Giornalismo cialtrone. Televideo parla di “retata” e trasforma in malviventi i parlamentari curdi colpiti della repressione del regime di Erdogan

Giornalismo cialtrone. Televideo parla di “retata” e trasforma in malviventi i parlamentari curdi colpiti della repressione del regime di Erdogan

Abbiamo sfogliato pagine di molti dizionari alla ricerca del significato della parola “retata”. Le definizioni si somigliano tutte, hanno un unico senso. La parola si usa nel linguaggio dei pescatori, una retata di acciughe per esempio,  di chi tende le reti per catturare gli uccelli. Molto usato quando si tratta di catturare malviventi, banditi, ladri, mafiosi, delinquenti comuni: la polizia, i carabinieri hanno fatto una retata, si legge sui giornali, spesso si vedono anche immagini di persone ammanettate che cercano di nascondere il volto mentre vengono “accompagnate” sulle auto delle forze dell’ordine. Spesso anche gli autori della “retata” nascondono il volto per non rivelare l’identità. Potrebbe essere pericoloso per la loro incolumità e quella dei famigliari. Si vedono anche i rifugi, i nascondigli, dove  vivevano, si riunivano  i membri della banda.

Questa è la “retata”, come la si vede nella realtà, lasciando stare i poveri pesci, cibo prelibato. Nella realtà e nel cinema. In quello di molti anni fa, in bianco e nero, ci sono scene famose, le “retate” dei poliziotti americani nelle sale da gioco clandestine, le riunioni delle famiglie mafiose. Insomma tutto un repertorio della malavita ha consegnato al cinema grandi  spettacoli, grandi attori, grandi registi.

Non avevamo mai pensato che la parola “retata” venisse usata per  dare la notizia dell’arresto di due leader politici e di undici parlamentari  dell’Hdp, il partito filo curdo, terzo partito turco all’opposizione del regime dittatoriale di Erdogan. Siamo rimasti basiti quando abbiamo letto la notizia come riferita da Televideo, Rai, servizio pubblico. Titolo: “Retata di parlamentari filo curdi”. Cialtroneria, non c’è altra parola per definire un titolo di questo genere anche perché si dà conto che in Turchia sono state sospese, di fatto, le libertà democratiche, quella dell’informazione in primo luogo. Dovrebbero conoscere, i “colleghi” di Televideo, la repressione che si è abbattuta sui giornalisti turchi. Sanno, perché lo scrivono, che dopo l’arresto dei dirigenti di un partito che ha solo il difetto di essere all’opposizione di una dittatura feroce, vi sono state manifestazioni di protesta represse dalla polizia, che  Facebook, Twitter, i social media sono stati bloccati, così come Watsapp, Instagram, che ormai i giornali che osano criticare il regime di Erdogan, quando va bene vengono chiusi. Allora perché parlare di “retata” dal momento che si tratta di dirigenti di un partito che ha avuto i voti di molti elettori, i cui rappresentanti siedono in Parlamento, terza forza che legittimamente è all’opposizione? Mentre la protesta per questo atto di repressione arriva dalle cancellerie europee, il ministro degli esteri della Germania convoca l’ambasciatore turco, prese di posizione di condanna dell’operato del governo turco arrivano dalla Unione europea, le più deboli quelle di esponenti italiani, ancora la domanda: perché parlare di “retata”. In altra parte del nostro giornale si trovano tutti gli elementi che compongono questa vicenda. La Turchia  è vicina. Una nota dell’Hdp  i cui leader sono stati  arrestati insieme ai deputati afferma che questo nuovo episodio di repressione ha per obiettivo “quello di chiudere il terzo principale partito in Parlamento. E’ un giorno nero non soltanto per il nostro partito ma anche per tutta la Turchia e la regione perché significa la fine della democrazia”. L’Hdp afferma di “non volersi arrendere a queste politiche dittatoriali”.

Il minimo che la direzione del Televideo e quella della Rai possono fare è chiedere scusa per aver trasformato dirigenti di un partito e parlamentari eletti democraticamente, colpiti dalla repressione da un governo che di democratico non ha niente, in una banda di malfattori.

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