Latitante della camorra preso dopo una fuga durata due anni

Latitante della camorra preso dopo una fuga durata due anni

Si era dato alla macchia da più di due anni per sfuggire ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione di stampo camorristico e traffico di droga, ma la sua fuga è stata interrotta  a Marano di Napoli, dove è stato catturato dai carabinieri. Si tratta del boss della camorra, Egidio Pastella, 38 anni, che la Dda ritiene affiliato al clan Amato-Pagano. Il supericercato Pastella aveva trovato rifugio in una casa di Marano di Napoli e, al momento dell’irruzione dei militari dell’Arma, ha tentato di sottrarsi alla cattura rifugiandosi in soffitta.

Un grido d’allarme intanto arriva da Giuseppe Borrelli, coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che in un’intervista tv parla di: “nuove leve criminali che tentano di affermarsi in porzioni di territorio che appaiono abbandonate a sè stesse”. Per il procuratore aggiunto le “stese di camorra” sono un atto di guerra e bersaglio è anche il cittadino comune: “Siamo dinanzi a un fenomeno estremamente pericoloso che va sì inquadrato in un momento di crisi della criminalità organizzata, ma questi fenomeni iniziali di un nuovo ordine camorristico sono pericolosissimi e necessitano di una risposta attenta, forte e immediata. Un gruppo criminale che va a compiere le ‘stese’ contro una caserma dei carabinieri o in una strada del centro, al di fuori di quei luoghi dove sono normalmente collocate piazze di spaccio – ha aggiunto Borrelli -, dichiara guerra a una parte della città e alle forze dell’ordine: si pone quindi come potere eversivo contro lo Stato e una parte della cittadinanza”. “Mai come in questi tempi le forze di polizia e della magistratura sono riusciti ad arrivare immediatamente alla cattura degli autori di questi omicidi e non a distanza di tempo, sulla base delle dichiarazioni del pentito di turno – ha detto Borrelli – Ma non basta. Questi fenomeni nascono da un momento di crisi della camorra, in quanto derivano dal venir meno di un ordine consolidato. Tuttavia esistono nuove leve che si rendono protagoniste di atti di violenza che servono a rimarcare la loro esistenza”.

“Insieme alle forze di polizia – conclude il coordinatore della Dda -, è possibile riconquistare determinate fette di territorio sottratte allo Stato, ma le istituzioni devono poi conservare il controllo in tutte le altre strutture organizzative. Pensare che dopo aver ripulito alcune parti di territorio, lo Stato non intervenga per evitare forme di microdelinquenza significa sostanzialmente vanificare l’intervento precedente, significa lasciare lo Stato in attesa di nuovi padroni.”

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