Spagna. I socialisti si spaccano sul governo Rajoy. Vince la mozione che con l’astensione dà il via libera al governo di minoranza del PPE

Spagna. I socialisti si spaccano sul governo Rajoy. Vince la mozione che con l’astensione dà il via libera al governo di minoranza del PPE

Due risoluzioni di senso opposto sono state presentate domenica 23 ottobre davanti al consiglio federale del Psoe,  il partito socialista spagnolo, prima di decidere se dare o meno via libera dall’opposizione a un nuovo governo del popolare Mariano Rajoy, chiudendo l’infinita crisi politica spagnola e evitando nuove elezioni. Un primo documento, riferiscono fonti della riunione, presentato da Elena Valenciano che fu ministro nel governo di Josè Luis Zapatero, proponeva che al primo turno dell’investitura, gli 85 deputati del Psoe votino ‘no’ e al secondo si astengano, consentendo cosi l’elezione di Rajoy con 170 voti su 350. Questa proposta ha trovato il sostegno del presidente della direzione provvisoria del Psoe Javier Fernandez e della presidente dell’Andalusia Susana Diaz. La seconda risoluzione, firmata dalla federazione basca del partito socialista e appoggiata da quelle di Catalogna e Baleari e da parte di quelle di Valencia, Castiglia Leon e Aragona, chiedeva invece che i socialisti si oppongano all’elezione del leader Pp.

Spaccandosi nettamente, il partito socialista spagnolo, Psoe, ha poi deciso di consentire al leader conservatore Mariano Rajoy di formare un nuovo governo. Il comitato federale a larga maggioranza ha votato il documento della Valenciano e al prossimo voto di fiducia si asterrà per permettere a Rajoy, al potere dal 2011, di formare il governo, questa volta di minoranza. “La ripetizione delle elezioni sarebbe dannosa per gli interessi della Spagna e degli spagnoli”, si legge nella risoluzione approvata oggi dal Comitato, poche settimane dopo le dimissioni del segretario generale Pedro Sanchez che si era sempre opposto a un nuovo governo di Rajoy, dopo un mandato segnato da scandali per corruzione e crescenti disuguaglianze. Gli avversari di Sanchez hanno preferito ammorbidire la propria posizione e rimanere all’opposizione piuttosto che rischiare un risultato elettorale ancora più umiliante di quelli ottenuti nel dicembre del 2015 e lo scorso giugno. Il partito popolare di Rajoy ha vinto le elezioni sia a dicembre che a giugno, ma senza ottenere la maggioranza assoluta. Per dare vita a un governo di minoranza, il leader conservatore ha bisogno che i socialisti si astengano. Con la decisione adottata oggi, Rajoy potrà quindi presentarsi in parlamento già la prossima settimana, il 29 o 30 ottobre, per avere la fiducia e dare alla Spagna, all’inizio di novembre, un nuovo governo dopo oltre 300 giorni di interim.

Martedì a mezzogiorno il leader provvisorio del Psoe, Javier Fernandez, comunicherà la decisione al re Filippo VI, che designerà Rajoy alla guida del governo. Il Congresso poi si riunirà per l’investitura tra mercoledì e giovedì e già sabato o domenica Rajoy potrebbe ottenere la fiducia alla seconda votazione (alla prima ci vuole una maggioranza assoluta che non ha) con 170 voti su 350, grazie all’astensione Psoe. Si tratterà comunque di un governo di minoranza che dovrà cercare difficili accordi in Parlamento, anzitutto sulla finanziaria. Il cambiamento di linea socialista è maturato dopo le dimissioni da segretario di Pedro Sanchez, ostile a qualsiasi ‘assist’ ai popolari. Il Psoe, in piena crisi di consensi dopo le batoste in Galizia e Paesi Baschi, è diviso e i più contrari all’astensione sono i parlamentari catalani. Podemos lo ha accusato di tradire i suoi elettori e ora punta a guidare l’opposizione. Intanto, però, si è evitato il terzo ritorno alle urne in un anno, il prossimo 18 dicembre.

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