Gorino, Ferrara. Storia di una comunità che ha paura di 12 donne africane, che si barrica, espelle. Tutto ciò non è solo xenofobia, è disumanità

Gorino, Ferrara. Storia di una comunità che ha paura di 12 donne africane, che si barrica, espelle. Tutto ciò non è solo xenofobia, è disumanità

La vicenda del piccolo centro di Gorino, frazione di Goro, nel ferrarese, 700 anime a ridosso dell’Adriatico, dove “ben” 12 donne africane, che avrebbero dovuto trovare ospitalità in un ostello, sono state respinte perfino con le barricate, sta muovendo forti interrogativi nell’opinione pubblica nazionale e perfino internazionale. Intanto i fatti.

Il prefetto requisisce l’ostello, la voce si sparge, e qualcuno alimenta l’odio e costruisce le barricate

Gli abitanti avevano eretto barricate già lunedì sera contro l’arrivo delle profughe all’ostello di Gorino, requisito dal prefetto. Una protesta clamorosa contro la decisione di ospitare i migranti da parte di diversi cittadini di Gorino e della vicina Goro, che hanno eretto dei blocchi stradali per impedire il passaggio dei pullman. La protesta in qualche modo ha sortito il suo effetto. Le 12 profughe (di cui una incinta) sono state sistemate a Comacchio (4), Fiscaglia (4) e Ferrara.

La decisione è venuta da una mediazione tra forze dell’ordine e manifestanti e l’intervento del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani e dei colleghi del territorio. Resta attiva una sola barricata nella Provinciale tra Goro e Gorino, dove vengono fatte passare solo le auto. A quanto si è appreso, la protesta sarebbe stata innescata da un corto circuito comunicativo: la requisizione di cinque stanze dell’Ostello Amore-Natura, decisa in mattinata, avrebbe dovuto essere notificata a un’ora dall’arrivo del pullman, ma la notizia è stata data ore prima, dando tempo di preparare la protesta. Che continua. I pescatori hanno annunciato che non andranno in mare e non manderanno i figli a scuola.

I manifestanti avevano posizionato bancali di legno in tre punti d’accesso al paesino del Delta del Po per contrastare la decisione di requisire parzialmente l’ostello bar Amore-Natura. ”Tenuto conto della saturazione delle strutture già funzionanti”, aveva spiegato la Prefettura in una nota nell’annunciare la misura – “è stata decisa la requisizione per ospitare intanto 11 donne, cui si dovranno aggiungere a breve altre sette persone, per un totale di 18 di un gruppo di migranti assegnato alla provincia di Ferrara”. Immediata la sollevazione di alcune decine di residenti dei due paesi affacciati sul Mare Adriatico, con i quali è stata avviata la mediazione, anche per evitare che la tensione aumentasse, che ha portato al dirottamento del gruppo di donne destinate all’ostello. Il prefetto Tortora aveva spiegato che la requisizione ”ha carattere eccezionale straordinario” e aveva rivolto un appello ”ad amministrazioni pubbliche, associazioni di volontariato e strutture ecclesiastiche affinché offrano ogni collaborazione”, anche per ”ulteriori esigenze”, verosimili ”anche a breve”. Il titolare dell’ostello, Filippo Rubini, ha detto alla Nuova Ferrara che una settimana fa, contattata, la struttura si era detta non disponibile ad accogliere i profughi ma che poi la situazione si era concretizzata con l’annuncio dell’arrivo a poche ore dal trasferimento.

Per il prefetto di Ferrara si tratta di “una vicenda tristissima”

Nel corso di una conferenza stampa, il prefetto di Ferrara ha sostenuto che “È stato un episodio tristissimo. Mi avrebbe fatto piacere che i cittadini di Gorino avessero visto di cosa si trattava, se avessero avuto cognizione dei termini del problema forse le cose sarebbero andare diversamente”. A chi gli ha chiesto se la decisione di abbandonare l’ipotesi di accogliere i profughi sia stata una sconfitta dello Stato, il prefetto ha replicato che  “certo non è una vittoria”.  “La gestione di questi problemi – ha detto – va affrontata con buon senso e spirito di collaborazione da parte di tutti. Per questo rinnovo l’appello a istituzioni, enti locali, persone e associazioni ad aiutarci”. Di fronte a chi gli chiedeva se la decisione di cedere alla protesta sia stata condivisa con il Viminale il prefetto ha risposto: “chiedetelo al Viminale”.

Il commento del ministro degli Interni, Alfano: “quella non è l’Italia”

La risposta è giunta a stretto giro, direttamente dal titolare del Viminale, Angelino Alfano: “Di fronte a 12 donne, delle quali una incinta, organizzare blocchi stradali non fa onore al nostro paese. Poi certo tutto può essere gestito meglio, possiamo trovare tutte le scuse che vogliamo, ma quella non è Italia. Quel che è accaduto non è lo specchio dell’Italia. Non mi interessa se la protesta sia stata organizzata o meno – prosegue il titolare del Viminale – io sto a quello che vedo e quello che vedo è qualcosa che amareggia e che non è lo specchio dell’Italia”. Il nostro paese, ha aggiunto, “sono i ragazzi di Napoli che aiutano i soccorritori sul molo quando arrivano i migranti, o il medico di Lampedusa Pietro Bartolo che non guarda a orari”. Dopo la strage di Lampedusa, secondo il ministro, “l’Italia poteva scegliere se girarsi dall’altra parte o essere un paese coraggioso. E noi – ha concluso Alfano – abbiamo scelto di essere l’Italia della fatica e del coraggio. anche sapendo che così facendo si sarebbero persi voti”.

La Lega ha soffiato e ancora soffia sul fuoco della disumana e collettiva rabbia xenofoba. “Sono eroi, nuovi resistenti”, afferma il capogruppo leghista in Consiglio Regionale emiliano

Incredibile ma vero, per la Lega, gli abitanti di Gorino, che si sono macchiati di una vicenda così grave, sono degli eroi: “”Grazie a chi ha manifestato la scorsa notte – dichiara il capogruppo leghista e segretario Lega Nord Ferrara Alan Fabbri – grazie a chi ha lottato per far vincere la democrazia e il buon senso. I cittadini di Gorino sono per noi i nuovi eroi della Resistenza contro la dittatura dell’accoglienza. Abbiamo sostenuto, e continueremo a farlo, in ogni sede e in ogni modo, la loro protesta. Se il prefetto e il Pd, con la complicità del presidente della Provincia Tagliani, si illudono di poter fare qualsiasi cosa sopra la testa dei cittadini si sbagliano di grosso. Lo abbiamo dimostrato a Gaibanella, lo abbiamo dimostrato a Gorino e continueremo a farlo. La Lega c’è.  Chi ha passato la notte in trincea per difendere il proprio territorio e la democrazia dai nuovi despoti è un eroe – rimarca Fabbri -. La forza del popolo ha consentito di vincere la follia di prefetture che requisiscono locali per darli agli immigrati e di dare una lezione di stile a Tiziano Tagliani che, da presidente della Provincia, si comporta in modo complice: evidentemente pensa di assolvere al proprio dovere di promuovere il territorio del Delta del Po piazzando immigrati clandestini in ogni dove”. Ora, al di là dell’evidente pretestuosità della vicenda a scopi di lotta politica, questo commento manifesta ampiamente una cultura xenofoba che sta purtroppo prendendo piede anche in Italia, e in zone, come l’Emilia, storicamente accoglienti e “calde” con gli ospiti, da qualunque parte provengano. Pare davvero ridicolo, se non fosse di una gravità inaudita, sostenere che quei cittadini sono “i resistenti contro la dittatura dell’accoglienza”. Certe parole forti e di forte impatto emotivo, certe parole che creano un nemico che nemmeno ha la forza di parlare né di difendersi, come lo sono le donne giunte via mare, dopo una drammatica traversata del Mediterraneo, sono del tutto irresponsabili, soprattutto se pronunciate da uomini delle istituzioni, qual è il capogruppo leghista in Consiglio regionale. Passi pure la polemica politica, anche dai toni aspri, ma dare medaglie di eroismo per aver messo su barricate contro 12 donne, deboli, sfinite, affamate, per evitare di ospitarle, permettetecelo, alimenta la diffusione della xenofobia, della paura dell’altro, ed è un atto disumano.

La vicenda ormai è rimbalzata come atto di xenofobia sulle agenzie internazionali. La diocesi di Ferrara prende le distanze

Non a caso, la vicenda è stata poi ripresa e rilanciata dalle agenzie internazionali con il terribile giudizio di atto di xenofobia “all’italiana”, che non corrisponde all’antica e straordinaria civiltà di accoglienza dello straniero degli italiani, come scrivono l’Associated Press e come si dice nel pezzo delle news dell’americana Fox. La chiesa locale di Ferrara ha capito per tempo, infine, che la posta in gioco si era alzata notevolmente, che l’asticella della cattiveria collettiva era stata ormai superata, e ha cercato di prendere le distanze da un atto che considera ripugnante “per la coscienza cristiana”. “In queste ore drammatiche, in cui tante città italiane sono chiamate a rispondere all’emergenza umanitaria che ogni giorno si fa più preoccupante, la Chiesa di Ferrara-Comacchio è vicina a coloro, donne e bambini in particolare, che hanno vissuto sul nostro territorio una notte così difficile e ostile, che ripugna alla coscienza cristiana”, si legge in una nota dell’arcidiocesi dedicata ai fatti di Gorino, firmata dal vicario generale, monsignor Massimo Manservigi, e pubblicata sul sito del settimanale diocesano La Voce di Ferrara. “Quanto prima”, prosegue la nota, l’arcivescovo Luigi Negri “si recherà a far loro visita, sia alle persone ospitate presso realtà ecclesiali che a tutte le altre, per manifestare la vicinanza e la fraternità della nostra Chiesa locale, che ha seguito in queste ore la loro odissea”.

Share

Leave a Reply