Altri migranti annegati nel Mediterraneo. Sono oltre 3500 nel 2016

Altri migranti annegati nel Mediterraneo. Sono oltre 3500 nel 2016
Nuova tragedia delle migrazioni nel Canale di Sicilia. Sarebbero 17 le vittime di un naufragio di un gommone oceanico con a bordo decine di disperati in fuga probabilmente dalla Libia. La notizia è stata confermata dal team Moaz-Cri, che ha soccorso i migranti. Tra le vittime ci sarebbe anche un bimbo di soli tre anni. La madre ha raccontato di essere finita in acqua assieme al figlio a causa del mare mosso e del gommone troppo affollato, e di come lei non sia riuscita ad afferrarlo per tenerlo a galla. Dal momento che il figlio indossava un giubbotto di salvataggio, la madre – ancora profondamente in stato di choc – nutre tuttora la speranza che venga ritrovato vivo.
Tra gli altri superstiti, riferisce la Croce Rossa Italiana, un ragazzo racconta di essersi imbarcato assieme a 5 amici, di cui adesso non sa più nulla, mentre un altro uomo ha raccontato all’equipaggio di aver visto annegare una ragazza di circa 16 anni prima che arrivassero i soccorsi. L’operazione di salvataggio è partita in seguito ad una segnalazione arrivata alle 19 di mercoledì sera dalla sala emergenze delle Capitanerie di Porto di Roma. Solo alle 21.20, i droni d’avvistamento a bordo di Phoenix hanno individuato il gommone in difficoltà e, in collaborazione con le altre Ong di Ricerca e Soccorso presenti nell’area, hanno immediatamente lanciato le operazioni di salvataggio. Anche se il numero, ad ora è fissato a 17, non è possibile accertare con precisione il numero dei dispersi. Il gommone era partito dalle coste attorno a Sabrata alle 14 di mercoledì pomeriggio.
Molti dei sopravvissuti a bordo di Phoenix presentano varie ustioni su diverse parti del corpo, causate dallo sfregamento dei corpi bagnati dall’acqua salata con i vestiti impregnati dal carburante fuoriuscito dal motore. In particolare le donne, che a differenza degli uomini non hanno potuto sfilarsi i vestiti pieni di carburante per pudore, presentano ustioni su varie parti del corpo. Una donna di loro ha ustioni di primo grado sul 36% del corpo. La necessità di evacuarla in fretta è attualmente impedita dalle condizioni meteorologiche avverse.
“Anche la presenza nel mar Mediterraneo di diverse organizzazioni nelle operazioni di ricerca e soccorso non ferma le morti in mare. Come già detto più volte, il volontariato non può sostituirsi alle Istituzioni: noi vogliamo una risposta a livello europeo per fermare questa vergognosa strage senza fine. Non è l’immigrazione ad uccidere le persone, è l’indifferenza dei governi e della Comunità internazionale”, ha dichiarato il presidente nazionale di Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca. “L’Oim stima che solo nel 2016 siano morte più di 3500 persone nel Mediterraneo, ma questo è solo il numero delle morti accertate. Quanti sono invece i morti di cui non sappiamo nulla? E quanti ancora continueranno a morire in mancanza di risposte chiare a livello internazionale ed Europeo al fenomeno migratorio? È tempo di trovare alternative sostenibili a questi viaggi della morte”, ha dichiarato Pete Sweetnam, direttore di Moas.
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