Federconsumatori. Istat: nessuna ripresa del potere di acquisto delle famiglie, costrette ancora a troppe rinunce. Necessario un piano shock per una vera ripresa

Federconsumatori. Istat: nessuna ripresa del potere di acquisto delle famiglie, costrette ancora a troppe rinunce.  Necessario un piano shock per una vera ripresa

Decisamente ottimistici e sovrastimati i dati diffusi oggi dall’Istat sul potere di acquisto delle famiglie. Il reddito sarebbe aumentato, nel secondo trimestre 2016, dell’1,1% e addirittura del 2,9% sull’anno. Una realtà parallela, quella che emerge da questi dati, che non trova alcun riscontro nella vita che i cittadini conducono, nelle difficoltà che affrontano, nelle rinunce alle quali sono costretti ogni giorno.

Vorremmo ricordare, in tal senso, la contrazione dei consumi dal 2008 (vedi tabella sottostante), con un focus relativo ai consumi più delicati e fondamentali, relativi all’alimentazione ed alla salute. Basta osservare tale andamento per capire la situazione di estremo disagio in cui vive la maggior parte delle famiglie. E basta guardare ai dati sulla disoccupazione per capire come i redditi delle famiglie non accennino a riprendersi.

Contrazioni quantitative
Dal 2008 al 2016 Euro
Alimentazione -11,50% -638
Salute -28,90% -644
Abbigliamento e calzature -26,80% -672
Arredamento ed elettrodomestici -20,12% -462
Cultura e tempo libero -14,80% -337
tot. parziale   -2753
Altre voci   -418
TOTALE   -3171

“Per questo è indispensabile tornare con i piedi per terra, prendere atto della situazione reale (ancora estremamente allarmante) e avviare un serio piano per la ripresa, che punti sulla vera redistribuzione dei redditi e sulla risalita della domanda occupazionale” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

In tal senso è necessario avviare quel Piano Straordinario per il Lavoro che richiediamo da tempo, che punti sulla modernizzazione, la messa in sicurezza antisismica, l’innovazione, la ricerca e la valorizzazione dell’offerta turistica, per  rimettere in moto il mercato occupazionale e, con esso lo sviluppo e la crescita dell’intera economia.

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