Def. Renzi mette l’elmo e col fido Padoan dichiara la guerra. Ma il prode Anselmo non tornò a casa. Pessimismo dell’Istat

Def. Renzi mette l’elmo e col fido Padoan dichiara la guerra. Ma il prode Anselmo non tornò a casa. Pessimismo dell’Istat

Renzi ci ricorda il prode Anselmo, il crociato in partenza per la Palestina. Una ballata di cui tutti sappiamo le prime due strofe ma ci fermiamo lì. Invece il meglio è proprio nelle ultime strofe. Scritta nella seconda metà del 1800 da un professore cui si era rivolto uno studente che non riusciva a concludere il compito a casa che gli era stato assegnato, la ballata appunto. Così nasce prode Anselmo che  non tornerà mai più  a casa. Era talmente scaltro che pensò bene di  mettere nel “cimier” dell’acqua che poteva tornargli utile quando avesse avuto sete. Era talmente scaltro, il nostro crociato  da non accorgersi che nel “cimier” c’era un forellino, da cui l’acqua era fuggita via.  In tre giorni morì di sete.

Così inizia la ballata del Crociato:

Passa un giorno, passa l’altro/Mai non torna il prode Anselmo/Perché egli era molto scaltro/Andò in guerra e mise l’elmo… Mise l’elmo sulla testa/Per non farsi troppo mal/E partì la lancia in resta/A cavallo d’un caval.

La “tragedia” finale per colpa di un forellin

La ballata racconta le avventure del nostro crociato avvolto da una tunica di ferro battuto, la sua bella gli dà un bacio, gli dona un anello, una fiaschetta di mistral, lui parte, un viaggio in mare, arriva alla terra di Costantino. Ed ecco la “tragedia” finale.

Ma nell’elmo, il crederete?/C’era in fondo un forellin/E in tre dì morì di sete/Senza accorgersi il tapin/Passa un giorno, passa l’altro/Mai non torna il guerrier/Perché egli era molto scaltro/Andò in guerra col cimier/Col cimiero sulla testa/Ma sul fondo non guardò/E così gli avvenne questa/Che mai più non ritornò.

Def e referendum  costituzionale una miscela esplosiva

Che c’entra Renzi Matteo? C’entra eccome. L’unica differenza dal “crociato” è che lui partì da solo mentre il nostro premier si è portato con sé Pier Carlo Padoan. Insieme hanno dichiarato guerra al mondo nel sacro nome della nota di aggiornamento al documento di Economia  e Finanza ( Def) che il 17 dovrà essere presentato a Bruxelles al vaglio della Ue, visto che il 15 è sabato. I due ricordano un’altra coppia celebre di un poema altrettanto celebre, ma il paragone potrebbe risultare del nostro Paese già abbondantemente disastrato. Per quanto riguarda Renzi Matteo si gioca anche il suo futuro. Se mettete insieme il Def con il referendum costituzionale, si capisce ancor meglio che siamo, o meglio lui, Renzi Matteo è nel bel mezzo di una  miscela esplosiva. Ha mobilitato tutti i sui ministri perché si diano da fare, promuovano iniziative per il sì, cerchino di “ammorbidire” i sindacati con qualche iniziativa, qualche tavolo di confronto aperto, mettendo nero su bianco anche impegni per il futuro, a partire dal 2017. Ma c’è bisogno di mettere nero su bianco per quanto riguarda la manovra, il def. Anche lo zero virgola qualcosa, vuol dire maggiori risorse. Ecco, allora, la “guerra dello zero virgola” dichiarata da Renzi Matteo. Ecco quel più 1% che Renzi e Padoan vogliono in tutti i modi accreditare. Vale oro, oro colato, per l’oggi e per il 4 dicembre in particolare quando gli italiani saranno chiamati alle urne per il referendum. Renzi non può presentarsi a mani vuote, qualche mancia pre elettorale deve pur trovarla. In tutti i modi il Pil per il 2017 deve raggiungere l’1%. Altrimenti c’è già chi pensa, nello staff degli economisti, si fa per dire, renziani, ad un deficit più alto contrattando con Bruxelles per aumentare il debito, dando vita alla manovra prevista senza copertura finanziaria. Così ci potrebbero scappare mance e mancette giocando sulla pelle di coloro che vivono nelle condizioni più disagiate.

Il premier ha un chiodo fisso. “I soldi ci sono, ho ragione io”. Tutto lo smentisce

Non è un caso che il premier, ovunque si trovi, con chiunque lo intervisti, affermi che “i soldi ci sono, ho ragione io”. Per ora siamo in presenza di una situazione a dir poco anomala, il prestigio del nostro Paese sotto i piedi. E’ la prima volta nella storia del Parlamento in questo dopoguerra che l’ Autority dei conti pubblici, l’Ufficio parlamentare di Bilancio, rifiuti di validare la nota di aggiornamento al Def, perché “fuori linea” per “eccesso di ottimismo”. La nota era stata approvata in fretta e furia dal Consiglio dei ministri, con i media che avevano  esultato, lasciando filtrare, ancor prina della conclusione della riunione, notizie ottimistiche. Poi si sono dovuti ricredere quando nessun organismo economico, italiano, europeo, mondiale, ha preso per buoni quei numeri approvati in neppure un’ora. Nello stesso Pd, la minoranza è arrivata la richiesta di fermare l’iter del provvedimento facendo capire che poteva scapparci anche un voto contrario.

Il ministro  deve tornare in Parlamento per dare conto del fantomatico 1%

Nella stessa maggioranza i malumori si stanno addensando mentre le opposizioni hanno raccolto le firme necessarie  per richiamare il ministro Padoan in Aula per spiegare perché c’è tanta insistenza sul quell’1% che la stessa Banca d’Italia, la Corte dei Conti rfitengono un “obiettivo ambizioso” e niente più. “Fra un anno – ringhia Renzi Matteo – vedremo chi aveva ragione. Di questo periodo sempre la stessa solfa”. Meno male che fa a meno di parlare di “gufi” perché sarebbero troppi. A quelli già elencati sono da aggiungere Bce, Fondo monetario, Ocse, perfino Confindustria si fa guardinga dopo le lodi sperticate per il “piano” Industria 4.0, già catalogato fra le cose che si dicono, poi si dimenticano. Arriva anche l’Istat che, con la nota mensile, raffredda i bollenti spiriti di Renzi e Padoan, cui per dovere di cronaca si aggiunge anche il viceministro dell’Economia Enrico Morando. Non poteva lasciare solo il Padoan e se ne esce con una frase infelice: “Ci sono scelte che hanno moltiplicatore elevato – dice – e scelte che hanno effetti sul prodotto molto piò modesti”. Neppure uno studente al primo anno di Economia se la sentirebbe di fare una simile affermazione. Ma tant’è. A Bersani non resta che dire: “Una situazione  imbarazzante, spero si chiarisca”. Stando alla nota dell’Istat c’è poco da chiarire.

Istat. “Persistente debolezza dell’economia italiana anche per i prossimi mesi”

L’Istituto, sempre “benevolo” nei confronti del premier, parla di “persistente debolezza dell’economia italiana”. Cita il rallentamento del commercio. “A livello internazionale prosegue la fase di decelerazione degli scambi mondiali e di rallentamento dell’attività economica nell’area euro. In Italia il settore manifatturiero ha evidenziato lievi miglioramenti, mentre le famiglie hanno incrementato i loro risparmi”. Quello  che per taluni “economisti” renziadi  è un dato positivo, è invece “un segnale negativo – dice Istat – per l’andamento generale del Paese, perché ad un aumento della propensione ad accantonare risorse corrisponde una diminuzione dei consumi”. Ancora: “I prezzi al consumo sono tornati ad aumentare dopo 7 mesi” e ciò si deve soprattutto al petrolio. Infine uno sguardo al futuro prossimo: “L’indicatore anticipatore dell’economia suggerisce per i prossimi mesi un proseguimento della fase di debolezza dei livelli di attività”. A settembre il clima di fiducia dei consumatori ha segnato la seconda flessione consecutiva, mentre le aspettative delle imprese sono risultate in miglioramento. Ma si sono attestate sui livelli dello scorso giugno. “L’indicatore composito anticipatore – segnala Istat – aggiornato tenendo conto delle informazioni più recenti, segna nell’ultimo mese l’ottava variazione negativa consecutiva”.

Conclusioni: ci pare di poter dire che nel “cimier” di Renzi e di Padoan c’è qualche foro di cui non si sono accorti o fanno finta di non accorgersi sperando che la nottata passi presto. Invece pensiamo che sia profonda e scura.

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