Referendum. Il confronto su La7: De Mita parla di riforme e di politica, Renzi nervoso lo insulta. Risultato: calo degli ascolti

Referendum. Il confronto su La7: De Mita parla di riforme e di politica, Renzi nervoso lo insulta. Risultato: calo degli ascolti

Matteo Renzi se l’era scelto con cura, questa volta, il suo avversario televisivo, nel programma condotto da Enrico Mentana, il venerdì sera:  Ciriaco De Mita, 88 anni, democristiano da sempre e da sempre notabile, nella prima e nella seconda Repubblica. Il premier e segretario del Pd aveva probabilmente pensato che nella logora, ed ora inefficace, retorica del “vecchio e del nuovo” avrebbe vinto a mani basse e per 10 a 0 il confronto sulla riforma costituzionale. Invece si è trovato dinanzi un anziano leone, democristiano come lui, assolutamente privo di timori reverenziali, che non ha esitato neppure per un attimo a stigmatizzare i limiti politici e caratteriali di Matteo Renzi.

Il confronto. De Mita: nessun timore reverenziale verso Renzi, che replica con gli insulti

La critica alla riforma, nelle parole di De Mita, si è incrociata con la critica agli atteggiamenti arroganti del premier, come quando gli ha ricordato che è opportuno evitare sparate demagogiche sulla riforma “fatta, mentre voi ne avete solo parlato”, dal momento che gli italiani non si sono ancora espressi (in quel momento, si è affacciata un’oscura ombra di incertezza sul volto spavaldo di Renzi), e come quando di fronte a una citazione apparentemente colta del premier di Fiorentino Sullo (come Carneade, chi era costui?), De Mita gli ha rinfacciato il celebre aforisma di Aldo Moro sulla “Costituzione quale casa di tutti”. Insomma, a conti fatti, agli attacchi personali, ai veri e propri insulti, alla consueta retorica del premier sulla bontà delle riforme, elettorale e costituzionale, De Mita ha contrapposto il suo solito eloquio barocco, e in certi frangenti efficace, senza mai perdere di vista un solo istante la personalità politica di chi gli stava di fronte. E come si dice in questi casi, non si è fatto mancare nulla.

Agli attacchi di Renzi, De Mita ha replicato: “sei patetico”, “irrecuperabile”, “hai una tale consapevolezza di te che non vedi limiti alla tua arroganza”. L’attuale premier lo ha chiamato sempre “presidente” senza risparmiargli la critica di essere da una vita su una “poltrona”. “Che tu occupi la Presidenza del Consiglio, è fuori discussione. Tu sei in ogni posto e in ogni luogo” ha ironizzato De Mita a Matteo Renzi che risponde: “Questa lettura teologica non me l’aspettavo”. Quando Renzi ha accusato De Mita di “aver cambiato partito nel 2008” dopo aver perso il seggio su decisione di Veltroni, De Mita sbotta: “Questa è una volgarità che non mi aspettavo e soprattutto se detta da chi in politica le ha inventate tutte. Tu non hai il diritto di parlare di moralità in politica, tu fai una gestione autoritaria. Hai fatto un partito dove parli da solo e le tue relazioni in direzione andrebbero scritte per vedere a che punto è arrivata la politica”. Non basta, arriva la sconfessione del vecchio leader democristiano. “Io sono nato e muoio democratico cristiano. Tu non so cosa sei nato” sottolinea De Mita mentre Renzi prova a difendersi: “Io ero un bambino che non pensava alla politica”. “Io contesto che con te sia venuta la luce” attacca senza troppi indugi De Mita, la riforma costituzionale “è frettolosa”, scritta male e con “periodi lunghissimi”.

La polemica sugli anni Ottanta e Novanta. I due nascondono la verità per evitare il processo televisivo alla madre comune, la Democrazia cristiana

Ed ecco la stoccata al vetriolo che mette fine alla demagogia del vecchio e del nuovo: “Il presente”, ha affermato De Mita, “si legge meglio se si conosce la storia, il rischio per i rivoluzionari è di vedere solo il presente. Io come i fiorentini sono attento alle sfumature”. Da quel momento ha avuto inizio un confronto sugli anni Ottanta e Novanta, con mille verità nascoste, da entrambe le parti. De Mita: “Non ho una lettura catastrofica di quel decennio, peraltro, fino agli anni Ottanta il paese è cresciuto, dopo no e non mi pare sia cresciuto negli ultimi tre anni…”. Renzi ribatte e prova a riprendere la guida della discussione. “Mi inchino di fronte alla storia di Alcide De Gasperi – dice – ma dopo 35 anni in cui avete fallito nell’eliminare il bicameralismo paritario facendo con tre bicamerali, e De Mita ha partecipato a tutte, tre buchi nell’acqua ora volete contrastare questa riforma? Se dopo 35 anni si dice che bisogna rinviare ancora, si perde un’occasione per consentire alle istituzioni di guardare al futuro”. Quanto ai ‘favolosi’ anni Ottanta “possiamo discutere se il decennio 1980-1990 sia stato positivo per il paese…”. La verità che entrambi hanno nascosto al pubblico dei telespettatori è che in quegli anni i partiti del Pentapartito che governava l’Italia, sia quando premier era Craxi, che quando lo fu De Mita, barattavano il consenso col denaro derivante dal debito pubblico. Democrazia Cristiana, Partito socialista craxiano, il Psdi, i repubblicani e i liberali parteciparono tutti alla grande devastazione dell’economia nazionale, all’allargamento del buco del debito, alla spartizione degli appalti pubblici, insomma a quelle dissennate politiche che condussero all’inchiesta milanese di Tangentopoli. La Dc di De Mita e poi di Renzi è colpevole della deriva dei conti pubblici e della politica. E ci sembra una grave “lacuna”, anzi un’astuzia della ragione democristiana, parlare di quegli anni senza attribuire responsabilità precise, e senza rammentare la profezia di Berlinguer sulla questione morale. I due democristiani, De Mita e Renzi, su questo tema, centrale, hanno usato aghi di spillo, ed hanno evitato accuratamente di costruire l’ennesimo processo televisivo alla Democrazia cristiana, e a quel modo di considerare il potere, il consenso, che ora torna prepotentemente alla ribalta proprio grazie a Renzi e alle sue politiche economiche, dettate da mance, mancette, club, e circoli magici.

Il confronto provoca il crollo degli ascolti

Per la cronaca, gli spettatori del confronto De Mita-Renzi sono stati meno di un milione, 994.482, mentre erano 1.800.000 quelli sintonizzati su Crozza in prima serata, e 1.666.805 gli spettatori di Lilli Gruber. Mentana ci perdonerà, ma anche dal punto di vista del risultato, gli ascolti, col premier, cominciano a dare segni di cedimento. Buon segno.

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