Manovra. La lettera da Bruxelles è arrivata. Ma il problema non è questo. Renzi vuole la garanzia che la Ue si pronunci dopo il referendum per smettere di strillare

Manovra. La lettera da Bruxelles è arrivata. Ma il problema non è questo. Renzi   vuole la garanzia che la Ue si pronunci dopo il referendum per smettere di strillare

Renzi Matteo smetterà di fare la voce grossa nei confronti della Commissione europea, incitando  i suoi, dal ministro Padoan ad Alfano, a dargli manforte, quando avrà l’assicurazione che il voto alla legge di bilancio non avverrà prima del referendum. Addirittura anche per eventuali interventi per correggere una manovra che fa acqua da tutte le parti  si potrebbe arrivare a primavera dell’anno prossimo.

L’obiettivo è questo. La guerra guerreggiata, ogni giorno un attacco a Juncker, Moscovici, Dombrovskis, questi ultimi hanno firmato la lettera inviata all’Italia dopo il via libera dato dal presidente della Commissione, ha per nemici i “tecnocrati” europei. Nella lettera vengono chieste informazioni sulle spese per migranti e terremoti. Padoan si affretta a dire che la “manovra non cambia” e Renzi, con l’eleganza che lo contraddistingue, si fa per dire, afferma: “Invece di aprire bocca, aprite i portafogli”. Questa dei portafogli l’abbiamo già sentita, da ben altri personaggi.

Ma Renzi non è uno sprovveduto. Spara a nuora per colpire suocera. Il suo obiettivo reale sono gli italiani chiamati al voto il 4 dicembre. Mostrando i muscoli alla “tecnocrazia” europea prende due piccioni con una fava: strizza l’occhio a coloro, e sono tanti, non solo i leghisti, che vorrebbero sentire che a mettere a posto quelli di Bruxelles ci pensa lui altro che Salvini e chi strilla come lui. Votare sì al referendum diventa essenziale. Se vince, il gioco è fatto. I “tecnocrati” torneranno al loro posto.

Si rivolge anche a coloro che “beneficiano” della mance, perché di questo si tratta, anche se per la segretaria generale della Cisl la manovra è un risultato positivo, molto importante. I “tecnocrati”  sono schiavi della austerità, abbiamo sempre accettato i loro diktat, ora basta, gli impegni presi saranno mantenuti. Datemi una mano. E la mano è il “sì” al referendum.

Perché la lettera, “non conflittuale”, della  Commissione ha ritardato

Se questa è la posta in gioco, si capisce perché la lettera della Commissione più volte annunciata non arrivava a destinazione. Ogni giorno i media davano l’annuncio ma ci devono essere stati dei disguidi postali. La realtà è diversa. Mentre Renzi e Padoan strillano, annunciano la fine dell’Europa, la manovra non si cambia, gli uffici del Tesoro stanno spulciando il testo che, per ora  segreto, alla Camera non è ancora arrivato. Un lavoro di cesello per  sfilare dalla legge di bilancio quelle voci sulle quali i commissari europei, attraverso i loro sherpa, hanno espresso una valutazione negativa perché non coperte. Voci che verrebbero inserite nel decreto fiscale che già ha ottenuto il bollino del presidente della Repubblica. Ma, si dirà, il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. E che vuol dire? Si ripubblica corretto.

I poteri forti esistono, sono noti, schierati a sostegno  del premier

È in questo quadro che per Juncker, Moscovici e Dombrovskis, si pone il problema di fissare un calendario che non faccia perdere loro la faccia e, al tempo stesso, venga incontro a Renzi, sostenuto dal Partito socialista europeo, da Obama, ma soprattutto dai poteri forti, che esistono davvero, sono ben noti, vedi per esempio vicenda del Monte dei Paschi  e Jp Morgan. Tanto per farne uno. In poche parole la lettera non ha grande importanza. Dovrebbe essere stata  inviata non solo all’Italia ma anche ai  governi di Belgio, Spagna, Portogallo, Estonia, Francia e Olanda. Il tono della lettera, sussurrano fonti di Bruxelles, non “dovrebbe essere conflittuale”.

Dalla Commisione  solo una richiesta di informazioni. Il tam tam dei media

Praticamente una richiesta di informazioni. Solo in Italia i media hanno fatto della lettera l’ombelico del mondo. Ogni giorno l’annuncio dell’arrivo, anche i contenuti sono stati resi noti. Un modo come un altro per dare la possibilità al premier di stare in prima pagina, in apertura dei tg e dei giornali  radio. Comizietti di bassa lega come quando annuncia: “Ho chiesto a tutti i sindaci – tutti, di tutti i colori politici – di spendere ciò che è necessario per la sicurezza dell’edilizia scolastica: la stabilità delle scuole italiane viene prima della stabilità dei burocrati europei”. Già, ma la stabilità delle scuole italiane non può essere messa nei conti della Ue. Così come la sistemazione del suolo, la prevenzione contro  i terremoti. Un’anima bella del giornalismo nostrano si chiede: ma come, rimborsano  i danni subiti a causa del terremoto e non gli interventi per evitarli? Scuole, sicurezza contro i terremoti sono compiti primari di un governo.  Se non ci sono i soldi Renzi e soci facciano il mea culpa.

Nell’attesa della lettera “non conflittuale” si era  precisato il calendario che dovrà portare al 5 dicembre quando si riuniranno a Bruxelles i ministri finanziari che dovranno  mettere a punto le opinioni sulle leggi di stabilità dei sette paesi, Italia compresa. Arriva la lettera, dal Tesoro la risposta, due o tre giorni. Saranno esaminate. I Commissari dovranno decidere se  le informazioni che sono state fornite sono sufficienti per dare il via libera.

Il 15 novembre  il parere della Commissione al Consiglio dei ministri finanziari

A metà novembre la Commissione farà giungere al Consiglio dei ministri finanziari una “opinione” che potrebbe essere, per il nostro paese, non positiva, con l’apertura di una procedura per deficit eccessivo. Ma non sarebbe una bocciatura, saremo “sorvegliati speciali”. Sarà allora il tempo delle modifiche. Si arriverà a primavera. Da considerare anche un’altra importante data, l’8 dicembre, quando il Consiglio direttivo della Banca centrale europea, deve decidere come e per quanto continuare gli acquisti di titoli di Stato oltre marzo prossimo. E questa decisione interessa molto l’Italia perché i tassi d’interesse che paghiamo sul debito pubblico dipendono da questa scelta temporanea per finanziare più spesa e meno tasse. Ma fin quando durerà? Mario Draghi ha parlato di aspettativa che “il sostegno straordinario della Banca centrale continui”. Poi ha aggiunto: “Ma questo significa che continuerà per sempre? La risposta naturalmente è no”. L’ avvertimento è da prendersi seriamente. Gli strilli e le grida non servono. Anzi sono un danno per l’Italia.

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