Amnesty International: “Mai più spose bambine”, la campagna prosegue

Amnesty International: “Mai più spose bambine”, la campagna prosegue

“Milioni di donne e bambine nel mondo subiscono violenza domestica, sono ridotte in schiavitù attraverso matrimoni forzati, vengono comprate e vendute per alimentare il mercato della prostituzione, poste in stato di detenzione vengono violentate o torturate”. A dare voce a questa denuncia è ancora una volta Amnesty International Italia che si batte in difesa dei diritti delle donne e delle bambine, catalizzando l’attenzione mondiale sulla campagna “Mai più spose bambine”, alla quale invita a partecipare. Secondo le stime consegnate dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) al 2015, sarebbero circa 13.5 milioni le bambine coinvolte in questo giro di atrocità, costrette a sposarsi prima dei 18 anni con uomini molto più vecchi di loro e derubate per sempre di una parte importante della loro vita: l’infanzia. Giovani donne private del diritto di essere persone libere, indipendenti ed emancipate; donne-bambine cresciute troppo in fretta alle quali è stata mostrata una visione del mondo distorta: senza giochi, spensieratezza e affetto.

Obiettivo: “Sensibilizzare opinione pubblica e attirare attenzione dei governi”

“L’obiettivo che ci prefiggiamo”, continua Amnesty, “è quello di bandire la pratica dei matrimoni forzati nel mondo, sensibilizzando l’opinione pubblica su questo fenomeno che si radica nella povertà, nella discriminazione e nell’arretratezza culturale; incrementando l’attenzione dei governi nei paesi in cui è presente questa pratica affinché sia bandita; favorendo l’avvio di indagini imparziali, tempestive ed esaurienti su ogni denuncia di violazione dei diritti umani basata sulla discriminazione; prevenendo e proteggendo le bambine e le ragazze sopravvissute alle violenza con maggiore accesso ai servizi sanitari e alle scelte rispetto al proprio corpo” si legge in un comunicato stampa pubblicato sul sito dell’associazione. Il lavoro di sensibilizzazione e mobilitazione di Amnesty International non si fermerà fino a quando questi impegni non si tradurranno in atti concreti in difesa dei diritti delle bambine e delle ragazze” conclude Amnesty.

Raccolta fondi al 45523. Intervento del governo in Burkina Faso: che sia la regola, non l’eccezione

Tramite il numero solidale 45523, online dalle 00.01 di domenica 23 ottobre sul sito www.amnesty.it/sms., che sarà attivo ancora fino al 12 novembre 2016, sarà possibile contribuire a distanza inviando fondi che, una volta raccolti, permetteranno ad Amnesty International di proseguire il lavoro sui territori in cui si verificano maggiormente gli abusi, con l’invio di esperti in missione di ricerca sul campo: in particolare in Burkina Faso, Mali, Niger e Costa d’Avorio. Il frutto di questi interventi si tramuterà in rapporti dettagliati da presentare ai governi affinché pongano fine, mediante normative ad hoc, a tali fenomeni.

Cambiare si può, un esempio concreto, che dona un barlume di speranza, è rappresentato dal caso del Burkina Faso, dove, grazie alla grande visibilità ottenuta dalla campagna avviata nel luglio 2015 per porre fine ai matrimoni forzati e precoci, nel dicembre 2015 il governo ha adottato una strategia nazionale (2016-2025) e un piano d’azione triennale (2016-2018) per prevenire quel tipo di contratto matrimoniale. Un altro passo in avanti è stato compiuto nel febbraio 2016 con l’annuncio del governo che avrebbe provveduto alla fornitura di cure gratuite a tutte le donne in stato di gravidanza.

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