Il mezzo flop della missione ExoMars riapre il capitolo su come spendere le poche risorse per la ricerca scientifica

Il mezzo flop della missione ExoMars riapre il capitolo su come spendere le poche risorse per la ricerca scientifica

La comunicazione è stata diffusa direttamente dall’Agenzia spaziale europea (ESA), venerdì 21 ottobre: la sonda spaziale Schiaparelli si è schiantata su Marte durante la discesa verso il pianeta rosso mercoledì 19 ottobre. Nel giro di quattro giorni, la sonda avrebbe dovuto passare da una velocità di 21mila chilometri orari a 10 chilometri orari, per potersi posare sul suolo marziano, evitando di schiantarsi nella piana equatoriale del Meridiani Planum.

Se il fallimento delle operazioni di volo e le ragioni di questo disastroso atterraggio non sono ancora chiaramente definite, un paio di foto scattate dalla sonda americana Mars Reconnaissance Orbiter non lasciano spazi a dubbi di sorta. Si osserva chiaramente il paracadute di 12 metri di diametro su uno spazio bianco della sonda Schiaparelli. E a circa un chilometro di distanza due macchie sulla superficie di Marte, quasi al centro dell’area a forma di ellisse nella quale avrebbe dovuto posarsi il lander della missione ExoMars, Schiaparelli. Una delle due macchie appare più luminosa e può essere appunto associata al paracadute dal diametro di 12 metri, utilizzato da Schiaparelli prima della fase finale della discesa. L’altra macchia, delle dimensioni di circa 15 metri per 40, è più scura e confusa e si trova a circa un chilometro a Nord rispetto al paracadute: è interpretata come il punto in cui è avvenuto l’impatto del lander, da un’altezza stimata fra due e quattro chilometri. Trovare il lander è stato possibile perché Mro era programmata per sorvolare la zona prevista per l’atterraggio ed è esattamente lì che, quando il suo computer ha deciso di spegnere i retrorazzi prima del tempo, Schiaparelli è precipitato da un’altezza compresa fra due e quattro chilometri e alla velocità di 300 chilometri orari. L’impatto, rileva l’Agenzia Spaziale Europea (Esa), potrebbe essere stato così violento da far esplodere il lander, il cui serbatoio era pieno di carburante.

Tuttavia il fatto che Schiaparelli fosse sulla traiettoria giusta per atterrare dove previsto è un dato molto incoraggiante. “L’ingresso di Schiaparelli nell’atmosfera marziana è stato perfetto e il paracadute ha funzionato a dovere”, ha osservato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Roberto Battiston. “Come sempre – ha aggiunto – le cose nello spazio riservano delle incognite. In questo caso ha sbagliato il computer, ma non c’è stato qualcosa di sbagliato dal punto di vista tecnico”. La tecnica messa a punto per questa prima fase della missione ExoMars, ha rilevato, “è quella che ci permette di affrontare la seconda fase della missione, nel 2020”. Della stessa opinione è il responsabile delle operazioni di volo delle missioni dell’Esa, Paolo Ferri: “sembrava davvero improbabile che Mro riuscisse a fotografare il punto dell’impatto e il fatto che abbia avuto successo conferma che la discesa nell’atmosfera stava avvenendo correttamente”. Nei cinque minuti della discesa nei quali ha funzionato regolarmente, Schiaparelli ha registrato e trasmesso 229 Kilobyte di dati: “il 95% di quelli attesi”, ha detto il presidente dell’Asi, e fanno parte dei complessivi 600 Megabyte rilevati e trasmessi a Terra dalla sonda della missione ExoMars, Tgo (Trace Gas Orbiter).

Il Tgo, che deve misurare il gas presente nell’atmosfera marziana a partire dal 2017, è però sano e salvo. Dovrà attendere ancora un anno per stabilizzarsi sull’orbita migliore, frenando progressivamente nel contatto con l’atmosfera superiore di Marte – manovre non prive di rischi. Il volo della prima sonda russo-europea ExoMars può dunque essere considerato come il classico bicchiere, mezzo vuoto o mezzo pieno, un mezzo successo oppure un mezzo fallimento. Di fatto, ad oggi, gli Stati Uniti restano l’unico Paese ad avere avuto successo nelle spedizioni su Marte, con due rover Opportunity e Curiosity, tuttora in attività. Il precedente tentativo europeo del 2003, il Beagle2, non ha mai dato segni di vita. In ogni caso, se tutto dovesse andare per il meglio, resta il Tgo, che servirà per il lancio del robot nel 2020.

Il mezzo fallimento di Schiaparelli potrebbe rendere più difficili i negoziati ESA in dicembre nei confronti dei ministri europei, per un estensione del budget fino a 300 milioni di euro, su un totale di 1,5 miliardi. E nella stessa comunità scientifica europea vi è chi comincia a dubitare dell’utilità per la ricerca astrofisica di tali costosissime imprese spaziali, in un momento, tra l’altro, di costanti e continui tagli per la ricerca teorica. Sono utili per portarci l’uomo, un giorno o l’altro? E come, se non attraverso finanziamenti privati? Ma allora, se è così, lasciamo queste sonde a chi volesse “colonizzare” qualche pezzetto del suolo marziano, e irrobustiamo invece le risorse per la ricerca teorica in fisica, o in astrofisica, o in matematica. Vedrete che i progressi saranno certamente più consistenti e meno fallimentari.

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