Franco Martini, segretario confederale Cgil, intervistato da Rassegna sindacale. Contrattare nel terzo millennio, la nuova sfida

Franco Martini, segretario confederale Cgil, intervistato da Rassegna sindacale. Contrattare nel terzo millennio, la nuova sfida

Franco Martini, segretario confederale della Cgil, ospite all’assemblea generale della Filcams. “Dobbiamo immaginare un percorso fatto di momenti di non lavoro: perciò è fondamentale parlare dei diritti di cittadinanza per le nuove generazioni”.

“La contrattazione che conoscevamo e di cui abbiamo parlato fino a ieri è figlia di un’epoca nella quale il mondo del lavoro era quello dell’economia manifatturiera o del pubblico impiego. Un lavoro strutturato che oggi non c’è più. Oggi prevalgono le figure e i contratti cosiddetti ‘destrutturati’, si è allargata la precarietà, il contratto a tempo indeterminato non è più prevalente. La sfida è andare oltre i confini, rovesciare le certezze della tradizione e rifiutare gli approcci dogmatici”. Franco Martini, segretario confederale della Cgil, rilancia l’idea di nuove relazioni industriali dall’assemblea generale della Filcams, appuntamento con il quale la sigla di categoria si è messa alla ricerca di nuove frontiere per l’inclusione.

Rassegna Di fronte a queste novità storiche irreversibili cosa può o deve fare il sindacato?

Martini Dobbiamo confrontarci con la fine del processo che redistribuiva la ricchezza. Con il fatto che la metà degli studenti che entrano oggi nel ciclo scolastico faranno mestieri che oggi non esistono. Per reinventare la contrattazione dobbiamo ricordarci a cosa serve: se è lo strumento attraverso il quale tuteliamo chi lavora, ciò significa semplicemente parlare al mondo del lavoro nuovo, domandarsi cosa sarà il contratto collettivo del terzo millennio, evitare che diventi archeologia sindacale.

Rassegna Il recente caso di Foodora qui a Torino è emblematico: i lavoratori vengono “scaricati” tramite smartphone con una app…

Martini Nel momento in cui la Cgil organizza il referendum per abolire i voucher, un’azienda ‘inventa’ il nuovo e moderno cottimo, la gig economy. Gig sta per cachet, detto in francese, quello che prendono gli attori quando fanno gli spettacoli. Foodora ha trovato un modo nuovo per assumere e licenziare: non c’è più impresa né collocamento. È solo un’applicazione. Con una piccola differenza: il voucher è di 7 euro e mezzo, quell’azienda paga 2 euro e mezzo.

Rassegna Di pari passo con il lavoro, quindi, deve cambiare anche la rappresentanza?

Martini Sì certo, è chiaro che il tema della contrattazione si collega a quello della rappresentanza. Il sindacato deve saper rappresentare tutti e parlare a tutti e deve conseguentemente anche cogliere i nuovi bisogni. Nei decenni trascorsi era proprio il lavoro una delle sedi principali di costruzione dei diritti. Oggi non è più cosi.

Rassegna Questo significa parlare della condizione dei giovani. Per loro la prospettiva di un impiego nello stesso luogo per 35 anni è una chimera. Come si può rispondere?

Martini Si risponde immaginando un percorso fatto anche di momenti di non lavoro. Perciò diventa fondamentale parlare di diritti di cittadinanza delle nuove generazioni e, di conseguenza, connettere la contrattazione in azienda con gli altri livelli: sicuramente con il contratto nazionale, che diventa lo strumento universale, ma anche con la contrattazione territoriale e quella sociale.

Rassegna La Filcams è in prima linea su questo fronte. Ci puoi fare un esempio che riguarda la categoria?

Martini Trent’anni fa i centri commerciali non esistevano. Oggi, se vuoi rappresentare e tutelare la condizione di una giovane cassiera, che magari è anche mamma, spesso è figlia con genitori anziani, qualche volta separata o single, devi anzitutto consentirle di andare al lavoro. Ma come si può fare se imponi un modello lavorativo che ti porta all’obbligo del lavoro festivo e domenicale? A prescindere da questo, in generale devi avere una struttura esterna che lo permette, quindi mobilità, servizi alla persona, asili nido. Ecco perché contestiamo al governo e alla Confindustria l’idea che il futuro della contrattazione debba essere prevalentemente aziendale, perché in quel modo si parlerebbe solo a una parte del mondo del lavoro.

Da Rassegna.it

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