Referendum. Il comitato per Sì vorrebbe conteggiare nella par condicio televisiva anche i giornalisti schierati per il no. Schiaffo alla democrazia e all’articolo 21

Referendum. Il comitato per Sì vorrebbe conteggiare nella par condicio televisiva anche i giornalisti schierati per il no. Schiaffo alla democrazia e all’articolo 21

Scoppia la polemica sui giornalisti ‘schierati’ sul referendum. Pd e il comitato ‘Basta un sì, che possono permettersi uno squadrone di avvocati, stanno per presentare un ricorso all’Agcom per violazione della par condicio. La tesi: i giornalisti che si sono manifestamente esposti per il no devono essere ‘conteggiati’ sui tempi riservati agli spazi tv concessi ai due ‘schieramenti’ sulla consultazione. Siamo davvero al ridicolo. I ministri imperversano ovunque sul piccolo schermo, tra partecipazioni nei talk show e nei tg, ad ogni ora del giorno e della notte, e sostanzialmente a reti unificate, ora si dà battaglia contro coloro che per mestiere fanno domande scomode e prendono lecitamente e in modo costituzionalmente protetto, una precisa posizione. Conteggiare il tempo di trasmissione dei giornalisti che hanno scelto è una pura vigliaccata, che lede il principio costituzionale della libertà di pensiero.

Nel mirino degli avvocati del Pd c’è innanzitutto Marco Travaglio, ma si tira fuori il nome di Andrea Scanzi. “Una norma gia’ c’è: i vertici dell’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni mi hanno assicurato che tutti coloro che esprimono una propria posizione vengono considerati secondo questa direttiva”, osserva Enrico Mentana. “Porrò il problema in Commissione vigilanza – premette il dem Anzaldi – per capire se c’è una violazione della legge e se, per esempio, Travaglio ha finito il suo tempo a disposizione. Il comitato del no lo sa che la posizione contro la riforma viene rappresentata da lui? Zagrebelsky lo sa? E D’Alema è disponibile a lasciare la tribuna sempre a Travaglio? La verità è che questa legge è finita nel cassetto…”. Bella forte la provocazione del deputato del Pd Michele Anzaldi, poteva risparmiarsela, dal momento che da membro della Commissione parlamentare Rai ha il compito di vigilare sulla correttezza delle trasmissioni (vorremmo sommessamente invitarlo a dare un’occhiata ai programmi Rai del mattino, dove i ministri sono presenti tutti i giorni).

Il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio replica usando l’arma dell’ironia: “Sono favorevolissimo – premette -. E’ cosa buona e giusta che il presidente del Consiglio parli da solo in tutte le reti e in tutti i tg di Rai, Mediaset e Sky, con uno stuolo di impiegati con la lingua ai suoi piedi. Come – aggiunge Travaglio – peraltro già avviene nei nove decimi della carta stampata. Io anzi – continua – lo renderei obbligatorio. Così magari finalmente la gente si sveglia e capisce qual è la democrazia che il premier ha in mente”. Clemente Mimun, direttore del Tg5, si schiera al suo fianco: “Lo difendo, ma non è una questione legata alla sua presenza. Penso che ognuno debba comunicare come vuole, è giusto che anche Renzi inondi le trasmissioni con i suoi interventi. La verità è che la legge sulla par condicio è una follia, ci sono mille modi di aggirarla, è umiliante per tutta la categoria”.

Il dibattito sulla par condicio si riaffaccia ad ogni elezione importante. “Siamo diventati dei maniaci dei secondi, dei minuti. Rendiamoci conto che il nostro popolo è maturo”, continua Mimun. “Negli Stati Uniti si fanno gli endorsement, continui sondaggi. Ci si comporta come vuole. La par condicio è un po’ come quel vecchio adagio: si applica con gli amici, la si interpreta per i nemici”. Una posizione netta la sua: “Allora che facciamo ci mettiamo a conteggiare anche i cantanti e i calciatori? A Benigni a cui ieri hanno ritirato la patente, se diamo la notizia si fa propaganda? E’ assurdo. Ora basta che si dica un sì e un no e si viene schedati…”.

“Niente censura, è questione di giustizia”, osserva astioso Anzaldi, “ci sono giornalisti che non fanno i giornalisti, ma rappresentano il comitato per il no. Uno degli esempi è quello di Travaglio che si è apertamente schierato”. Dunque, per il deputato Michele Anzaldi, un giornalista che liberamente esplicita le sue scelte è già un rappresentante del comitato. Tesi a dir poco curiosa, la sua, che però applica esclusivamente ai giornalisti liberamente schierati per il No. Con piglio da maestro elementare, Anzaldi aggiunge: “libero di farlo, ma il suo tempo deve essere ‘conteggiato’ a norma di par condicio”. Non solo. Anzaldi poi denuncia che “lui, Travaglio, prende anche i soldi per metterci la faccia”.

“Dopo l’approvazione della delibera in vigilanza c’è piu’ equilibrio”, si limita ad osservare Roberto Fico, presidente della Commissione di vigilanza Rai. Per quanto riguarda le tv ‘commerciali’ è l’Agcom in ogni caso a dover svolgere una funzione di garanzia. “Sta alle agenzie predisposte al monitoraggio delle opinioni non politiche di chi in questo caso si schiera per il sì o per il no garantire che ci sia un perfetto equilibrio”, sottolinea la direttrice del tg2 Ida Colucci. Anche il dem Verducci ricorda che “non devono esserci zone d’ombra. Il tempo va conteggiato a tutti gli effetti per chiunque si schieri”. “C’è da restare senza parole – obietta il bersaniano Fornaro -, basta accendere il televisore per farsi un’idea…”. E meno male che anche nel Pd esiste ancora qualcuno che usa la ragione…

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