Gli scriba scoprono il contratto dei metalmeccanici. Se ne leggono delle belle. L’Unità “usa “ Macaluso. Le “divagazioni” del Corriere. Landini: “Il contratto è di tutti”, “Renzi divide il Paese”

Gli scriba scoprono  il contratto dei metalmeccanici. Se ne leggono delle belle. L’Unità “usa “ Macaluso. Le “divagazioni” del Corriere. Landini: “Il contratto è di tutti”,  “Renzi divide il Paese”

A scoppio ritardato  editorialisti, commentatori politici, perfino Renzi Matteo scoprono che i metalmeccanici hanno conquistato il nuovo contratto di lavoro e che, questa volta, c’è la firma delle tre organizzazioni sindacali, compresa la Fiom. Si cimentano nei commenti in particolare Emanuele Macaluso, ripreso dall’Unità, Dario Di Vico, editorialista del Corriere, altri scriba che con il sindacato non hanno mai avuto dimestichezza. Maurizio Landini in una intervista alla Tv di Repubblica dà una prima risposta, indiretta, sul significato e il valore del rinnovo del contratto, in questa fase politica dove tutto, da mesi per volontà del presidente del Consiglio, è concentrato sul referendum. Sul contratto che sarà sottoposto al referendum dei lavoratori, tirando le somme di articoli e interviste, se ne leggono delle belle e altrettante se ne ascoltano. Ci riferiamo anche a qualche radio, Radio radicale in particolare, con Massimo Bordin che nella Rassegna stampa, si fa per dire, fa sfoggio della sua non conoscenza in materia di sindacato, di economia, di parti sociali. Non sono problemi di cui, lui pensa e a parere nostro sbaglia, i radicali, il partito di Marco Pannella, quello transnazionale, possono fare a meno di occuparsi. Magari qualche punzecchiatura a Landini, il segretario generale della Fiom non guasta, così come al sindacato in generale che non è mai all’altezza dei problemi. Il profumo degli operai, della fatica, delle lotte non interessa. Lasciamolo crogiolarsi nella narrazione di ciò che scrivono giornali che nessuno, o quasi, legge.

L’Unità usa un corsivo di “Emma” per far vedere che si occupa dei lavoratori

Passiamo a cose più serie. Partiamo dell’Unità. Difficile per lor signori, li avrebbe chiamati Fortebraccio, parlare di lavoratori, di contratti, della Fiom in particolare, di Landini, visti come il diavolo in sacrestia. E allora il neo direttore, ci spiace dirlo si chiama Staino, che ne sa una più del diavolo, legge uno dei corsivi di Emanuele Macaluso e lo sbatte sul suo giornale. Buona cosa. Ma incompleta. Scrive che “tutti i problemi che hanno un forte impatto sociale e politico stanno fuori dall’attuale dibattito”.  Analisi che non fa una grinza. Si potrebbe, magari, approfondire il perché  e si scoprirebbe che la “Politica”, quella con la P maiuscola, non fa parte del patrimonio dell’attuale classe dirigente, si fa per dire. Da mesi conoscono solo la parola referendum. Macaluso aveva, con il suo corsivo, l’intento, apprezzabile, di portare in primo piano il lavoro, i lavoratori. Perciò il contratto dei metalmeccanici. Apprezza che questa volta ci sia anche la firma della Fiom. Ma, scrive, “non è questa la sede per discutere le ragioni e le cause che per la prima volta torna la Fiom”. No, forse, magari con una battuta si poteva accennare perché il sindacato più forte si era chiamato fuori. Per esempio non era mai stato accettato che fossero i lavoratori, tutti i lavoratori, ad esprimersi sul risultato ottenuto.

Ignorate da Macaluso le cause che avevano portato alla rottura fra i tre sindacati

Quello che la Fiom aveva fatto, con i referendum nelle aziende, quando Marchionne aveva imposto il “suo” contratto ai lavoratori della ex Fiat. E per aver chiesto il parere delle tute blu era stata discriminata, fuori dalla fabbrica i “delegati rossi”, carta straccia del contratto nazionale tanto che Marchionne aveva abbandonato Confindustria, una organizzazione certamente non di pericolosi rivoluzionari. Con questo contratto, prosegue Macaluso, il sindacato torna ad avere un “ruolo nella vita economica e sociale”, tanto che il presidente del Consiglio che lo snobbava (il sindacato ndr) ha cambiato linea. Ma davvero Macaluso crede che il ruolo si recupera se Renzi Matteo non ti snobba? Il sindacato ha avuto ed ha delle difficoltà dovute in primo luogo alla crisi economica, alla globalizzazione, le innovazioni, ad un mondo imprenditoriale conservatore, che non guarda più in là dei propri occhi, che non investe, che accumula ricchezze, evade il fisco.

Ignorata anche l’accusa di Renzi a Landini: “Difendi la casta non i lavoratori”

Non solo, proprio qualche settimana fa Renzi Matteo ha fatto sfoggio del suo savoir faire dibattendo con Landini sul referendum. Ha accusato il segretario generale della Fiom di “difendere la casta” invece che gli operai, di stare con  la “accozzaglia”. Già perché Landini, e Macaluso non può non saperlo, è uno dei dirigenti della Cgil che partecipa alla battaglia referendiaria, si batte per il no, la scelta della Confederazione.

L’editorialista del Corriere a caccia di farfalle. Forse non ha letto bene il testo

Con il contratto delle tute blu si cimenta anche Dario Di Vico editorialista del Corriere della Sera, il quale va a caccia di farfalle, rispolvera una tesi tanto cara a Confindustria, Marchionne e Renzi, quella di eliminare, di fatto la contrattazione nazionale spostando tutto a livello di aziende. Scrive il Di Vico che “i sindacati si sforzano di proiettare la condizione operaia nello scenario prossimo venturo e quindi operano scelte che non è retorico definire lungimiranti. Si comincia con lo spostare il baricentro della futura contrattazione sul livello aziendale che rappresenta comunque il punto di contatto più genuino tra mercato e lavoro”. Sarà una sua aspirazione nel solco di una linea confindustriale che con il rinnovo di questo contratto è stata sconfitta. Non è un caso che il segretario generale della Fiom appena apposta la firma all’ipotesi di accordo abbia affermato che “il contratto è di tutti i lavoratori”. Il senso di marcia del contratto è proprio il contrario di quello che Di Vico intravede quando parla di tendenza delle tute blu, i Cipputi di una volta, a differenziarsi in tre diversi tronconi di classe operaia sia inarrestabile: “avremo i supertecnici delle smart factory capaci addirittura di fare interventi di manutenzione in remoto, avremo — si spera in buon numero — gli operai che saranno comunque adibiti a operazioni standardizzate e poi vedremo crescere il proletariato dei servizi. Quello, tanto per capirci, di cui fanno parte i facchini dell’e-commerce”. Bontà sua riconosce che “l’accordo raggiunto tra Federmeccanica e Fiom-Fim-Uilm si sforza di tenere quanto più gestibili le distanze tra la prima e la seconda classe operaia, di farsi carico della crescita dell’intera comunità della fabbrica, in attesa di un’iniziativa robusta che si occupi di includere la terza (non lasciandola in balia dei Cobas)”.

Ignorato il fatto  che il contratto è costato 20 ore di scioperi, tante manifestazioni

Sia Macaluso che Di Vico, come quasi tutti i commentatori a scoppio ritardato, non dicono una parola sul fatto che il rinnovo del contratto è costato 20 ore di scioperi, manifestazioni, assemblee, un anno di trattative. Landini nella intervista a Repubblica rivendica in primo luogo il fatto che il contratto sarà sottoposto a referendum fra tutti i lavoratori tra il 19 e il 20, uno dei motivi alla base della rottura con Fim Cisl e Uilm Uil. Landini poi si rivolge al governo: “Mi ricordo quando questo governo teorizzava che era utile non incontrare i sindacati, quando ci incontravano a Palazzo Chigi dalle 8 alle 9 del mattino e il confronto non esisteva. Ma quando ci sono delle organizzazioni come la Cgil che rappresentano milioni di persone, e quando facciamo un contratto che ne coinvolge un milione e mezzo, noi rappresentiamo qualcosa. Bisogna cercare una mediazione tra diversi interessi che metta al centro il lavoro e la dignità delle persone”. Le parole “mediazione”, “metodo” lo portano ad affrontare il tema della riforma costituzionale.

Il segretario Fiom: “Renzi divide il Paese quando ha bisogno di essere unito”

Il segretario generale della  Fiom dice che “quando una  riforma della Costituzione viene fatta a maggioranza si inizia male”.  “Renzi – afferma – ha innescato il meccanismo per cui se perde il referendum cade il governo. Se posso dare un consiglio: faccia un gesto, come l’ha innescato lo disinneschi”. “E’ una bugia pura – prosegue –  la maggioranza che ha in Parlamento gli rimane in ogni caso. Noi non stiamo votando per il Parlamento. Metta in condizione i cittadini italiani di decidere con la propria testa. In questo modo farebbe un atto vero. In questa fase corre il rischio di sembrare un segretario di partito e neanche di tutto il suo partito”. Conclude Landini: “Continuo a considerare sbagliato il fatto che in questo momento si divida il paese quando invece il paese avrebbe bisogno di essere unito”.

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