Senato in tilt. Ancora un rinvio per la legge sul processo penale. Per sei volte manca il numero legale. È guerra nella maggioranza su giustizia e prescrizione

Senato in tilt. Ancora un rinvio per la legge sul processo penale. Per sei volte manca il numero legale. È guerra nella maggioranza su giustizia e prescrizione

Nuovo blocco sulla riforma del processo penale che contiene i due “temi caldi” della  prescrizione e della delega al governo sulla pubblicazione delle intercettazioni. Per quattro volte nella seduta mattutina del Senato è mancato il numero legale. La presidente di turno, Valeria Fedeli, ha sospeso la seduta rinviando i lavori alla seduta pomeridiana prevista con inizio alle ore 16,30. Niente da fare, i senatori non si sono presentati in numero tale da far proseguire la seduta ed arrivare al primo voto. Alla settima verifica delle presenze, Palazzo Madama ha potuto riprendere i lavori ma, come era giù successo la settimana scorsa, non è stata possibile alcuna votazione stante la lunghezza degli interventi sul testo faticosamente uscito dalla Commissione giustizia dopo l’approvazione alla Camera. Approvazione che aveva ricevuto una concreta minaccia da parte di Angelino Alfano, dei centristi che fanno parte della coalizione di governo e degli “alleati” del gruppo guidato da Verdini.

La palude dei centristi invia un “messaggio” al Pd

Il senatore Casson, Pd, ha messo in relazione la palude sulla giustizia come messaggio dei centristi al partito di Renzi sulla legge elettorale. Sempre Casson ha affermato che in aula erano presenti senatori della maggioranza che non hanno premuto il tasto quando è stata fatta la “chiama” per la verifica del numero legale. L’agenzia Ansa ha dato una interpretazione di quanto sta avvenendo in merito alla legge sul processo penale. C’è un braccio di ferro all’interno della maggioranza. Da un lato i senatori di Ap che vorrebbero mantenere il testo così come uscito dalla commissione Giustizia del Senato e chiedono che il governo ponga la fiducia. Magari con qualche piccola modifica non ancora avanzata ufficialmente. In questo modo – secondo l’Ansa – “si eviterebbe l’esame di  emendamenti  sui quali non concordano”.

Emendamenti indigesti per Ap presentati dai Pd Lumia e Casson

Il timore di Ap, infatti, è che questi emendamenti, a loro indigesti presentati  dai Pd Lumia e Casson anche qualora venissero ritirati dai proponenti, “potrebbero essere fatti propri dal M5S e magari passare visto che per alcuni di questi è previsto il voto segreto. Sul fronte opposto, una parte del Pd che punta ad andare avanti con il lavoro d’Aula. Il braccio di ferro si riflette così all’interno dell’esecutivo tra chi vorrebbe, come chiede Ap, mettere la fiducia e chi, invece, ritiene che un’ulteriore forzatura dell’esecutivo sul Parlamento potrebbe esacerbare ulteriormente gli animi in un momento politicamente delicato per la maggioranza, in un clima di scontro aperto sulle modifiche all’Italicum e il voto sul referendum”. Il  Pd accusa gli alleati di governo: “L’unico gruppo a garantire il numero legale è stato quello del Partito democratico”, afferma la senatrice Giuseppina Maturani, vicepresidente del gruppo a Palazzo Madama. Ancora più diretto il senatore della minoranza dem Felice Casson, secondo il quale, come abbiamo detto, i centristi di Ap erano in aula, ma non hanno premuto il pulsante di presenza quando l’M5s ha chiesto la verifica del numero legale. Una quindicina di senatori Pd non erano presenti, mentre Cinquestelle e opposizioni, pur fisicamente in aula, non hanno partecipato al voto. Proprio come i senatori di Area Popolare, che però appartengono alla maggioranza di governo. “La mancanza ripetuta del numero legale è un messaggio politico di più ampio respiro che Ap vuole inviare e ha a che fare anche con l’Italicum”, afferma Casson all’agenzia LaPresse. “Il ddl penale è una scusa”.

Mineo (Sinistra italiana): clamoroso al Senato. Ancora non si vota

L’opposizione attacca. Per Luigi Gaetti, capogruppo M5S , “la maggioranza è in tilt”, perché “il Pd di Renzi non riesce a trovare un accordo con Ncd sui temi della prescrizione e intercettazioni e già per tre volte (poi è successo una quarta volta, ndr) questa mattina è mancato il numero legale in Senato. Ecco il senso della legalità e dello Stato di questa maggioranza”. Sulla stessa linea Corradino Mineo di Sinistra Italiana: “Clamoroso: seduta sospesa in Senato”, twitta. “Per 4 volte manca il numero legale (si riferisce alla mattina ndr). Ancora rinviato il voto. Il motivo? È guerra nella maggioranza su giustizia e prescrizione”. Mentre la Lega, per bocca del senatore Jonny Crosio, parla di una “debole maggioranza sistematicamente sotto scacco di Verdini“.

Il punto della discordia: la eliminazione della berlusconiana “Cirielli”

Nel disegno di legge “il punto della  discordia” che divide la maggioranza è quello della prescrizione. Il testo elimina la berlusconiana “Cirielli” e introduce un meccanismo del tutto nuovo per l’ordinamento italiano: lo scorrere del tempo si ferma dopo una condanna di primo grado (per non più di due anni) e dopo una condanna in appello (per non più di un anno). E per corruzione e altri reati simili sono previsti tempi ancora più lunghi. Per quanto riguarda le intercettazioni, il testo non indica norme precise ma rimanda al governo il compito di regolare la materia in modo da limitare la diffusione delle conversazioni captate durante le indagini, soprattutto riguardo alle persone occasionalmente coinvolte nel procedimento. Fra gli altri nodi, l’utilizzo di software spia nelle indagini per “entrare” negli apparecchi informatici degli indagati.

Dileguati gli “accordi di maggioranza” di cui aveva parlato il ministro Orlando

Da segnalare che il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, aveva  annunciato non  “accordi in maggioranza”, senza peraltro precisare di che si tratta, in particolare per quanto riguarda la  prescrizione.  Nel pantano del Senato ci sguazza Ala con  gli stop and go. Il gruppo di Verdini continua a rendere noto che non fa parte della maggioranza. Ma è sempre presente e fa sentire il suo peso. Avviene così che la legge non ha ancora avuto il battesimo dell’Aula, il primo voto tarda a venire.

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