Spagna. Seconda sconfitta di Rajoy al Congresso. Se non si forma un governo entro il 31 ottobre, si voterà a Natale

Spagna. Seconda sconfitta di Rajoy al Congresso. Se non si forma un governo entro il 31 ottobre, si voterà a Natale

Com’era ampiamente previsto, seconda fumata nera al Congresso dei deputati spagnoli, che hanno nuovamente negato la fiducia al premier uscente del Partito popolare Mariano Rajoy. Con 170 voti a favore, dei popolari, Ciudadanos e la Coalizione Canaria, e 180 contrari, Rajoy non ha ottenuto la maggioranza semplice necessaria per conquistare la fiducia, pari a 176 voti. Anche Rajoy, dunque, subisce la stessa sorte che colpì nel marzo scorso il leader socialista spagnolo Pedro Sanchez, e si votò il 26 giugno. Ora, se nessun governo ottenesse la fiducia entro il 31 ottobre, il re Filippo VI sarà costretto a sciogliere le Camere e indire nuove elezioni per il 25 dicembre, giorno di Natale. A meno che i partiti non si mettano d’accordo per una rapida modifica alla legge elettorale che consentirebbe di votare il 18 dicembre, accorciando la campagna elettorale. L’incubo della Spagna politica frammentata in quattro partiti continua, nonostante la sonante vittoria dei popolari alle ultime elezioni e la disponibilità di Ciudadanos a sostenere il governo Rajoy. Una sorta di tutti contro tutti che ha impedito di formare un governo dalle elezioni del 20 dicembre del 2015.

Lo scontro politico è soprattutto tra i due leader più rappresentativi, il popolare Rajoy e il socialista Sanchez. Al termine del voto, infatti, i due non hanno perso tempo a dichiarare che il peso della responsabilità per l’evidente instabilità era attribuita all’avversario. Rajoy ha accusato Sanchez di puntare alle terze elezioni anticipate consecutive, perché “non ha permesso che in Spagna si formasse un governo”, accordandosi invece con le forze estremiste. Sanchez ha invece ribadito testardamente che i socialisti non avrebbero mai votato un governo presieduto da Rajoy, e senza “un accordo di governo che non fosse rigoroso, e aperto a ulteriori suggerimenti e trasformazioni”. La stampa spagnola considera poi sibilline alcune frasi di Sanchez, per il quale il Psoe è l’unico gruppo in grado di sbloccare la situazione: “se lo facciamo puntando alto tra tutti incontreremo una soluzione. Il Psoe sarà in questa soluzione”. Sanchez non ha spiegato a cosa facesse riferimento, e in che modo il Psoe stia pensando a un governo alternativo.

L’opzione di un altro candidato popolare non sembra essere sul tavolo, almeno per il momento. Rajoy ha annunciato che proverà a proporlo al re, senza tuttavia avere la certezza del risultato. A sua volta, il leader di Podemos, Pablo Iglesias, plaude alle posizioni dei socialisti, e ha chiesto a Sanchez e ad Albert Rivera, leader di Ciudadanos di incontrarsi, almeno per ricominciare a parlarsi, dal momento che Ciudadanos è l’unico partito che può vantare un doppio fallimento, una doppia sfiducia, con Sanchez prima e con Rajoy ora.

Cosa succede ora in Spagna? La Costituzione prevede una sorta di “vacanza istituzionale”, analoga a quella che si formò tra marzo e maggio, durante la quale il re ha la facoltà di proporre un altro candidato alla presidenza del Consiglio, non escludendo né lo stesso Rajoy e neppure Sanchez. Non si sa se Filippo VI darà comunque luogo a un altro giro di consultazioni con i partiti, oppure si si limiterà ad attendere che entro il 31 ottobre si formi una maggioranza parlamentare. In questa fase, il governo in carica resta quello di Rajoy, ma con funzioni limitate: non potrà presentare disegni di legge, se non in caso di estrema necessità, previste dalla Costituzione stessa. Il 30 settembre sarà prorogata la legge di bilancio 2016 per il 2017. Tuttavia, anche in quest’ultimo caso, qualora entro il 25 settembre le consultazioni tra i quattro partiti dovessero dare esito positivo, il nuovo premier e il nuovo governo avrebbero la facoltà di approvare la nuova legge di bilancio per il 2017. Insomma, un enorme pasticcio, che, come è evidente, non dipende affatto dalla legge elettorale spagnola, proporzionale per la maggioranza dei seggi. I problemi spagnoli sono di natura eminentemente politica e dipendono dalle relazioni tra i partiti, oltre che dalla ostinazione con la quale Mariano Rajoy, capo dei popolari, accusati di ogni nefandezza, anche se usciti vincitori dalle elezioni, ha personalizzato il destino del governo e della Spagna. Infine, i media spagnoli hanno comunque plaudito al comportamento del giovane re Filippo VI, considerato rispettoso delle prerogative e dell’autonomia del Parlamento e delle forze politiche, fino al punto da rifiutare tutti i consigli – provenienti soprattutto dai vertici della UE – sulla formazione di un governo tecnico, sul modello di quello che nel 2011 portò Mario Monti a Palazzo Chigi.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.