Scontrini ed Onlus, Marino scagionato da ogni accusa dal Giudice dell’udienza preliminare. “Romani ingannati, il Pd si scusi”

Scontrini ed Onlus, Marino scagionato da ogni accusa dal Giudice dell’udienza preliminare. “Romani ingannati, il Pd si scusi”
L’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, è stato assolto dall’accusa di peculato, perché il fatto non sussiste. L’ex sindaco di Roma era stato chiamato a rispondere in relazione agli scontrini dei rimborsi presentati al Campidoglio. Marino è stato anche assolto dall’accusa di truffa, perché il fatto non costituisce reato, per i contributi alla onlus “Imagine”.
 
Il Gup lo assolve, la Procura aveva chiesto 3 anni e 4 mesi
 
A decidere è stato il Gup di Roma, Pierluigi Balestrieri. La Procura aveva chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi. Il processo si è svolto con rito abbreviato. Il caso era montato e nella Capitale, tutti, o quasi, i principali organi d’informazione, avevano cavalcato la notizia, provocando un vero e proprio terremoto in Campidoglio, tale da determinare, successivamente le dimissioni del sindaco con una sfiducia arrivata con atto notarile. Protagonista di tutto questo il Pd, che scaricò il suo sindaco aprendo prima la strada al prefetto e commissario Tronca e successivamente, dopo le elezioni anticipate di giugno, alla sindaca Raggi. Ma ricostruiamo i fatto con la cronaca di quei giorni e soprattutto sulle accuse che erano piovute sulla testa del professore.
Il caso degli scontrini per le 56 cene consumate da Marino
 
La vicenda degli scontrini faceva riferimento alla consumazione di 56 cene, per una spesa complessiva di 12mila euro, avvenute tra il 2013 e il 2015 in numerosi ristoranti di Roma e di altre città.
 
Il caso della Onlus
 
Per la vicenda della onlus, Marino era stato accusato dalla Procura di aver predisposto tra il 2012 e il 2013 la certificazione di compensi riferiti alle prestazioni fornite da collaboratori fittizi o soggetti inesistenti, inducendo in errore, assieme ad altre tre persone, l’amministrazione finanziaria e l’Inps e procurando alla onlus un ingiusto profitto per complessivi 6mila euro consistito nell’omesso versamento degli oneri contributivi dovuti per le prestazioni lavorative. Per la onlus, assolto Marino, il giudice ha rinviato a giudizio tre imputati che avevano scelto di essere giudicati con il rito ordinario: si tratta di Rosa Garofalo, Carlo Pignatelli e Federico Serra. 
 
Marino: “Ristabilita la verità. Ringrazio la giustizia”
 
Poi le parole in conferenza stampa, dove l’ex sindaco ha sferrato un durissimo attacco al Pd: “Siamo a un anno di distanza dalle mie dimissioni avvenute sotto pressioni politiche e mediatiche davvero gravissime. Un anno fa in questa città, la capitale d’italia, la democrazia è stata lesa e i romani violentati nella loro scelta democratica che avevano fatto alle urne da un piccolo gruppo della classe dirigente che si è rifugiato nello studio di un notaio. Il tutto invece di venire in aula come avviene in tutte le democrazie del mondo. Ho ricevuto chiamate dall’Europa e dagli Usa e dagli altri paesi che hanno guardato a quanto accaduto con sgomento, alla fine ci si è ritrovati con una città in stallo che per un anno ha perso la sua guida amministrativa, che se buona o cattiva deve essere valutata dai romani. Abbiamo assistito a una parte della nostra classe dirigente che si incolla alle poltrone, mentre quelli bravi se ne vanno. Queste sono azioni che paga tutto il paese, perché accadono nella capitale d’Italia. Qualcuno si guardi allo specchio per pensare se ha veramente la statura dello statista”.
 
Orfini cerca di salvarsi in calcio d’angolo, ma la realtà è nelle carte della sentenza
 
Ma sul punto, probabilmente sentitosi tirato in ballo, ha tentato di uscire dal pantano, il commissario del Pd di Roma, Orfini che, nella sostanza delle cose, ha avallato la sfiducia al sindaco chirurgo e la scelta di passare da una stanza notarile. Queste le sue parole: “Su questa vicenda in più di un’occasione abbiamo augurato a Marino di riuscire a dimostrare la sua estraneità. Ne abbiamo chiesto le dimissioni – e questo abbiamo sempre detto – per la sua incapacità a risolvere i problemi di Roma”. Ma va detto che la fine dell’esperienza politico-amministrativa, questo è il punto vero della storia, è stata provocata proprio dal Pd con la sfiducia notarile e senza alcun dibattito in Aula Giulio Cesare, come il sindaco aveva più volte chiesto. Sta di fatto, comunque, che Marino da tutta questa storia ha subito un danno politico e personale rilevante e sul quale, probabilmente, se ne parlerà nei prossimi giorni. Quella sfiducia, Orfini se ne deve fare una ragione, peserà ancora e per molto tempo sulla credibilità del Pd.
 
Fassina: “In tanti dovrebbero scusarsi, in particolare il Pd che pose fine al mandato di Marino”
 
C’è poi da registrare la presa di posizione anche di Stefano Fassina (Sinistra Italiana): “In tanti dovrebbero scusarsi con Alemanno (citato per altri procedimenti giudiziari che lo hanno visto estraneo ndr) e Marino, con quest’ultimo in particolare chi nel Pd pose fino al suo mandato con le firme dal notaio. Dovremmo aprire una riflessione sullo stravolgimento degli assetti politici e istituzionali, oltre che della vita delle persone, determinato dagli interessi politici ed economici che alimentano il circuito mediatico e giudiziario”. Un sintesi perfetta su quanto accaduto.
Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.