Padoan: dà per vinto il referendum, il sì garanzia di crescita in pegno alla Ue in cambio dello zero virgola. Fassina: il ministro in vena di battute

Padoan: dà per vinto il referendum, il sì garanzia di crescita in pegno alla Ue in cambio dello zero virgola. Fassina: il ministro in vena di battute

Da circa un mese si discute del nulla. Eppure si tratta dell’atto più importante che riguarda la legge di Bilancio. Il Parlamento avrebbe dovuto essere informato entro il 20 ottobre. Renzi Matteo ha anticipato non solo l’eliminazione del Senato, come previsto dalla “riforma” della Costituzione, ancor prima della effettuazione del referendum. Ha, di fatto, emarginato la Camera che dovrebbe avere voce in capitolo. Di volta in volta da Palazzo Chigi si lascia filtrare una data anche perché i presidenti delle due Aule, in particolare Laura Boldrini, non la stanno prendendo bene. Si era detto mercoledì 19, poi domenica 23, quindi mercoledì 26, infine domenica 30. Praticamente, deputati e senatori, quando il governo avrà messo a punto il testo definitivo, saranno impossibilitati a fare una discussione a tutto campo come l’argomento merita. Già Palazzo Chigi, lo staff renziano, non nasconde che si potrebbe chiedere la fiducia e così il problema sarebbe risolto.

Ancora al Parlamento non è arrivata la legge di Bilancio. Il governo in confusione

Non si rendono conto, Renzi e Padoan, che anche il fatto che il Parlamento non abbia la possibilità di discutere può essere un motivo in più per accrescere la “non affidabilità”, così dicono a Bruxelles, del documento consegnato alla Commissione e della stessa lettera con la quale il ministro ha risposto alle osservazioni dei commissari della Unione europea. Mentre il Parlamento ignora tutto, “indiscrezioni” arrivano da ogni parte. A voler mettere a confronto quello che scrivono i giornali, che ascoltiamo in tv e radio, verrebbe da fare una grande risata, se la cosa non fosse drammatica, estremamente grave. E’ il segno di un governo confuso, che dalle sue stanze fa uscire ciò che più gli conviene, miliardi a go go, piogge di una tantum, nessun disegno riformatore. E insieme attacchi isterici alla austerità voluta dalla Unione europea che bloccherebbe la nostra azione per dar vita ad una vera e propria rivoluzione. Renzi nei suo infiniti comizi e comparsate televisive parla di una “rivoluzione”, di una nuova Europa alla cui testa sarebbe l’Italia, ha richiamato più volte il Manifesto di Ventotene, invita Merkel e Hollande a far visita nell’isola. Ora sia chiaro, per quanto ci riguarda e per quel poco che  contiamo, questa Europa non ci sta bene.

In Europa serve una “rivoluzione”, recuperando ruolo della politica, partecipazione dei cittadini

Pensiamo che davvero serva una “rivoluzione”, ma non quella che pensa Renzi, recuperando il ruolo primario della politica, del Parlamento, della partecipazione dei cittadini. Oggi il “dominus” è il mercato. Anche i partiti del socialismo europeo hanno, di fatto, accettato la supremazia del liberismo. Altro che il ritorno a Ventotene. Ci viene da pensare che chi tanto ne parla non abbia sfogliato neppure una pagina.

In questa situazione, la confusione del governo italiano, la guerra dello zero virgola, la difficoltà di mettere in campo una legge di Bilancio, di fatto, e per quanto se ne sa, sono il seguito di anni di stagnazione. Il ministro Padoan sta diventando sempre più il protagonista del nulla. Addirittura non sapendo come rispondere ai Commissari che gli chiedono quali sono gli impegni che il governo mette in campo, nella lunga risposta data alla missiva di Bruxelles vende la pelle dell’orso prima di averlo cacciato. Prendiamo da Repubblica, sempre bene informato dalle “fonti renziane”. Scrive il quotidiano che nella risposta di Padoan c’è l’elenco degli investimenti che assicurano la crescita potenziale del paese “tra i quali il referendum”, che per il ministro, ancora un virgolettato, “può avere un impatto significante sulla crescita”. Un’affermazione, un uso strumentale del referendum sul quale i cittadini devono ancora pronunciarsi, un invito, anzi un ordine al “sì”, così l’Europa ci consente il famoso 1%. In un altro paese un uso così strumentale di una legge dello Stato porterebbe alle dimissioni. Ma passa come acqua fresca. Trova la risposta di Stefano Fassina, Sinistra italiana, che parla di un “ministro Padoan evidentemente in vena di battute che  si vanta di una presunta svolta sugli investimenti pubblici in quanto vi sarebbero 2 miliardi di euro in più nel 2017. Un valore che in rapporto al Pil è pari allo 0,1%”.

“Quanti anni di stagnazione necessari prima di ripartire da Keynes?”

Gli investimenti pubblici “nella legge di bilancio desaparecida  sono al livello più basso della storia dell’Italia repubblicana e l’ambizioso obiettivo programmatico del Governo è lasciarli a tale infimo livello, in rapporto al Pil, per tutto il prossimo triennio”. “Il Governo – prosegue – per far uscire il Paese dalla stagnazione in cui si trova, avrebbe dovuto puntare su un aumento degli investimenti pubblici pari a 1 punto di Pil, ossia 17 miliardi, all’anno fino al 2019. Risorse da destinare alla messa in sicurezza dei territori, delle scuole, delle abitazioni e per la mobilità sostenibile nelle città. Gli incentivi agli investimenti privati sono ininfluenti senza il traino della domanda pubblica. Il fallimento della decontribuzione sui contratti a cosiddette ‘tutele crescenti’ non insegna nulla? Quanti anni di stagnazione – conclude Fassina – sono ancora necessari prima di ripartire da Keynes?”.

Italia a rischio di fare la figura dei “furbetti del quartierino”

Padoan e Renzi non lasciano niente di intentato per portare a casa un po’ di soldi che vengono inseriti nella legge di Bilancio per far fronte alle numerose “una tantum” promesse a destra e a manca. Sfruttano anche i terremoti. Strilla Renzi che non lascerà 40 mila edifici scolastici privi di interventi per garantirne la sicurezza e Padoan gli fa il coro nella missiva inviata a Bruxelles e nell’incontro di ieri con Moscovici. Ma dagli ambienti Ue arrivano risposte gelide. Renzi ha scoperto che quegli edifici non erano in sicurezza dopo il terremoto di Amatrice. Prima, il governo ha ignorato il problema. Come possono essere considerati interventi eccezionali? Non solo: il governo non ha alle viste un programma realistico di messa in sicurezza del paese, da realizzare nel corso degli anni. Insomma, rischiamo di apparire come i soliti “furbetti del quartierino”. Altro che leader, guida dell’Europa.

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