Alternanza scuola-lavoro, un inizio difficile

Alternanza scuola-lavoro, un inizio difficile

L’alternanza scuola-lavoro ha avuto un inizio difficile: a un anno dalla partenza, con l’entrata in vigore dell’obbligo e della Buona scuola, il quadro non è positivo. Un ragazzo su quattro è fuori da percorsi di qualità: il 10% ha partecipato solo ad attività propedeutiche, il 14% ad esperienze di lavoro, in particolare negli istituti professionali. È quanto emerge dal monitoraggio del primo anno di attuazione dell’alternanza scuola lavoro, promosso da Cgil, Flc Cgil e Rete degli Studenti Medi e realizzato dalla Fondazione Di Vittorio, che è stato presentato oggi (18 ottobre) a Corso Italia (qui la sintesi del monitoraggio). I dati sono stati rilevati in 87 Province di tutte le Regioni italiane e riguardano le esperienze di alternanza dell’anno scolastico 2015/2016, dodici mesi dopo l’avvio. Tanti gli elementi preoccupanti: l’80% delle esperienze di lavoro sono state realizzate almeno in parte nel periodo estivo, il 17% esclusivamente d’estate, evidenziando una difficoltà a rispettare il monte ore minimo obbligatorio. Il 90% dei giovani è ospitato in piccole o microimprese: il 50% fino a 9 dipendenti e il 40% sotto i 50 lavoratori. L’alternanza ha ancora un carattere occasionale, manca un progetto complessivo.

A illustrare i dati è stata Anna Teselli, la ricercatrice che ha curato il monitoraggio. “Le scuole più in difficoltà sono risultate quelle del Sud, meno abituate alle esperienze – ha spiegato -. In generale c’è un’occasionalità diffusa, dove ci sono accordi questi sono limitati nel tempo”. E proprio la natura occasionale è il vero nodo: “Finora c’è stata un’incapacità di fare percorsi stabili, mettere a sistema l’alternanza. E’ uno dei maggiori ostacoli per ottenere percorsi di qualità. Oggi è difficile garantire la qualità e certificarla: in una progettazione così occasionale le scuole hanno davvero la possibilità di selezionare su criteri di qualità?”, si è chiesta. “Nella scelta delle aziende – poi – il coinvolgimento delle parti sociali è totalmente assente – ha proseguito -. Senza accordi stabili, continuità e una rete di territorio efficace l’alternanza non può funzionare, c’è un carico eccessivo per le scuole a cui viene delegato tutto”. Le attività di lavoro realizzate durante la sospensione della didattica è “un altro punto da monitorare con grande attenzione”, ha aggiunto.

“Abbiamo deciso questo monitoraggio perché abbiamo avuto molti segnali di criticità in avvio del percorso”. Così il segretario confederale della Cgil, Gianna Fracassi, introducendo la ricerca. “E’ una partita importante che si è avviata senza un vero piano operativo: per questo abbiamo indagato con dati reali i risultati del primo anno. L’alternanza non va mischiata con tirocini o stage – ha specificato -, sono piani molto diversi: deve avere caratteristiche precise, va collegata al curriculum di scuola, deve essere educativa e inquadrata in un’ampia collegialità scolastica”. L’alternanza “non è solo lavoro – dunque -, c’è un aspetto formativo fondamentale. Se coltivato in modo adeguato si può recuperare anche una quota di dispersione scolastica, che resta oggi una piaga del Paese”. Necessario sgombrare il campo da slogan e propaganda: “Il ministero sembra più interessato alla dimensione mediatica, invece deve guardare alle piccole e piccolissime imprese con l’aiuto di chi le conosce bene, ovvero costruendo un’alleanza con le parti sociali”.

L’alternanza “può scardinare il luogo comune che prima si studia e poi si lavora, ma solo se realizzata in modo efficace”. Così Gianmarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli studenti. “Ci sono troppi casi di impiego realizzato durante le vacanze estive – a suo avviso -: il lavoro fuori dal periodo scolastico non è corretta, deve essere un percorso tutelato e garantito per aumentare gradualmente le capacità degli studenti. In tal senso c’è una responsabilità del ministero dell’Istruzione”. Altro punto critico: “La Carta dei diritti degli alunni in alternanza non è stata ancora definita”. Per il futuro ha invitato a “creare strumenti di garanzia e monitoraggio continuo, per non lasciare il percorso a se stesso, affidato al singolo docente o all’azienda come accaduto quest’anno. Da qui occorre ripartire: inserire l’iniziativa in un ripensamento complessivo del sistema formativo”.

Il sindacato vuole “una buona alternanza” che deve basarsi su parametri precisi. Lo ha affermato Luigi Rossi, segretario nazionale della Flc Cgil. I percorsi finora sono “troppo occasionali”, ha ribadito, “molti lavori degli studenti non sono dequalificati, ci sono pacchetti che arrivano dai privati con la logica della replicabilità: come ovvio, pensare che un ‘pacchetto’ di azienda possa ripetersi in cento scuole significa negare completamente la singola sensibilità dello studente. Noi  – ha aggiunto – l’alternanza l’abbiamo costruita come sindacato, resta una metodologia didattica importante, ma deve rispettare regole precise. Il registro delle imprese – per esempio – era un elemento fondamentale, per misurare qualità e serietà delle aziende e consegnare ai dirigenti scolastici un elenco affidabile: dopo un anno ci dicono che lo stanno definendo adesso e perfino che non sarà obbligatorio. La Carta dei diritti sull’alternanza non c’è: i ragazzi devono tornare centrali”.

Sul lavoro che avviene in periodi non scolastici “serve l’attenzione del governo”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, in conclusione dell’incontro. “Questo rischia di essere un limite fortissimo – ha spiegato -: c’è pericolo di interpretare l’alternanza come stage, ovvero primi periodi di apprendistato, invece bisogna provare a costruire una relazione seria tra i percorsi di formazione e il mondo del lavoro esterno”. Molti percorsi di alternanza, soprattutto per i licei, riguardano la pubblica amministrazione: “È importante sapere che si sviluppa un’attenzione ai temi delle pubbliche amministrazioni, che sono le più trascurate nelle politiche per il Paese. Si è determinata una grave distanza tra la scuola e il mondo del pubblico, può essere un’occasione per recuperarlo”. Sulla definizione dei percorsi “serve un rapporto serio tra l’esecutivo e le organizzazioni sindacali, che abbia l’obiettivo di una maggiore programmazione”. Camusso ha riassunto le richieste del sindacato: “Prima di tutto se si va in un luogo di lavoro occorre avere l’assicurazione. Poi uno studente non può entrare in un luogo di lavoro senza essere al corrente dei propri diritti: il primo di questi è che il giovane non è un lavoratore come gli altri, tenuto a prestare il suo servizio all’azienda”. L’alternanza, ha concluso, “è un tema vero di trasformazione della scuola italiana, proprio per questo richiede nettezza di ruoli e diritti, trasparenza dei processi e un investimento vero sui percorsi di formazione”.

Da rassegna.it

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