3 ottobre 2016: la prima giornata nazionale dei migranti. Il ricordo della strage di Lampedusa che costò la vita a 386 persone. La nota della Cgil

3 ottobre 2016: la prima giornata nazionale dei migranti. Il ricordo della strage di Lampedusa che costò la vita a 386 persone. La nota della Cgil

Si celebra oggi, 3 ottobre 2016, la prima giornata nazionale dei migranti, in memoria delle vittime dell’immigrazione nell’anniversario di quel 3 ottobre di tre anni fa in cui si consumò nel Canale di Sicilia, al largo di Lampedusa, una delle più gravi stragi di migranti costata la vita a 386 persone.

Di quella tragedia è ancora vivo il ricordo delle centinaia di bare allineate all’interno dell’hangar dell’aeroporto. Vittime che diedero un determinate slancio all’istituzione dell’operazione “Mare nostrum”, che negli anni ha salvato migliaia di migranti. Il capitano dell’imbarcazione, un tunisino di 35 anni, risultò essere stato precedentemente espulso dall’Italia, e fu posto in arresto per il sospetto di aver causato l’affondamento dell’imbarcazione e accusato di omicidio colposo. I superstiti del naufragio furono indagati e accusati di reato di clandestinità per essere entrati illegalmente in Italia, secondo le leggi sull’immigrazione vigenti al momento del disastro. Nessuna inchiesta o indagine fu invece aperta in merito a eventuali errori e ritardi nei soccorsi. Si calcola che in 3 anni siano stati oltre 270mila i migranti salvati nel Canale di Sicilia. Un dato che stona però con il numero dei morti, calcolato in circa 11.500.

Da quest’anno, il 3 ottobre è diventato la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, con una legge voluta dal Parlamento e promulgata dal Presidente della Repubblica il 21 marzo 2016, “al fine di conservare e di rinnovare la memoria di quanti hanno perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro Paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria”. In Senato la giornata sarà ricordata nel corso di un incontro al quale parteciperà anche il presidente Piero Grasso.  A Lampedusa invece sono arrivati più di 200 studenti da tutta Italia e dall’Europa, accompagnati dai loro insegnanti, per confrontarsi concretamente sui temi dell’immigrazione e dell’integrazione.

L’Arci invece ha organizzato, sempre per oggi, un flash mob alle 11 davanti al Pantheon, a Roma.

Il sindaco di Lampedusa: La solidarietà  laccoglienza e non il respingimento, quello che ci aspettiamo dalla Ue”

Giusi Nicolini ha sottolineato che nel 2011, 25mila profughi “rimasero sull’isola per volontà politica, trasformandola in un tappeto di carne umana. La comunità si fece carico dell’accoglienza e abbiamo pagato un prezzo enorme – ha spiegato – Ma la solidarietà e non il respingimento ci ha salvati, grazie alla collaborazione con il governo. Ora dalla Ue ci aspettiamo che questo quadro di solidarietà si estenda nei confronti dell’Italia, della Grecia e di tutte le Lampedusa del Mediterraneo. Sbrigatevi perché il prezzo delle politiche di chiusura lo pagano anche comunità come quelle della nostra isola”. A Lampedusa anche il presidente della Regione Rosario Crocetta: “Ai migranti morti il 3 ottobre di tre anni fa abbiamo offerto funerali, trattandoli come nostri cittadini: anche loro sono considerati morti nostri, come Falcone e Borsellino, perché per i siciliani non esiste la parola straniero.”

La Cgil con una nota del dipartimento immigrazione interviene con una forte denuncia in cui si afferma che a tre anni di distanza da una delle più grandi stragi di migranti, quella nel canale di Lampedusa “continuiamo ad assistere ad uno stillicidio di persone che muoiono in mare nel tentativo di attraversare le frontiere di un’Europa sempre più fortezza, alla ricerca di una vita migliore di quella che si lasciano alle spalle, segnata da fame, persecuzioni e disperazione. La Cgil è indignata di fronte all’erigersi dei muri contro i migranti in Europa, e preoccupata per la totale mancanza di una politica europea comune in grado di intervenire in modo coeso e responsabile per fermare il dramma dei profughi”. La nota della Cgil a firma Selly Kane e Kurosh Danesh, prosegue denunciando che la Ue persevera nelle scelte sbagliate e l’Accordo con la Turchia ne è la dimostrazione: “chiediamo che questo venga stralciato e che vengano sospesi gli accordi esistenti con i Paesi terzi che non offrono adeguate ed effettive garanzie dei diritti, come quello siglato nei mesi scorsi tra l’Italia e il Sudan”, proseguono Kane e Danesh. Nella nota si sottolinea poi come “il minimo sforzo comune raggiunto nell’Agenda Junker del 2015 sulla ricollocazione di 120 mila profughi siriani, eritrei e somali dall’Italia e dalla Grecia, sia risultato disatteso”.

Prevedere canali di ingesso umanitari e superare il regolamento di Dublino

“La Cgil – si legge nella nota diffusa da Rassegna sindacale – chiede all’Europa e all’Italia di riattivare le operazioni di ricerca e salvataggio, prevedere canali di ingresso umanitari e superare il Regolamento di Dublino, di predisporre un’accoglienza dignitosa e diffusa e chiudere tutti i centri di detenzione in cui vengono violati i diritti umani”. Per i dirigenti sindacali “solo così si potranno evitare altre stragi e si potrà dare il via ad una nuova e diversa fase, in cui il senso di responsabilità e umanità prevalgano su chiusure e cinici interessi dei singoli Stati”. “E’ necessario intervenire con urgenza per avviare in via diplomatica processi di pace nelle zone di conflitto, eliminando le diseguaglianze economiche e sociali che sono all’origine della crisi mondiale che stiamo attraversando, mettendo in campo politiche di redistribuzione della ricchezza e di cooperazione allo sviluppo sostenibile nei Paesi del sud mondo”. La garanzia del diritto d’asilo la promozione di politiche di accoglienza e di inclusione sociale dei profughi e dei rifugiati devono dunque diventare una priorità del Governo italiano e dell’Unione europea – concludono Kane e Danesh – le politiche di cooperazione con i Paesi terzi non possono essere subordinate alla loro collaborazione nel controllo delle frontiere esterne e nelle attività di contrasto dell’immigrazione irregolare”.

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