Legge di Bilancio. Ancora bonus. Poco o niente per crescita e lavoro. Ape sociale: Camusso, il governo cambia le carte in tavola. Pubblico impiego: trenta euro l’aumento per il contratto

Legge di Bilancio. Ancora bonus. Poco o niente per crescita e lavoro. Ape sociale: Camusso, il governo cambia le carte in tavola. Pubblico impiego: trenta euro l’aumento per il contratto

Il numero trenta o giù di lì piace molto al governo. Fra stasera e domani, dipende dagli impegni referendari di Renzi Matteo, il consiglio dei ministri deve approvare la legge di Bilancio da inviare a Bruxelles. I numeri ballano. L’obiettivo di Renzi è solo quello di ottenere flessibilità, di poter aumentare il debito fino al 2,4%, di far accettare dalla  Commisione Ue la previsione delle crescita dell’1% per il Pil del 2017. L’ufficio parlamentare del Bilancio non ha condiviso in particolare questa previsione, messa a punto con marchingegni contabili e per la prima volta la legge di Bilancio partirà per Bruxelles senza la “validazione”. In compenso, il premier fa filtrare, come è sua abitudine, il buono nido e il “premio mamma-domani”, l’ultima trovata in chiave campagna elettorale per il referendum.

Il paese di bengodi annunciato per i pensionati consiste in poche migliaia di euro

Un dato è certo: per quanto riguarda la crescita, lo sviluppo, il lavoro, poco o niente. Così per le misure di “politica sociale”, le pensioni in particolare, annunci e promesse di Renzi Matteo si sgonfiano. Il paese di bengodi annunciato per centinaia di migliaia di pensionati consiste in poche migliaia di euro, certo si dirà meglio che niente, per quanto riguarda i minimi, la quattordicesima. Ma la piattaforma presentata da Cgil, Cisl, Uil viene appena sfiorata dai provvedimenti annunciati dal governo che entreranno nella legge di bilancio. L’Ape, la pensione anticipata, una scelta che offende chi ha lavorato un vita, invece di cambiare la legge Fornero, avviando una riforma del sistema pensionistico, è stata la scelta del governo. La Cgil  più volte ha espresso la contrarietà al prestito ventennale a carico del lavoratore che vuole anticipare fino a tre anni il pensionamento vedendo ridotto l’assegno di circa il 15 % , con gli interessi sul prestito e sulla assicurazione. I sindacati, convocati in “sede tecnica” a Palazzo Chigi per una verifica del “pacchetto pensioni”, non hanno avuto modo di leggere i testi finali sulle diverse misure presenti nel “verbale di intesa” siglato qualche tempo fa. Ma hanno incontrato il numero trenta in diverse occasioni.

I contratti dei dipendenti pubblici bloccati da quasi dieci anni

Un numero che non solo compare più volte nel “pacchetto pensioni”. Se ne parla anche per quanto riguarda i contratti dei lavoratori del pubblico impiego bloccati da quasi dieci anni. Corre voce che il governo potrebbe mettere a disposizione una somma, 600 milioni, da aggiungere ai 300 milioni non spesi per il mancato rinnovo. Questo varrebbe  solo per  il 2017. Secondo la sentenza della Corte c’è da tener conto degli arretrati non pagati. Si può ipotizzare che il rinnovo si faccia partire dal 2015. I dipendenti pubblici interessati da questo contratto sono circa un milione e mezzo. Altri settori pubblici, gli enti locali, la Sanità, tanto per citarne alcuni, hanno specifici contratti. Fatti i conti gli aumenti, se così si possono chiamare, si aggirerebbero sui trenta euro al mese.

Per le pensioni si naviga a vista. Il governo non consegna gli articolati

Per quanto riguarda le pensioni si naviga a vista. Ancora incerti i numeri relativi alla quattordicesima, cosa non secondaria, mentre sull’Ape sociale o agevolata, il governo è venuto meno agli impegni presi, tanto che Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, è sbottata: “Il governo ha cambiato le carte in tavola, si rimangia la parola”. E compare il numero 30. Erano stati concordati 20 anni di contributi per accedere all’Ape sociale. Spiega una nota della Cgil: “L’esecutivo propone un requisito contributivo di 36 anni sulla platea dei lavori gravosi (e di 30 anni sulle altre tipologie), questione mai emersa in questi mesi di confronto”. “L’Ape agevolata – si specifica – è una prestazione di ‘reddito ponte’ che consente l’anticipo a 63 anni rispetto alla pensione di vecchiaia, che prevede come requisito di accesso 20 anni di contributi. Ciò rischia di vanificare lo sforzo fatto al tavolo nell’individuazione delle categorie da inserire nei lavori gravosi, sulle quali, peraltro, auspichiamo che non si facciano passi indietro”. In ogni caso, “un giudizio compiuto – prosegue la nota – sarà possibile solo quando potremo prendere visione degli articolati, perché vi sono anche altri elementi non pienamente definiti. Articolati che nonostante esplicita richiesta, il Governo non ha inteso rendere ancora disponibili”. Per quanto riguarda il tetto fissato dal governo nella legge di Bilancio è di 1.350 euro lordi. Anche secondo il segretario Uil, Proietti, l’ipotesi è ancora lontana dalle posizioni del sindacato: “Noi pensiamo che questo tetto debba essere un po’ alzato”, è stato il suo commento.

Sindacati  delle costruzioni: troppi  anni di contributi per accedere all’Ape sociale

Intervengono  i sindacati dei lavoratori delle costruzioni con una nota a firma dei segretari generali di Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea Cgil, Vito Panzarella, Franco Turri e Alessandro Genovesi. Apprezzano i “passi avanti  nella trattativa tra governo e sindacati confederali, ma per un operaio edile, che in questi mesi ha avuto la fortuna di lavorare ancora, 35/36 anni di contributi per accedere all’Ape Agevolata sono troppi. Così come troppi – prosegue la nota – sono 30 anni di contributi se disoccupato, dal momento che gli edili quasi mai raggiungono la pensione di anzianità con questa contribuzione. Per questo chiediamo al governo di ridurre sensibilmente tale tetto, utilizzando tutti gli strumenti possibili, considerando quanto sia discontinua la carriera previdenziale nel nostro settore, oltre che rischiosa e gravosa. Dobbiamo dare una risposta concreta a quei tanti edili che, over 60, sono ancora sulle impalcature, vittime più di altri dei tanti incidenti gravi e mortali.”

Torna il numero 30 per quanto riguarda la “quattordicesima” tanto reclamizzata dal ministro Poletti e dal sottosegretario Nannicini. L’ammontare non è stato reso noto ufficialmente. Ne aveva parlato Nannicini in una intervista. La  montagna ha partorito il topolino. Per quanto riguarda i pensionati con assegno inferiore ai 750 euro mensili si parla di circa 100 euro lordi in più al mese. Ma la cifra è ancora incerta. Per chi ha una pensione inferiore a mille euro  l’aumento sarà di circa 300 euro l’anno. Neppure trenta euro al mese.

Per i lavoratori precoci non ancora noto il testo del provvedimento

Per quanto riguarda il “pacchetto pensioni” ancora “incertezze” restano sul problema dei lavoratori precoci, dal momento che non è stato ancora reso noto il testo finale del governo. Infine l’anticipo pensionistico, con o senza penalizzazioni, entrerà in vigore dal 1 maggio 2017. Tutte le misure in discussione saranno inserite nella legge di Bilancio in uno specifico capitolo che si occuperà del tema pensioni. Le risorse stanziate per il pacchetto ammonteranno a circa 1,5-1,6 miliardi per il 2017, sei miliardi in tre anni. Per quanto riguarda l’Ape in caso di anticipo volontario dovrà essere acceso un prestito ventennale. Il costo della operazione è la riduzione della pensione. Per ogni anno di anticipo la pensione si ridurrà di circa il 4,6%. Per i tre anni si perderà circa il 15% della pensione, oltre alla perdita dovuta ai minori contributi versati. In più vanno messi in conto gli interessi sul prestito e quelli sulla assicurazione. Quanti saranno coloro che rinunceranno a circa il 20% della loro pensione? Si annuncia il fallimento, come avvenne per l’anticipo del trattamento di fine rapporto. Ma non importa. Per Renzi il problema è tenere, comunque, la scena. Lo sa fare e trova chi lo lascia fare. Ma fino a quando?

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