Mostra Cinema Venezia. Il “Tommaso” di Rossi Stuart, Stéphane Brizé e Ana Lily Amirpour in concorso

Mostra Cinema Venezia. Il “Tommaso” di Rossi Stuart, Stéphane Brizé e Ana Lily Amirpour in concorso

Al Lido è giunto il momento di “Tommaso”, l’atteso lavoro presentato fuori concorso di Kim Rossi Stuart, il “beato tra le donne” di questa passerella, accompagnato sotto i riflettori dal suo entourage femminile di bellissime attrici, tra cui Cristiana Capotondi e Jasmine Trinca. Il regista, che ha tenuto per sé il ruolo del protagonista, porta sullo schermo una storia realistica che indaga i sentimenti e gli stati d’animo di Tommaso, con i suoi pregi e difetti, preso ad esempio come uomo comune e in cui la collettività vi si potesse facilmente immedesimare. “Tommaso è intriso di una ricerca che mi riguarda” ha affermato Kim Rossi Stuart. “Quella di un rapporto equilibrato con un universo femminile amato, sublimato e segretamente temuto”. Le sue difficoltà ad amare e trovare stabilità in un rapporto con una donna creeranno nel personaggio una escalation di negatività, che allo stesso tempo porterà alla luce gli aspetti più profondi, interiori ed intimi dell’animo del giovane, con a tratti punte di ironia e simpatia. “Ho voluto realizzare un film ‘nudo’ tentando di evitare edulcorazioni, estetizzazioni e narcisismi per far sì che più limpidi possibile emergessero i meccanismi dell’anima, del carattere o, volendo rimanere in ambito psicoanalitico, dell’imprinting di un uomo” conclude.

La “vie” di Jeanne raccontata da Stéphane Brizé e la pre-Apocalisse di Ana Lily Amirpour

In concorso, in Sala Grande, “Une vie” del regista francese Stéphane Brizé, che presenta un film fuori dal coro, ambientato nella Normandia dei primi anni dell’Ottocento, al tempo in cui le giovani donne non avevano altra scelta che seguire il volere dei propri genitori, accettando matrimoni combinati e rinunciando di conseguenza ai propri desideri e sogni. È ciò che accade alla protagonista, Jeanne, interpretata da Judith Chemla, che di ritorno dal convento è costretta a maritarsi con un visconte del luogo, Julien de Lamare, che gli aprirà gli occhi sul mondo degli adulti, mostrandogli la vita nella sua durezza e triste verità. “Jeanne non vuole, non può o non sa come far evolvere il suo concetto di vita” ha spiegato la regista. “Questo la rende una persona speciale. È una creatura meravigliosa, rara, perché la sua mente è priva di secondi fini. Ciò detto, proprio l’aspetto che la rende tanto affascinante è al contempo la sua condanna”.

D’altro tema è “The Bad Batch” della regista statunitense di origini iraniane Ana Lily Amirpour, feroce fiaba distopica ambientata in una desolata regione del Texas, in cui alcuni reietti della società cercano di sopravvivere. Cast importante con Keanu Reeves e Jim Carrey, grandi assenti al Lido, oltre a Suki Waterhouse, Jason Momoa e Giovanni Ribisi. “Ho sempre pensato che potesse accadere che un tiranno potesse prendere il potere, ti ricordi il personaggio di Biff Tannen in Ritorno al futuro 2?” ha affermato la regista. “Io credo che la vita sia così imprevedibile, e così gli esseri umani, che gli eventi si ripetono ciclicamente. Il caos del mondo è cosi vasto che è cosi difficile prevedere il futuro. Io non credo che The bad batch parli del futuro, non è un film post-apocalittico semmai è un film pre-apocalittico. Il film non parla degli esseri umani, parla di noi di cosa siamo e di cosa sappiamo di noi stessi” conclude.

Sezione Orizzonti: “White Sun” di D. Rauniyar e “Gukoroku” di K. Ishikawa

In concorso nella sezione Orizzonti, in Sala Darsena, “White Sun” del regista nepalese Deepak Rauniyar, con Dayahang Rai, Asha Magrati, Rabindra Singh Baniya, Sumi Malla, Amrit Pariyar. “White Sun è una storia che riguarda il peso del passato sul presente del Nepal, ma anche un riflesso delle mie esperienze personali durante la decennale guerra civile e il processo di pace ancora in corso” ha spiegato il regista. “Ho incontrato questi personaggi e vissuto con loro. Ero un adolescente quando il partito comunista (maoista) del Nepal ha cominciato la sua guerra contro il regime ingiusto. Molti dei miei amici si sono uniti ai guerriglieri maoisti, e alcuni di coloro che non si sono uniti volontariamente sono stati costretti a farlo o sono dovuti fuggire. Le rappresaglie governative contro i maoisti sono state altrettanto brutali. Quando è stato dichiarato il cessate il fuoco, il nostro villaggio era quasi deserto. Il processo di pace è cominciato nel 2006, ma la transizione non è stata facile. Le amare esperienze di guerra permeano ancora oggi la vita delle persone, rendendo difficile lo sviluppo. In White Sun sono rappresentate tre generazioni, tutte in conflitto sul significato che casta, comunità e classe hanno oggi per noi in Nepal” conclude.

E ancora, “Gukoroku (Traces of Sin) del regista Kei Ishikawa, ritratto dell’elitarismo sociale giapponese, emerso dalle ricerche del protagonista che vuole saperne di più sui segreti della propria famiglia.  Una madre che segue i propri istinti e si allontana, facendo ricadere sui propri figli il peso delle sue scelte. Una famiglia che si riscopre più rea ed imperfetta di quel che si potesse pensare. Tematiche difficili che il regista giapponese sa descrivere in maniera disinvolta e mai pesante. Nel cast, Tsumabuki Satoshi e Mitsushima Hikari. “I personaggi di Gukoroku proprio mentre ammirano, sognano e perseguono quel centro, sono di fatto presi in una spirale discendente fatta di niente” ha affermato il regista. “Essi rappresentano un microcosmo del Giappone di oggi. Per me Gukoroku è Il grande Gatsby del Giappone attuale, avvolto in un mistero. Oltre a incarnare il tema universale che gli esseri umani sono pieni di errori senza senso, ciò che in Gukoroku mi affascina maggiormente è il suo ricordarci che il nostro puntare il dito contro gli altri è anche, in realtà, un puntare il dito contro noi stessi”.

Tra le altre proiezioni in Sala Giardino, due opere americane: la descrizione di uno sterminio in una multisala in “Dark Night” di Tim Sutton, in cui sei sconosciuti vivranno a stretto contatto dall’alba al tramonto. “Il film affronta l’ondata di sparatorie che sta investendo l’America in un modo sottile e inquietante che mette insieme rabbia e alienazione attraverso un linguaggio cinematografico espressionista e basato sull’osservazione” a detta del regista. Nel cast, con Robert Jumper, Anna Rose Hopkins, Eddie Cacciol, Rosie Rodriguez, Karina Macias, Aaron Purvis.

“My Art” di Laurie Simmons: “Ho iniziato a scrivere My Art nel 2011, le riprese sono poi cominciate nel 2013”. Elle Shine, artista sessantacinquenne, di New York, con una tranquilla vita da single e la compagnia del fedele cane Bring ha soltanto un’unica mancanza: il successo nel mondo artistico, a cui tanto aspira. “In un momento critico della sua vita” continua il regista “la protagonista, Ellie, mostra un incrollabile impegno nei confronti del suo lavoro d’artista. Dopo aver lavorato nel ruolo della madre artista nel film Tiny Furniture diretto da Lena Dunham, ho molto meditato sulla rappresentazione dell’artista, soprattutto dell’artista donna. Una figura quasi invariabilmente mitizzata, resa romanticamente con i tratti del personaggio tragico e pazzo, ma tutto ciò non ha riscontro nella mia esperienza reale di artista. Impavida nella volontà di mettere a fuoco la propria voce e di affrontare un nuovo mezzo espressivo, Ellie usa tutto e tutti intorno a sé per arrivare fino in fondo” conclude.

Share

Leave a Reply