Unesco approva la Risoluzione dei paesi arabi sul Monte del Tempio a Gerusalemme, che rivendica una sola tradizione. L’ira degli ebrei, e la rottura con Israele. L’Italia si è astenuta

Unesco approva la Risoluzione dei paesi arabi sul Monte del Tempio a Gerusalemme, che rivendica una sola tradizione. L’ira degli ebrei, e la rottura con Israele. L’Italia si è astenuta

Israele non avrà più rapporti con l’Unesco. La sua Risoluzione sul Monte del Tempio, come gli ebrei chiamano la Spianata delle Moschee, non solo – ha spiegato il ministro dell’Istruzione Naftali Bennett – ha spazzato via in un batter d’occhio i rapporti millenari degli ebrei con il luogo santo ma ha di fatto spinto Israele a non voler più alcuna cooperazione “con un’organizzazione professionale che fornisce supporto al terrorismo”. Al di là degli aspetti effettivi della decisione, quello di Israele pare un duro atto d’accusa ad un provvedimento – votato da 21 paesi, respinto da 6 e sul quale si sono astenuti in 21 (Italia compresa) – da cui ha preso le distanze anche lo stesso direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova. Il patrimonio di Gerusalemme, ha detto, “è indivisibile e ognuna delle sue comunità ha diritto all’esplicito riconoscimento della sua storia e del suo legame con la città”. “Negare, nascondere o voler cancellare una o l’altra delle tradizioni ebraica, cristiana o musulmana significa mettere in pericolo – ha incalzato Bokova – l’integrità del sito, contro i motivi che giustificarono la sua iscrizione nella lista del patrimonio mondiale” dell’Unesco.

La Risoluzione dei paesi arabi riconosce solo la tradizione musulmana, e provoca l’indignazione degli ebrei

E così la polemica non si placa di fronte ad una risoluzione – presentata dai palestinesi insieme ad Egitto, Algeria, Marocco, Libano, Oman, Qatar e Sudan – che ora dovrà essere validata in via definitiva dal Comitato Esecutivo dell’Unesco ma che sembra aver messo una pietra tombale sui rapporti tra l’organismo e Israele, già tesi da anni. Nel provvedimento – che condanna Israele su vari temi riguardo Gerusalemme e i suoi luoghi santi – si sostiene che la Città è sacra alle tre religioni monoteiste (ebraismo, islam e cristianesimo) ma che il Monte del Tempio lo è solo per i musulmani, senza menzionare che lo sia anche per gli ebrei. Per indicare il luogo la risoluzione non usa né il termine ebraico (‘Har HaBayit’) né quello inglese equivalente (Temple Mount), ma le definizioni musulmane di ‘Moschea di Al-Aqsa’ e di ‘Haram al-Sharif’. E nel testo ci si riferisce al Muro del Pianto usando la dizione araba di ‘Buraq Plaza’ e quella di ‘Muro Occidentale’. Una formulazione che ha indignato Israele: dalla maggioranza all’opposizione, come testimoniano l’intervento del premier Benyamin Netanyahu (“il teatro dell’assurdo dell’Unesco continua”) e quello del laburista Isaac Herzog (“una risoluzione bizzarra”).

Palestinesi e Hamas ne fanno una questione politica: Gerusalemme est capitale dello stato di Palestina

Soddisfatti invece i palestinesi: il portavoce del presidente Abu Mazen, Nabil Abu Rudeina, ha sottolineato che quello dell’Unesco è “un chiaro messaggio a Israele di mettere fine all’occupazione e di riconoscere lo stato palestinese con Gerusalemme est capitale, inclusi i luoghi santi cristiani e musulmani”. Stesso tono di Hamas da Gaza, che ha definito la risoluzione un “passo nella giusta direzione”.

Le reazioni in Italia: sdegno della comunità ebraica per l’astensione decisa dal governo

Ma la vicenda ha assunto anche un risvolto nazionale per la posizione di astensione presa dall’Italia in sede di votazione. Il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Noemi Di Segni ha rilevato che “con un voto sconcertante e fuori dalla storia, su cui anche l’Italia porta delle responsabilità”, l’Unesco ha avallato la pretesa di “alcuni paesi arabi di sradicare ogni riferimento alla radice ebraica dall’area della Città Vecchia di Gerusalemme in cui sorge il Muro Occidentale, il luogo più sacro agli ebrei di tutto il mondo”. Una dichiarazione a cui hanno fatto seguito interventi politici che, in maniera bipartisan, hanno accusato l’organismo della cultura dell’Onu e, in parte, anche la scelta del governo di Matteo Renzi rappresentato dalla delegazione italiana all’Unesco.

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