Caso MontePaschi. De Bortoli e Carrai ai ferri corti sul ruolo del governo. Opaca la posizione di JP Morgan

Caso MontePaschi. De Bortoli e Carrai ai ferri corti sul ruolo del governo. Opaca la posizione di JP Morgan

Ferruccio De Bortoli si è distratto. Ha creduto che un sms intempestivamente partito avesse rivelato una inquietante interferenza nella torbida e sempre più complessa vicenda del Monte dei Paschi. Era così importante questo sms? Secondo la ricostruzione che De Bortoli ne ha fatto sul Corriere, era importante perché dava la notizia del licenziamento dell’amministratore delegato di MPS, Fabrizio Viola, e della sua sostituzione con Marco Morelli. Un avvicendamento che era stato deciso e comunicato dal ministro Padoan al presidente della banca Massimo Tononi. Il Tesoro è titolare del solo 4 % del capitale di MPS, ma pare abbia titolo a cacciare e assumere manager all’insaputa dello stesso presidente. Ma il punto non è questo. Il punto è che il mittente dell’sms è un signore, Marco Carrai, che formalmente con MPS non c’entra per nulla, e il destinatario è proprio il licenziato, Viola.

Poiché Carrai, oltre che intraprendente imprenditore e presidente di Toscana Aeroporti, è amico e confidente intimo di Renzi, ecco che la tempistica nell’invio dell’sms – addirittura precedente la comunicazione ufficiale all’interessato – riveste un certo interesse. Invece, Carrai smentisce De Bortoli, ne pretende e riceve le scuse (minacciando un’azione legale, che comunque non sarebbe mai iniziata) e segnala che l’sms lui l’ha mandato a Viola dopo che la notizia era già diventata ufficiale. De Bortoli si scusa, ma insiste: che ruolo ha Carrai nella vicenda del Monte? Troppo facile la risposta di Carrai: nessuno.

Fin qui la vicenda dell’sms, che è un indice della estrema complessità del caso Monte dei Paschi, del quale è più che doveroso che la stampa si occupi, cercando di capire che ruolo effettivo ha il governo e quali concrete prospettive di soluzioni si possano aprire. L’interesse dell’ex direttore del Corriere per il destino della banca senese non è nuovo. Di recente, si ricorda come avesse manifestato olfattivamente la sua preoccupazione, scrivendo di sentire “odore di massoneria” attorno a MPS oltre che a Banca Etruria. Quando si parla di massoneria, bisognerebbe precisare. Ma la storia italiana degli ultimi decenni è pesantemente segnata dalle imprese della P2. Un capitolo che resta in buona parte ancora da chiarire. Gelli è morto, ma la P2 certamente no. E’ questo l’odore che sente De Bortoli?

Banca Etruria è una delle quattro cosiddette “good banks” (in che consista la bontà non risulta molto comprensibile al mercato), che avrebbero dovuto trovare acquirenti senza soverchia difficoltà. Invece, l’acquisto non si materializza e le scadenze che erano state indicate sono trascorse senza esito. L’affanno dell’intero sistema bancario italiano è testimoniato anche dalle resistenze che incontra il progetto di aggregazione fra la Banca Popolare di Milano e il Banco Popolare di Verona.

Tornando al Monte dei Paschi, la data e l’ora di invio dell’sms di Carrai a Viola potrebbero essere marginali, ma l’impegno del governo nella soluzione di questa vicenda è totale. Renzi e Padoan hanno puntato tutte le loro fiches sulla J.P. Morgan, un colosso finanziario newyorkese che aveva mostrato interesse per l’istituto senese, ma che sino ad oggi nulla di concreto ha fatto tranne che dichiarare generici impegni. Massimo Mucchetti, esperto giornalista finanziario, eletto senatore nel pd (in cui esercita un ruolo critico nei confronti di Renzi), presidente della Commissione Industria, ha ricordato che tre mesi fa, il CEO della J.P. Morgan, Jamie Dimon, aveva garantito al capo del governo “che mai avrebbe lasciato fallire Mps per l’inezia di 5 miliardi. Se abbandonato, Mps avrebbe trascinato nel gorgo il sistema bancario e dunque l’Italia”. Dopo tre mesi né il colosso americano né il partner italiano dell’operazione, Mediobanca, hanno sottoscritto alcun accordo. Perché? E perché l’intervento di J.P. Morgan viene considerato l’unico praticabile, tanto che il cda del Monte non ha preso in considerazione piani alternativi (ad esempio quello di Passera)?

Su questa delicatissima vicenda pesa, in aggiunta all’odore di massoneria, anche il sospetto di mancanza di chiarezza. In questo, sms di Carrai a parte, la sollecitazione di De Bortoli ad avere “un po’ più di trasparenza nei rapporti della Jp Morgan con il governo e nella ristrutturazione del capitale Mps” è del tutto condivisibile.

Cosa avverrebe, se fallisse questa trattativa? La nazionalizzazione? Non lo si può escludere.

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