi, a Trump vengono attribuiti 290 grandi elettori, mentre alla Clinton “solo” 232, mentre nello stato del Michigan il doppio conteggio procede ancora dopo più di dieci giorni. Sul piano dei voti popolari, la Clinton ha superato abbondantemente i 62 milioni e mezzo di voti, mentre Trump è fermo a 61 milioni e 200 mila, uno scarto che per ora supera il milione e trecentomila voti, e che tende sempre più ad allargarsi. Proprio in virtù di questo scarto e di questa palese ingiustizia del sistema elettorale, per cui il voto di un elettore del Michigan conta cinque volte più di quello di un elettore della California, coloro che si oppongono a Trump sono ormai sul piede di guerra, e ovunque protestano per affermare il diritto a “una testa, un voto”.

Le crepe tra i grandi elettori repubblicani. Sisneros, senatore del Texas: “non voterò Trump perché sono cristiano”

Qualche successo comincia a vedersi, come comincia a vedersi qualche crepa nel fronte repubblicano. Il parlamentare repubblicano del Texas Art Sisneros ha confessato all’agenzia Associated Press che molto probabilmente non voterà per Trump: “da cristiano sono giunto alla conclusione che Trump non è biblicamente adatto per la presidenza”, ha detto. Sisneros si è poi detto convinto che una delle soluzioni potrebbero essere le sue dimissioni, in modo che il partito possa scegliere un altro grande elettore. I grandi elettori, ricordiamolo, nella storia degli Stati Uniti, sono scelti dai vertici dei due partiti, e ne sono ovviamente i membri più leali. Tuttavia, la Costituzione americana concede ai grandi elettori la massima libertà nell’espressione del voto presidenziale. Nel corso dei duecento anni di democrazia americana, il 99% dei grandi elettori ha votato così come stabilito dai partiti. Alcuni stati prevedono, però, forti multe contro “gli elettori infedeli”, mentre altri prevedono addirittura il reato di “tradimento elettorale”. Nella Carolina del Nord, ad esempio, il voto di un grande elettore infedele viene cancellato, s’impongono le dimissioni e lo si sostituisce con un altro fedele.

Il mailbombing e l’inondazione di messaggi verso i parlamentari repubblicani

Sempre tra i grandi elettori repubblicani, Layne Bangerter e Melinda Smyser, dell’Idaho, hanno confessato di essere stati tempestati mail, telefonate, messaggi su Facebook dagli attivisti che chiedono di cambiare il loro voto. I repubblicani della Georgia e del Michigan hanno denunciato anch’essi di essere stati bombardati da mail, telefonate e messaggi, mentre in Iowa sembra che siano state inviati perfino messaggi di morte. Ma si muovono anche i grandi elettori democratici direttamente a Washington. Bret Chiafalo e alcuni altri deputati democratici marcano stretto alcuni loro colleghi repubblicani, invitandoli a votare altri candidati, ma non Trump, magari per Romney o per Kasich. Qualora Trump non dovesse raggiungere la maggioranza dei 270 grandi elettori (come tutti i democratici della Terra sperano) spetterebbe alla Camera dei Rappresentanti, secondo quanto dispone la Costituzione, scegliere un nuovo candidato in una terna di nomi, scelti tra gli stessi deputati. Ed è ovvio che essendo la Camera a maggioranza repubblicana, la presidenza sarebbe comunque appannaggio di quel partito, tradendo comunque la volontà degli elettori.

New York inondata da svastiche con messaggi proTrump. Svastiche e messaggi omofobi e razzisti nel palazzo del deputato democratico

Nel frattempo, a New York, sono spuntate le svastiche con messaggi a favore di Trump. Non è proprio una novità, gli abitanti della Grande mela l’attendevano, prima o poi. La presenza di svastiche e di messaggi inneggianti a Trump è stata segnalata un po’ ovunque a New York, a Brooklyn, nei Queens, perfino a Manhattan. Ciò che però ha colpito newyorchesi e americani è la svastica con tanto di messaggio omofobo fatta trovare nel palazzo dove abita un parlamentare democratico apertamente omosessuale e convertito all’ebraismo. Come risposta, il partito democratico ha annunciato una mobilitazione di solidarietà domenica, ed ha stigmatizzato il fatto che Trump ha trovato il tempo per farsi chiedere scusa da una compagnia teatrale di Broadway, gli Hamilton, ma non per condannare le svastiche e i messaggi apertamente omofobi e razzisti. “I responsabili di questi crimini devono sapere che New York non lascerà mai che questo tipo di odio vinca”, ha dichiarato il procuratore generale dello Stato di New York, Eric Schneiderman.

Se questa è l’alba del trumpismo, ci attendono giorni molto difficili.

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