Operazione antiterrorismo islamista. Fermati tra Liguria, Lombardia e Piemonte due algerini e un egiziano fedeli all’Isis

Operazione antiterrorismo islamista. Fermati tra Liguria, Lombardia e Piemonte due algerini e un egiziano fedeli all’Isis

Operazione del Ros coordinata dalla procura distrettuale antiterrorismo di Genova a Finale Ligure (SV), Cassano d’Adda (MI) e Torino. Emessi tre decreti di fermo dalla Procura Distrettuale Antiterrorismo di Genova nei confronti di altrettanti indagati, di cui due egiziani ed uno algerino, ritenuti responsabili di associazione con finalità di terrorismo internazionale. Un quarto uomo, pure destinatario di analogo provvedimento restrittivo, risulta invece attualmente irreperibile all’estero.

Le indagini hanno consentito di individuare un gruppo egiziano, organizzato su base familiare e stanziato tra la Liguria e la Lombardia, che sul web si occupava di diffondere materiale jihadista e di instradare combattenti dal nord Africa in territorio siriano (ed anche in Libia) per conto del sedicente “Stato Islamico” (Daesh). Allo scopo di dissimulare l’adesione all’ideologia più radicale, alcuni indagati avevano volutamente conformato il proprio atteggiamento e le proprie abitudini in modo tale da evitare riferimenti anche solo velatamente religiosi e/o di appartenenza al mondo islamico. L’opera di propaganda e proselitismo era svolta esclusivamente sulla rete non solo mediante canali riservati ma, ricorrendo a pseudonimi e account fittizi, anche sui più diffusi social media. Il materiale divulgato a numerosi contatti era in parte direttamente ottenuto da al-Hayat Media Center, organo di propaganda ufficiale dell’autoproclamatosi “Stato Islamico”.

I servizi di monitoraggio hanno permesso di documentare la condivisione in via riservata del giuramento di fedeltà (bay’ah) al califfo Abu Bakr Al Baghdadi, poi pubblicato in chiaro sulla piattaforma facebook da un altro indagato. La formula ricalca, con alcune opportune varianti, il testo già emerso in altri contesti investigativi recentemente oggetto di sentenza di condanna da parte della Corte di Assise di Milano. Evidenziata l’esigenza del cosiddetto “Stato Islamico” di ottenere una pubblica manifestazione di fedeltà da parte di chiunque, anche non inserito ufficialmente nell’organizzazione, abbia intenzione di compiere un’azione in suo nome e per suo conto.

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