Gerusalemme. La Risoluzione sulla Spianata delle Moschee, attaccata da Renzi, col favore del governo ultranazionalista israeliano, tende invece ad evitare la strage dei palestinesi. Altro che antisemitismo. Noi siamo con la Palestina

Gerusalemme. La Risoluzione sulla Spianata delle Moschee, attaccata da Renzi, col favore del governo ultranazionalista israeliano, tende invece ad evitare la strage dei palestinesi. Altro che antisemitismo. Noi siamo con la Palestina

Un voto “allucinante”, una risoluzione “inaccettabile” che va “contro Israele”. L’Italia ha commesso un “errore” andando “in automatico”. Ma su questi temi, “se c’è da rompere l’unità europea, che si rompa”. Queste parole del premier Matteo Renzi hanno fatto il giro del mondo, a proposito della risoluzione dell’Unesco sui luoghi sacri di Gerusalemme, e soprattutto del Monte del Tempio o Spianata delle Moschee. Un attacco durissimo che arriva a tre giorni dal voto del documento, sul quale l’Italia si è astenuta. Renzi guadagna la gratitudine di Israele, dei partiti della destra, non solo italiani, della comunità ebraica nazionale e internazionale, ma anche una marea di polemiche, con la richiesta di dimettersi o di far dimettere il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, da un lato, e le giuste e sacrosante osservazioni critiche da parte di Sinistra italiana, degli amici dei palestinesi e dei movimenti palestinesi. Il voto e le polemiche sulla Risoluzione Unesco hanno aperto il vaso di Pandora politico della madre di tutto il conflitto mediorientale: la soluzione della questione palestinese. Gerusalemme Est è un problema che si risolve con la politica, non con gli slogan, o peggio con la propaganda del governo israeliano, che nasconde ben altre e precise strategie di attacco al popolo palestinese.

Il premier era a Bruxelles quando ha deciso, in un’intervista a Rtl, di commentare l’astensione dell’Italia sulla risoluzione. Le sue parole sono durissime: “E’ una vicenda allucinante, ho chiesto al ministro degli Esteri di vederci subito al mio ritorno a Roma. E’ incomprensibile, inaccettabile e sbagliato. Ho chiesto espressamente ieri ai nostri di smetterla con queste posizioni. Non si può continuare con queste mozioni finalizzate ad attaccare Israele”. E mentre a Roma alcuni media cominciavano a parlare di una ‘convocazione’ del titolare della Farnesina, a Bruxelles, concluso il vertice europeo, Renzi precisava: “Non ho convocato il ministro, si convocano gli ambasciatori degli altri paesi, ho detto solo di volergli parlare, cosa che ho fatto”. Il voto italiano di astensione, sembra sostenere Renzi, è frutto di una consuetudine, è stata una “posizione tradizionale nel senso che tutti gli anni va in automatico un voto di questo genere. Penso si debba ridiscutere e riflettere: non è certo colpa dell’ambasciatore” all’Unesco, ma di linea politica “e su questo è stato fatto un errore”. Ora, tuttavia, Renzi non conforta con dati precisi questa tesi, decisamente curiosa: stiamo parlando del patrimonio artistico e culturale dell’umanità, affidato all’agenzia Onu specializzata, l’Unesco, appunto, ed è evidente che in certe aree del pianeta sia anch’esso elemento sostanziale, parte integrante, di qualche conflitto in corso. Come quello tra Israele e Palestina, appunto, del tutto irrisolto, soprattutto per ciò che concerne la parte orientale di Gerusalemme. Se la Spianata delle Moschee o Monte del Tempio o Muro del Pianto ha assunto una valenza politica, è per assoluta responsabilità di qualche governo israeliano, altro che voto di routine. Quel Renzi, filogoverno israeliano della destra oltranzista, minaccia perfino di  spaccare “il fronte europeo”, parlando di una risoluzione contro la quale hanno votato Usa, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Estonia e Olanda mentre Roma si è astenuta assieme a Francia e Spagna.

La Risoluzione della discordia all’Unesco

24 paesi a favore, 6 contro, 26 astenuti, 2 non presenti al momento della scelta: questo il risultato del voto con il quale i 58 membri dell’Unesco hanno approvato la settimana scorsa la contestata Risoluzione (n.25) sulla ‘Palestina Occupata’ nella quale ci si riferisce a Israele come “potenza occupante” e si affronta la situazione di Gerusalemme, ma anche di Hebron e della ricostruzione di Gaza. La Risoluzione – presentata al Consiglio da Egitto, Algeria, Marocco, Libano, Oman, Qatar e Sudan – è stata accusata da Israele e dalle comunità ebraiche (Italia compresa) principalmente di non tenere in conto i legami millenari tra ebrei e Gerusalemme usando la terminologia araba come indicazione per luoghi sacri anche agli ebrei, oltre che ai cristiani. In particolare quella di Al-Aqsa Moschea/Al-Haram Al-Sharif per il complesso della Spianata delle Moschee senza indicare la dizione ebraica di Monte del Tempio (Temple Mount in inglese). Oppure quella di Al-Buraq Plaza, citata tra virgolette anche con il nome inglese di ‘Western Wall’ (Piazza del Muro Occidentale) dove sorge il Muro del Pianto (bastione superstite del Tempio) che gli ebrei indicano come ‘Kotel’. La Risoluzione ribadisce tuttavia “l’importanza della Città vecchia di Gerusalemme (e delle sue Mura) per le tre religioni monoteiste” ma al tempo stesso denuncia tutta una serie di violazioni degli accordi internazionali e in particolare dell’Haram al Sharif, compiute – secondo l’Unesco – da Israele per quanto riguarda lo status quo storico della Spianata delle moschee (Monte del Tempio), ancora formalmente sotto tutela giordana. Tra i 24 paesi a favore della Risoluzione ci sono – oltre quelli che l’hanno presentata – anche l’Iran, il Pakistan, il Bangladesh, la Russia, la Cina, Brasile e Messico. In quelli astenuti ci sono – oltre l’Italia che già ad aprile scorso aveva avuto la stessa posizione in una prima votazione sulla Risoluzione – paesi europei come la Francia, la Spagna, la Grecia, la Svezia, l’Albania, la Slovenia, l’Ucraina ma anche l’Argentina e il Giappone.

Il ringraziamento a Renzi della Comunità ebraica di Roma

“E’ chiaro che le parole del presidente del Consiglio Matteo Renzi in merito alla votazione Unesco su Gerusalemme ci confortano, è già una prima risposta ad una nostra posizione netta di sdegno per la decisione italiana di astenersi. Però ora ci si aspetta che la delegazione italiana dia a sua volta delle risposte rispetto ad una decisa presa di posizione di Israele e si pongano in atto i correttivi”, afferma Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma, a margine della conferenza stampa di presentazione di un viaggio della memoria nel campo di Auschwitz-Birkenau che nei prossimi giorni giorni vedrà impegnati medici e ricercatori dell’Ospedale Israelitico e dell’ospedale Bambino Gesù di Roma. Dureghello sottolinea che i correttivi devono riguardare “aspetti che diversamente finiscono con il favorire la diffusione di atteggiamenti di antisemitismo”. Ora, ci si chiede cosa c’entri la Risoluzione Unesco con la diffusione dei sentimenti antisemiti. La Comunità ebraica romana fa bene ad esprimere una sua posizione prima polemica e poi soddisfatta sul merito del voto all’Unesco, e sull’astensione dell’Italia. Rientra nel suo diritto farlo, nell’Italia repubblicana e democratica. Tuttavia, ci permettiamo di dissentire dal legame tra Risoluzione e antisemitismo. Possibile che tutte le volte in cui qualcuno chiama in causa le responsabilità enormi dei governi ultranazionalisti israeliani debba sentirsi dare dell’antisemita?

L’apprezzamento del governo israeliano, guidato dal falco dell’ultradestra Benjamin Netanyahu

Dal governo israeliano è arrivato apprezzamento per il duro intervento del premier, Matteo Renzi. “Ringraziamo e ci felicitiamo con il governo italiano per questa importante dichiarazione”, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri, Emmanuel Nahshon. Fonti del governo israeliano hanno riferito ad Haaretz che l’intervento di Renzi fa seguito a un pressing dell’ambasciata a Roma guidata da Ofer Zaks e dalla comuntà ebraica in Italia e dimostra “la comprensione di Renzi della verità storica e del tentativo che è stato fatto di eliminare una parte della storia del giudaismo e della cristianità a Gerusalemme”. Anche questa dichiarazione è parzialmente vera, perché nella Risoluzione si afferma esattamente il contrario, la centralità di quel luogo, sacro alle tre religioni monoteiste, e per questa ragione nessuno ha eliminato nulla. Ammesso che si possa eliminare “parte della storia del cristianesimo e del giudaismo” con una risoluzione burocratica dell’Unesco. Siamo seri.

Le reazioni contrarie di Sinistra Italiana e dei movimenti palestinesi

“Ciò che troviamo veramente allucinante è che il presidente del Consiglio Renzi non trovi mai le parole per criticare le continue violazioni dei diritti umani da parte del governo di Israele nei confronti del Popolo Palestinese, o per riconoscere il diritto di questo Popolo ad avere un suo Stato così come deciso dal Parlamento italiano”, ha dichiarato in una nota Erasmo Palazzotto, deputato di Sinistra italiana e vicepresidente della commissione Esteri di Montecitorio, commentando l’attacco del capo del governo alla risoluzione Unesco su Gerusalemme. “Ed invece il nostro premier – ha osservato ancora Palazzotto – ne trova fin troppe per difendere il tentativo di derubare quel popolo pure della sua storia. Anche a costo di smentire il proprio ministro degli Esteri”.

“Inaccettabili e spiacevoli”. Con queste parole Nabil Shaath, esponente del comitato esecutivo del movimento palestinese Fatah, ha commentato le dichiarazioni del premier Matteo Renzi. “Rifiutiamo queste dichiarazioni – ha detto Shaath ad Aki-Adnkronos International – e le consideriamo inaccettabili e contrarie alla politica europea e anche alla posizione italiana, che appoggia da sempre il processo palestinese. Sono veramente dichiarazioni spiacevoli”. “Riteniamo – ha proseguito il dirigente palestinese – che non bisogna essere contro le decisioni dell’Unesco, ma renderle utili e costruire su di queste. Auspichiamo che gli amici in Italia non cadano nel tranello israeliano, che vuole cambiare la storia per giustificare gli insediamenti e rendere ebraica Gerusalemme, ai danni dei suoi abitanti palestinesi, sia musulmani che cristiani”. “Questa decisione dell’Unesco – ha aggiunto Shaath – cerca di rimettere la situazione al suo stato naturale e bisogna guardarla in questa prospettiva. Israele, isolato a livello internazionale, cerca di fare pressione su alcuni paesi europei per giustificare la sua occupazione dei Territori palestinesi e la sua continua violazione ai danni dei palestinesi, agendo a favore dei coloni estremisti che controllano il governo israeliano”.

Per concludere: se siamo d’accordo con queste ultime considerazioni, la comunità ebraica romana ci taccerà, esagerando, di antisemitismo. Se siamo d’accordo invece con le parole di Renzi, corriamo il rischio di appoggiare un governo israeliano che ha compiuto le atrocità di una guerra su Gaza, uccidendo migliaia di bambini e di civili. Non c’è una via di mezzo, una posizione occorre assumerla. Noi siamo col popolo palestinese, contro le palesi violazioni del governo di Netanyahu. Correremo il rischio dell’accusa di antisemitismo, contro la quale abbiamo anche noi solidissime argomentazioni.

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