Pensioni. Il governo rinvia l’incontro con i sindacati: “Servono approfondimenti”. La realtà: il problema è quello delle risorse, che non ci sono. Si attende la legge di stabilità

Pensioni. Il governo rinvia l’incontro con i sindacati: “Servono approfondimenti”. La realtà: il problema è quello delle risorse, che non ci sono. Si attende la legge di stabilità

Come era facile prevedere il nuovo incontro governo-sindacati sulle pensioni è saltato. Rinviato, forse, a martedì della prossima settimana. Lo ha annunciato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti nel corso di una iniziativa sull’Enel cui è seguito un comunicato ufficiale. Era stato lo stesso ministro ad affermare che l’incontro previsto per oggi sarebbe stato conclusivo e che c’era l’accordo con i sindacati praticamente su tutto, Ape, anticipo pensione compresa. La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, ci aveva creduto ed aveva polemizzato con Susanna Camusso la quale, invece, faceva sapere che sarebbe stata molto improbabile la conclusione del confronto, dal momento che ancora non si conosceva l’entità delle risorse che il governo avrebbe messo a disposizione. La segretaria generale della Cgil esprimeva anche forti critiche a quanto era previsto per la flessibilità in uscita, l’Ape appunto, tanto propagandata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, l’autore dell’Ape, una legge assurda, iniqua, affermava Federconsumatori, che ha trovato nette contrarietà fra i lavoratori.

Poletti si giustifica occorre completare il lavoro fatto fino ad ora

“Abbiamo bisogno di completare il lavoro fatto finora, che è un buon lavoro – ha  detto il ministro – con  approfondimenti sulle materie al centro del confronto in atto. Con i sindacati abbiamo concordato di rinviare l’incontro previsto per domani a martedì 27 settembre, alle ore 14.30”. Ha proseguito dando un annuncio molto ambiguo anche in merito alla  possibile conclusione del confronto.

Dall’Ape ai lavoratori  precoci, al bonus sulla quattordicesima, tutto aperto

“Credo siamo vicini a una condivisione sull’Ape (il  prestito bancario che i lavoratori devono rimborsare ndr) poi naturalmente ci possono essere toni o accenti diversi su alcuni specifici aspetti ma credo che questo tema trovi una buona rispondenza nel dialogo che abbiamo e continuerà. Abbiamo fatto un lavoro di approfondimento che comunque è assolutamente utile”. Tradotto: il governo procederà comunque, non ci sarà  la sigla di un  accordo. Solo una “buona rispondenza nel dialogo”, appunto. Pare essere questo l’orientamento dell’esecutivo, in particolare dello stesso Renzi e del suo braccio destro Nannicini. La eventuale firma di un accordo potrebbe apparire come  il ritorno ad una specie di concertazione. Renzi  Matteo, come è noto, alla sola idea di un vero confronto con i sindacati, una trattativa, verrebbe preso da attacchi di orticaria.

Del resto i nodi aperti sono molti e importanti, fra i quali le  risorse, la flessibilità in uscita, i lavoratori precoci, i lavori usuranti. Il primo: le risorse, strettamente collegate alla legge di bilancio che è in preparazione. Con il governo ancora in alto mare alla ricerca di nuove “flessibilità” che dovrebbero essere concesse dalla Ue altrimenti saltano tutti gli annunci dati da Renzi, gli impegni presi per “bonus” da distribuire a piene mani.

Solo un miliardo, forse, per il “perimetro dei bonus”

Stante  indiscrezioni che compaiono su alcuni organi di stampa per quello che viene chiamato il “perimetro dei bonus” per i pensionati sarebbe disponibile complessivamente un miliardo così suddiviso: 260 milioni per l’allineamento della “no tax area” a quella dei lavoratori dipendenti e 700 milioni ai lavoratori precoci, al lavoro usurante, per le 14esime. Con un’ulteriore ripartizione di quest’ultima cifra: il 30% servirà per aumentare l’assegno extra già percepito in luglio da 2,1 milioni di pensionati che arrivano a 750 euro (1,5 volte il minimo) mentre il restante 70% andrà a coprire l’estensione dell’assegno a circa 1,2 milioni di pensionati che ricevono un trattamento standard compreso tra i 750 e i mille euro (due volte il minimo).  Non si capisce se questa cifra che viene fatta circolare da fonti ministeriali   riguarda anche il meccanismo per riconoscere un ritiro anticipato ai lavoratori precoci, uno dei nodi del confronto sul quale Poletti non si pronuncia, come si dice mena il can per l’aia. In una delle numerose intervista rilasciate si era limitato a dire che i “costi erano alti” per risolvere il problema di chi ha iniziato a lavorare prima di aver compiuto 18 anni. “Occorre fare i conti”, aveva aggiunto suscitando critiche dei  sindacati che, dopo numerosi incontri “tecnici” e “politici” ancora non avevano certezze sulle risorse.

Camusso e Barbagallo:  Per risolvere i problemi ci vogliono adeguate risorse

“Il nodo, uno dei nodi, della trattativa ( il governo parla di incontro, al massimo usa la parola confronto ndr)”, diceva Susanna Camusso. E  il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, aggiungeva: “Tirino fuori i soldi e troveremo le soluzioni per i lavoratori precoci e per tutti gli altri”. Il “Sole 24 Ore” fa sapere, secondo le ultime indiscrezioni trapelate da fonti tecniche, che verrebbe riconosciuto un bonus contributivo ai lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima dei 16 anni.  Ancora incerto il paletto minimo sui mesi necessari per essere riconosciuti (forse almeno 3 mesi) come beneficiari di questo bonus che consentirebbe di raggiungere i 41 anni e 10 mesi di contribuzione totale dal 2017, in modo tale da garantire l’anticipo con un anno di sconto sugli altri lavoratori. La dote per questa misura oscillerebbe attorno ai 600 milioni di euro per il primo anno e garantirebbe un flusso di uscite tra i 25 e i 30mila lavoratori l’anno.

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