Ecce legem. La manovra alle Camere. C’è molto da cambiare. Investimenti fantasma. Il j’accuse di Boeri sulle pensioni

Ecce legem. La manovra alle Camere. C’è molto da cambiare. Investimenti fantasma. Il j’accuse di Boeri sulle pensioni

Ecce legem. Ci riferiamo alla tanto attesa legge di Bilancio sui cui contenuti si discute da mesi. Ma di quale testo si parla, di quello inviato alla Commissione Ue che ci ha chiesto “chiarimenti”, forse qualcosa di più, o di quello messo in cantiere in fretta e furia in questi giorni quando diventava impossibile rinviare ulteriormente il passaggio alle Camere del documento che indica le misure che il governo intende mettere in campo per affrontare la situazione economica ed i riflessi sociali del nostro paese? L’interrogativo è legittimo perché ancora ci si muove su indiscrezioni che compaiono sui giornali. Si dice che il testo messo a punto e inviato al presidente della Repubblica sia composto da 104 articoli e non dai 120 inviati a Bruxelles. Sarebbe interessante conoscere cosa è scomparso dal disegno di legge. Gli stessi presidenti di alcune Commissioni di Camera e Senato si lamentano, Damiano in primo luogo, come pubblichiamo in altra parte del giornale, che interviene sul problema degli esodati, Sacconi che riprende una affermazione del presidente dell’Inps secondo cui il debito pensionistico aumenterebbe di 44 miliardi secondo quanto previsto dal governo. Non si tratta di questioni di poco conto, riguardano la vita di milioni di persone.

Una firma di Mattarella molto veloce, forse troppo, invia  la legge al Parlamento

Il decreto di autorizzazione alla presentazione alle Camere è stato firmato velocemente dal presidente della Repubblica. Forse anche troppo velocemente. Nella stessa nota del  Quirinale con la quale è stato dato l’annuncio della firma si legge: “L’esame del disegno di legge si presenta quest’anno particolarmente impegnativo, trattandosi della prima occasione nella quale si applicano le regole sulla struttura del bilancio introdotte dalla legge 24 dicembre 2012, n. 243, sulla cui base il Parlamento è chiamato a valutare i contenuti del provvedimento secondo le procedure previste dai regolamenti parlamentari”. La domanda: perché è stato presentato con ritardo, dopo l’invio del documento a Bruxelles? Ancora: perché il Parlamento è stato tenuto all’oscuro di cosa bolliva in pentola, perché non si è rispettata la data del 20 ottobre prevista per legge per l’invio alle Camere e si è preferito fare uscire “indiscrezioni”, tutte pilotate per saggiare gli umori delle forze politiche, di quelle sociali, dei sindacati che si sono cimentati, inutilmente, in dibattiti, confronti convegni. Forse leggendo ancora una volta indiscrezioni, a questi interrogativi c’è un risposta.

Ancora indiscrezioni su una legge chiaramente elettorale

Una legge centrata sull’aumento del debito pubblico per far fronte ai tanti annunci, impegni, una tantum sparse a piene mani, insomma una legge chiaramente elettorale, era meglio non metterla in piazza ufficialmente, lasciar scorrere il fiume delle indiscrezioni, evitare che si aprisse un dibatto pubblico facendo emergere la pochezza di una legge che non darà ossigeno al Paese. Ciò non sarebbe stato certamente un buon viatico per l’esame che la Commisione Ue, che aveva espresso molti dubbi e faceva sapere ancor prima di ricevere il testo che i numeri della manovra andavano rivisti. Del resto come fa il governo ad essere credibile quando dopo aver lanciato il progetto Industria 4.0 si va a leggere, sempre indiscrezioni, che il fondo per gli investimenti pubblici sarà di 1,9 miliardi per il 2017 e poi di circa 3 miliardi fino al 2032. Certo piani a lungo respiro sono necessari, per esempio per la messa in sicurezza del suolo, ma ipotizzare un percorso che dura sedici anni forse è un po’ troppo, una presa in giro. Così come quando si indicano per il “comparto pubblico” fondi per 1,9 miliardi, senza specificare qual è l’uso che ne viene fatto e si lascia intendere che serviranno per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, si compie un vero e proprio falso. Perché solo una parte di questa somma verrà utilizzata per rinnovare un contratto bloccato da otto anni. Fatti i conti, gli aumenti salariali sarebbero di circa 50 euro mensili per quest’anno e di 13 euro per l’anno prossimo. E su questi numeri si gioca una partita sporca perché gli aumenti di cui si parla sono  al lordo. Al netto si arriva a 30 euro.

Il governo ha puntato tutto sull’Ape scambiandolo come il sale della riforma

Infine le pensioni. Si possono avere sorprese, in negativo, anche rispetto al “verbale” sottoscritto dai sindacati che, a fronte della necessità di una reale riforma del sistema, affrontava solo alcune questioni, certo importanti ma non all’altezza della dimensione di un sistema pensionistico che vede  più di undici milioni di pensionati, il 63,4 del totale, che hanno assegni inferiori ai 750 euro. Da qui bisognava partire. Invece il governo  ha puntato tutto sull’Ape, scambiando una decisione sgangherata come il sale delle riforma del sistema. Non solo, il presidente dell’Inps Tito Boeri afferma che “ciò che è scritto nella legge di bilancio aumenta il debito pensionistico di circa 20 miliardi”. Ancora, “se l’Ape venisse rinnovato e diventasse una forma strutturale ci sarebbero altri 24 miliardi in più”. “Le nostre proposte –  afferma – riducevano il debito pensionistico ed era anche prevista una riduzione parziale di certe pensioni attuali. Abbassavamo così il debito pensionistico di circa il 4% del Pil”. Un j’accuse in piena regola, di fronte al quale il governo, il ministro Poletti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, l’autore dell’Ape, non possono fare spallucce. Sempre Boeri, per quanto riguarda gli interventi di salvaguardia per gli esodati, ha detto a chiare lettere: “Mi sembra che gli impegni del  governo non siano credibili”.

Il passaggio in Parlamento sarà seguito attentamente da Bruxelles, così come le dichiarazioni che Renzi e Padoan vanno facendo che non contribuiscono a creare un clima “disteso” con la Commissione.  Un primo passaggio si avrà alla fine del mese. Non ci sarà nessuna bocciatura, dicono i soliti bene informati. Ma l’Italia non può insistere sul fatto che la legge di bilancio non si cambia. Io do una cosa a te e tu dai una cosa a me. Uno scambio alla pari. Magari eliminando qualcuna delle 104 voci, tipo torneo di Golf, mondiali di sci, tanto per indicarne qualcuna. Si aprirebbe così un percorso di confronto e di discussione per  arrivare ad una decisione il giorno dopo il referendum, quando si riuniranno i ministri finanziari. A primavera potrebbe trovare posto una manovra di correzione. Salvati così capra e cavoli? Forse, ma la crescita, il lavoro, l’eguaglianza, rimarrebbero voci nel deserto.

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