Mattarella bacchetta Renzi: le regole Ue vanno rispettate. Critiche sì, ma costruttive. La legge di bilancio oggetto misterioso. I conti non tornano. Il testo alle Camere forse domenica

Mattarella bacchetta Renzi: le regole Ue vanno rispettate. Critiche sì, ma costruttive.  La legge di bilancio oggetto misterioso. I conti non  tornano. Il testo alle Camere forse domenica

Renzi Matteo  nel mirino del presidente della Repubblica. Sergio Mattarella  è intervenuto a Gorizia ad un convegno che aveva per tema: “L’Europa luogo di superamento dei conflitti”. Una occasione d’oro per il Capo dello Stato, per dire la sua su un conflitto che vede per protagonista il nostro paese nelle persone del presidente del Consiglio e del ministro Pier Carlo Padoan. Sia l’uno che l’altro sono andati oltre la decenza, politica si intende. Il governo ancora non si è degnato di presentare al Parlamento la manovra, doveva farlo entro il 20 ottobre. Fonti bene informate, come si dice,  indicano  domenica prossima la data della presentazione. Il 21 novembre, se tutto procede secondo le regole, ci  sarà il voto del Parlamento. Le opposizioni protestano, il governo fa orecchie da mercante. Protesta anche da parte della Cgil.

Camusso: “Mi piacerebbe vedere il testo della manovra. Spariti i soldi per i contratti”

Dice Susanna  Camusso, segretario generale Cgil: “Mi piacerebbe vedere il testo della manovra, continuiamo ad avere solo slide oltre a delle indiscrezioni. Se devo guardare le indiscrezioni di oggi, sono spariti metà dei soldi che venivano attribuiti per i rinnovi dei contratti del pubblico impiego e non abbiamo testi che ci permettano di capire se c’è o meno corrispondenza col verbale che abbiamo fatto sulle pensioni. Credo che tutto questo non deponga a favore del governo e della discussione. Mi pare che sia la ragione per cui abbiamo detto: unifichiamo e diamo senso all’iniziativa contrattuale affinché si rinnovino contratti che oggi sono aperti per più di 11 milioni di lavoratori”. Per i contratti del pubblico impiego sarebbero stanziati, in realtà seicento milioni più trecento che sono in cassa visto che il contratto è scaduto da otto anni. L’aumento salariale sarebbe di circa 30 euro lordi al mese. Forse è anche per questo che il governo ritarda la presentazione del  disegno di legge in Parlamento che il 14 discuterà il decreto fiscale che accompagna la manovra.

Il conflitto con la Commissione Ue può diventare una voragine

Torniamo alla  lettera arrivata da Bruxelles con la quale si chiedono informazioni sulla legge di Bilancio, sempre più oggetto  misterioso. Renzi e Padaon si sono scagliati contro la Commissione, aprendo un conflitto che può diventare una voragine. Mattarella già da diversi giorni seguiva con “inquietudine” l’escalation renziana ed ha ritenuto di dover intervenire. Uno stop, di fatto, chiesto a Renzi e Padoan. “L’Unione Europea, l’unione dei popoli europei, dei cittadini dei nostri Paesi – ha detto – è un progetto di grande valore che va coltivato quotidianamente, anche per rimuoverne le imperfezioni, le contraddizioni, per migliorarlo sulla base di una critica anche severa ma costruttiva, attenta e, soprattutto, di spinte ideali all’altezza dei tempi e della storia”. Un monito severo nei confronti del governo anche perché dalla Commissione Ue con la lettera, non si annuncia una bocciatura, ma l’avvio di un percorso, un confronto così come avverrà per gli altri paesi sotto esame, Spagna e Lituania che sono senza governo, Belgio e Portogallo, carenti in quanto a riforme, Cipro e Finlandia “indagati” insieme a noi perché non rispetterebbero le regole della Ue. E per quanto ci riguarda chiarimenti vengono chiesti per le spese sostenute per i migranti e il terremoto.

Le intese segrete del  premier e del ministro dell’Economia con i Commissari

Mattarella non poteva non affrontare  il “conflitto” italiano di cui Renzi ha fatto il cavallo di battaglia nella campagna per il sì al referendum con il ministro Pier Carlo Padoan che ci ha messo del suo. Appena  ricevuta la lettera ha subito detto che la manovra “non cambia”, che “i conti della Ue sono sbagliati”, ha fatto finta di non aver mai sottoscritto intese con la Commissione nelle persone del presidente Juncker e del  Commissario Moscovici. A Bruxelles non hanno gradito. Non vogliono passare per bugiardi. Quegli impegni erano stati presi, in gran segreto, da Renzi che  aveva mandato in avanscoperta il suo ministro. Riguardavano il debito che doveva diminuire mentre è aumentato, era prevista un correzione strutturale della manovra dello 0,6, il 2,3 invece del 2,2 per il deficit, inizialmente Renzi e Padoan avevano concordato addirittura uno 0,8. Poi i conti per quanto riguarda le “spese” sostenute per l’accoglienza dei migranti e per il terremoto. La Commissione ha chiesto le “fatture”. Renzi, subito dopo Padoan, terminato un impegno elettorale, ha dato in escandescenze. “L’ Europa  ci aiuti sui migranti o il governo è pronto a porre il veto sul bilancio Ue del 2017″. Un ricatto politico che spiega affermazioni precedenti sia sue che di Padoan quando hanno fatto cenno al fatto che se non veniva approvata la manovra di bilancio era la fine dell’Europa. Renzi addirittura aggiungeva una frase segnata da volgarità a  buon mercato rivolta ai Commissari: “Non aprite la bocca, aprite i portafogli”.

Il Capo dello Stato: “Le critiche eccessive rischiano di inasprire i toni”

Il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha evitato di farsi trascinare nella polemica, ha ricordato che  le missive inviate “rientrano nel dialogo normale” fra esecutivo e governi in questa fase del semestre europeo. Niente da fare, le dichiarazioni di Renzi e Padoan si sprecavano. Da Mattarella arrivava da Gorizia una lezione di storia e di stile. Ha definito l’Unione europea un ”modello  di convivenza e crescita unico al mondo”. Un modello che ha portato al “primato della pace” che “desideriamo fortemente sia irreversibile”. Certo criticabile ha precisato il Capo dello Stato, ma “troppe volte – nella dialettica interna e internazionale – l’Unione viene criticata, le sue regole trattate come l’esempio di una burocrazia complessa e, a volte, addirittura oppressiva, come un limite rispetto a un passato esclusivamente nazionale che taluno vorrebbe raffigurare come una sorta di età dell’oro”. “Questo giudizio – ha proseguito – non riflette la verità più profonda che emerge dalle vicende storiche vissute dal nostro continente. Qui, a Gorizia – ha  affermato Mattarella – abbiamo esperienza e concreta testimonianza di un passato che ha portato con sé lutto, distruzione e privazioni”. Ancora. Le critiche eccessive mosse all’Europa, ha affermato, “rischiano di inasprire i toni e allontanare i popoli. La cronaca di questi mesi è contrassegnata dalla insistenza con la quale, altrove, si continuano a mettere in discussione i valori fondanti dell’Unione e non soltanto le sue scelte, evocando velleitariamente la costruzione di nuove barriere”. “I confini – ha concluso – possono trasformarsi in punti che uniscono”.

Il silenzio del presidente del Consiglio e del ministro

C’è da sperare che da parte di Renzi, del ministro Padoan, si tenga conto delle parole del Capo dello Stato. Se c’è da combattere una battaglia perché l’Europa cambi strada lo si deve fare sul piano politico, in primo luogo attivando una politica economica e sociale che cambi il segno a partire dal nostro Paese. Un disegno, un progetto strutturale, che abbiano come obiettivi tre parole: crescita, lavoro, eguaglianza. Invece, per quanto se ne sa, la manovra si delinea come una sagra dell’una tantum. Diciamo per quanto se ne sa, perché è molto grave che il Parlamento sia tenuto all’oscuro mentre a Bruxelles devono arrivare entro due giorni dall’arrivo della lettera le informazioni richieste. L’11 novembre una prima discussione della Commissione sulle “pagelle” delle diverse manovre dei paesi interessati. Il 16 novembre si avrà il giudizio. Ma quello definitivo arriverà il 5 dicembre, così come era negli accordi segreti con Renzi, dopo il referendum. Ma il dibattitto parlamentare non si può evitare e coinciderà con la parte finale della campagna referendaria. Renzi non starà sereno.

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