Spagna. Il premier incaricato battuto alle Coortes, si prepara a varare il governo di minoranza sabato grazie all’astensione dei socialisti. Durissimo Podemos con il Psoe

Spagna. Il premier incaricato battuto alle Coortes, si prepara a varare il governo di minoranza sabato grazie all’astensione dei socialisti. Durissimo Podemos con il Psoe

Com’era ampiamente previsto dagli accordi della vigilia, Mariano Rajoy, ha subito nella serata di giovedì una sconfitta nel primo voto di fiducia nel Congresso dei deputati, mentre fra Podemos e Psoe è scoppiata la guerra. Al secondo turno, sabato, Rajoy sarà eletto. Ma al primo voto oggi ha ottenuto 170 voti a favore (Pp, Ciudadanos e Coalicion Canaria) e 180 no (Psoe, Podemos, nazionalisti). Al secondo ce la farà con l’astensione dei socialisti, decisa dal Psoe per chiudere 10 mesi di paralisi politica, dopo le dimissioni del segretario nazionale, Pedro Sanchez, e frattura che si è consumata al Consiglio nazionale.

Sabato sera la Spagna avrà un nuovo premier, che pure succede a se stesso, e domenica il nuovo governo potrebbe giurare davanti a re Felipe. Il via libera del Congresso sabato aprirà una “legislatura senza precedenti” ha detto oggi Rajoy. Ad alto rischio per lui: per la prima volta dalla dittatura franchista, la Spagna sarà guidata da un governo fortemente minoritario, con tutta l’opposizione contro. Il governo Rajoy di minoranza, avrà l’obbligo, per non cadere, di negoziare tutto con i partiti di opposizione, soprattutto Psoe e Ciudadanos. Sarà una legislatura senza precedenti anche a sinistra dove il ‘vecchio’ Psoe (84 deputati) oggi in crisi aperta. e il ‘nuovo’ Podemos (71) lotteranno per la supremazia nel campo progressista e per guidare l’opposizione.

Il segretario ‘viola’ Pablo Iglesias ha chiarito che sarà una guerra senza esclusione di colpi. Il professore e leader di Podemos ha accusato di “tradimento” i socialisti per avere deciso di dare via libera al leader del Pp. Il Psoe, sceso dal 48% degli anni 1980 al 22% sotto la guida del defenestrato segretario Pedro Sanchez, lotterà per non essere divorato, come in Grecia i socialisti del Pasok lo sono stati da Syriza, dai ‘giovani’ professori di Podemos. Dopo essersi candidato come partito di governo alle politiche di dicembre e di giugno, presentandosi come forza moderata e ‘socialdemocratica’, Podemos torna a linguaggio e strategia ‘frontisti’ e si prepara a quattro anni – meno se Rajoy cadrà prima – di opposizione di scontro e di piazza. Iglesias è tornato ai leit motiv d’attacco delle campagne elettorali, affermando nel Congresso che “ci sono più delinquenti potenziali in questa aula che fuori”, provocando reazioni furibonde fra gli altri gruppi, e intimando ai deputati Pp di “tacere quando si parla di delinquenti”. Il capo di Podemos ha parlato di “astensionismo vergognoso” dei socialisti, e rivolto verso il gruppo del Psoe ha stigmatizzato con forza che “non si può nello stesso tempo fare opposizione a Rajoy e concedergli di governare”, è folle, ha aggiunto Iglesias, contraddittorio, e gli elettori di sinistra non lo capiranno.

Dura la replica del capogruppo Pp Rafael Hernando, che ha accusato a sua volta Podemos, citando i rapporti di suoi dirigenti con il Venezuela, di “essersi messo al servizio di dittatori”. Ai viola l’osservazione non e’ piaciuta: i 71 deputati hanno lasciato l’aula per protesta, anche perché non è stato concesso loro la possibilità di replicare a questa accusa. Ma sono tornati due minuti dopo, in tempo per votare compatti il no a Rajoy.

Nella replica, il premier incaricato Mariano Rajoy ha continuato ancora a rivolgere ai socialisti e ai parlamentari di Ciudadanos l’appello non solo a far partire la legislatura e il governo, ma anche a lavorare per stringere un patto programmatico vero e proprio, che sappia far uscire la Spagna dai ricatti del governo di minoranza, da una parte e dall’altra.

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