Muore al Pronto Soccorso senza alcuna dignità. La lettera del figlio alla ministra Lorenzin

Muore al Pronto Soccorso senza alcuna dignità. La lettera del figlio alla ministra Lorenzin

Purtroppo c’è da registrare l’ennesima morte, senza alcuna dignità, in un grande ospedale romano. La denuncia è di un giornalista di Askanews, che ha chiamato in causa direttamente il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, per chiedere conto di quanto vissuto dal padre nel nosocomio romano San Camillo. Due giorni di agonia vissuti senza alcuna dignità per chi era ai suoi ultimi momenti di vita. Il giornalista ha voluto raccontare al ministro in una lettera le 56 ore che ha vissuto a fianco del padre. Una descrizione puntuale non solo del calvario di una malattia passata a combattere anche contro “l’indifferenza dei medici” ma anche quell’epilogo fatto di umanità espropriata. “Cinquantasei ore in pronto soccorso, da malato terminale… non abbiamo ottenuto nulla”, scrive Cairoli.

“Appena un paravento per ridare dignità a chi sta morendo gli altri servivano a garantire la privacy durante le visite, ci è stato detto. Gli ultimi minuti di vita di un uomo così sono sottratti a curiosità ed estranei da un maglioncino con lo scotch tenuto sospeso tra il muro e il paravento. È successo a Roma, capitale d’Italia, conclude dolorosamente la sua lettera alla Lorenzin il giornalista. Da dire, purtroppo, che è lo stato generale della gestione delle emergenze che porta a questi drammi personali. Tante volte abbiamo raccontato di come decine di ambulanze restino ferme perché le loro barelle vengono ‘sequestrate’ nei Pronto Soccorso, per assoluta indisponibilità di letti. Il caso del San Camillo non è il primo e non sarà neppure l’ultimo. I Dipartimenti per l’emergenza della Capitale sono da sempre sottoposti a stress. Anziani e malati gravi restano per ore, giorni in attesa nei Pronto Soccorso prima di essere accolti nei reparti. La ministra Lorenzin ed il suo dicastero, insieme alla Regione Lazio, che ha la titolarità condivisa della sanità, sono stati più volte sollecitati. Servirà accendere i riflettori sul caso denunciato dal collega Cairoli, almeno per dare dignità e assicurare rispetto, nei confronti di chi non ha più nulla in cui sperare”.

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