Mafia Capitale, Carminati a sorpresa parla in videoconferenza e controbatte alle accuse de l’Espresso sul suo oscuro passato

Mafia Capitale, Carminati a sorpresa parla in videoconferenza e controbatte alle accuse de l’Espresso sul suo oscuro passato
Prende la parola, quasi a sorpresa, Massimo Carminati nel corso del processo denominato ‘Mafia Capitale’, dal carcere di Parma in videoconferenza con Roma. Nella domenica appena passata ha avuto modo di leggere le attenzioni che gli ha riservato il settimanale l’Espresso, con un lungo articolo a doppia firma (Abbate-Biondani) dedicato alla ricostruzione di una vicenda del passato e che vede coinvolto l’ex Nar.
“Come al solito l’Espresso mi ha onorato della sua attenzione con la prima pagina. Sulla prima pagina c’è scritto ricatta la Repubblica, non ‘Repubblica’ ma proprio la Repubblica italiana, a causa di documenti che avrei preso al caveau di piazzale Clodio nel furto”. L’Espresso ha riservato all’ex terrorista un trattamento speciale, riservandogli la copertina con il titolo ‘Ricatto alla Repubblica’, in cui si svelano i nomi dei 147, tra avvocati e alti magistrati, proprietari di cassette di sicurezza, vittime del grande furto al caveau della Banca di Roma all’interno del Tribunale, messo a segno nell’estate del 1999 da Carminati. Documenti che avrebbero permesso al ‘Cecato’, sempre secondo la ricostruzione del settimanale, di ricattare pezzi dello stato, condizionando l’esito di alcuni processi.
”La cosa che mi interessa di più è che la stessa tesi – ricostruisce Carminati nella sua presa di distanza – l’ha portata il maggiore Di Gangi (maggiore dei Carabinieri del Ros), figura apicale del reparto anticrimine che ha condotto questa indagine, quando è venuto qui. Ha detto più o meno le stesse cose che riportava ‘L’Espresso’. Ovviamente se Carminati corrompe i giudici e aggiusta i processi, se un domani questo processo non fosse nel gradimento del settimanale ‘L’Espresso’, significherebbe che avrei corrotto i giudici e condotto qualcosa di illecito nell’ambito di questo processo. Presidente io vorrei difendermi solo dalle cose che sono nel processo ma purtroppo non lo posso fare e questa per me è una cosa abbastanza importante. Io non lo dico perché penso che il Tribunale non capisca questa cosa, il Tribunale la capisce molto meglio di me, ma voglio che rimanga scritto che le cose stanno andando così. Le cose che stanno succedendo fuori da questo processo sono altrettanto importanti di quelle che accadono dentro questo processo”.
Poi l’affondo: “Vorrei anche essere sicuro che il maggiore Di Gangi quando ha giurato che non c’erano processi in corso su questa cosa… Io sono il più interessato che ci sia un processo per corruzione in atti giudiziari su queste cose che dice il giornalista dell’Espresso. Mi farebbe molto piacere che ci fosse una volta per tutte un processo che controlla tutti i miei processi precedenti al furto al caveau e successivi al furto al caveau. Perché lo stesso giornalista che ha scritto l’articolo è andato su RaiUno da Giletti a dire che il processo Pecorelli (Carminati fu accusato e poi assolto dall’accusa di aver ucciso il giornalista e Direttore del periodico Op ndr) è stato aggiustato. Dovrebbe essere interesse dei giudici che hanno fatto questi processi – ha concluso Carminati – difendersi da accuse di questo tipo. Mi sembra che qui tutti stanno zitti e l’unico scemo sono io. Che sono il più scemo è sicuro presidente ma vorrei che rimanesse scritta questa cosa’”.
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