Corsa alla Casa Bianca. L’FBI riapre l’affaire delle mail di Hillary Clinton. Grande imbarazzo tra i Democrat, esulta Trump

Corsa alla Casa Bianca. L’FBI riapre l’affaire delle mail di Hillary Clinton. Grande imbarazzo tra i Democrat, esulta Trump

Si riapre la partita per la Casa Bianca? Il dubbio è legittimo, dopo che dall’FBI sono arrivate notizie che inquietano lo staff di Hillary Clinton, fin qui solidamente attestata con un vantaggio di oltre cinque punti su Donald Trump che la media dei sondaggi le assegna. Sembrava che l’inchiesta del Federal Bureau, conclusasi in luglio avesse se non assolto quanto meno liberata la Clinton dall’incubo che la sua perlomeno disinvolta gestione della posta elettronica quando era capo del Dipartimento di Stato non avesse rilevanza penale e non dovesse incidere dunque che marginalmente sull’esito della campagna presidenziale.

Ma ora si apre un altro capitolo. E l’apertura non la si deve a indiscrezioni o pettegolezzi, ma ad un pronunciamento ufficiale del direttore dell’FBI, James Comey, il quale, in una lettera ai membri del Congresso, pur con linguaggio misurato, comunica che potrebbero essere intrapresi “appropriati passi investigativi” per verificare la rilevanza di nuove email, che conterrebbero informazioni “top secret”. Nessuno sa con certezza che cosa possa aver indotto Comey a un passo così importante, ma il fatto stesso che l’abbia compiuto, e nei termini più protocollari possibili, sembra escludere che possa trattarsi di fatti trascurabili.

Secondo il New York Times, oggetto della nuova indagine sarebbe Anthony Weiner, marito di un’assistente di Hillary, Huma Abedin. E si tratterebbe di documentazioni relative a vicende sessuali. Non andiamo oltre, perché nella logica dei “si dice” o dei “pare” si finisce per avvitarsi in una spirale dispersiva, ma sarebbe deprimente che ancora una volta la campagna presidenziale dovesse essere pesantemente condizionata da scandali sessuali. A favore di Hillary gioca il poco tempo che resta da qui al voto (8 novembre): difficilmente in pochi giorni l’inchiesta dell’FBI decollerà. Ma contro (e si tratta si vedere in che misura) giocheranno proprio l’indeterminatezza, i dubbi o i sospetti suggeriti dalla nuova incursione del Federal Bureau, che si aggiungono alle molte ombre che la precedente indagine, ancorché formalmente esaurita, aveva gettato sulla principale aspirante alla presidenza americana.

 Per questo, la prima reazione di Hillary, alla notizia della nuova indagine, è stata – oltre all’ovvia dichiarazione di fiducia nella giustizia americana – quella di premere sull’FBI, perché svolga l’indagine senza alcun indugio (without delay), con l’obiettivo di avere certezze assolutorie prima del giorno del voto. Per Trump – che alle sue intemperanze sessuali deve buona parte del suo handicap nelle previsioni di voto – naturalmente questa notizia è una boccata di ossigeno. La rimonta, che normalmente, quando un candidato è in forte svantaggio, si verifica negli ultimi giorni, quasi per una regola non scritta che appartiene alla logica degli umori elettorali, nel suo caso stenta molto a prendere consistenza e gli ultimi sondaggi lo vedono ancora distante circa cinque punti dalla candidata democratica.

Ma la lettera di Comey al Congresso l’ha fatto esultare: “L’FBI finalmente rimedia ai suoi errori”. Poi col consueto senso della misura, ha spiegato che “questo scandalo è peggio del Watergate”. Il suo auspicio? “Queste elezioni dovrebbero cancellarle e assegnarle direttamente a me”. E per fortuna quest’ultima, originale richiesta è avvenuta prima che l’iniziativa dell’FBI fosse resa nota. Nelle prossime ore capiremo se la mossa di Comey è destinata a sgonfiarsi prima dell’8 novembre (improbabile) oppure se produrrà consistenti effetti, ma a scoppio ritardato.

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