La politica nel pantano. Il Pd inquina il dibattito sul referendum. Squallido Giachetti. Europa in crisi: Renzi ora fa la vittima. Ma per la crescita non ha un’idea, un progetto

La politica nel pantano. Il Pd inquina il dibattito sul referendum. Squallido Giachetti. Europa in crisi: Renzi ora  fa la  vittima. Ma per la crescita non ha un’idea, un progetto

Quando abbiamo ascoltato Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera, una autorità, che ghignante ricordava a Massimo D’Alema il “patto della crostata” stretto con Silvio Berlusconi in materia di legge elettorale nel 1997, altro che “patto del Nazareno”, abbiamo capito che non c’era alcuna possibilità di confronto con il Pd e i suoi esponenti in materia di riforma costituzionale e di legge elettorale, il famigerato Italicum. Giachetti non rispettava neppure i canoni elementari di un confronto  televisivo, all’interno di un padiglione della Festa dell’Unità, a Pietralata, Roma. Avrebbe dovuto rivolgere, così come aveva chiesto Mentana che conduceva il confronto, l’appello al voto, tre minuti. Poi sarebbe stata la volta di D’Alema. Il Giachetti aveva preparato quello che a suo parere sarebbe stato il trappolone che avrebbe messo ko Massimo D’Alema. Doveva scegliere come usare i tre minuti. E’ stato Mentana a far presente a Giachetti che era andato “fuori tema” e che D’Alema avrebbe avuto un tempo superiore per rispondere alle sue accuse. L’ex presidente del Consiglio si è limitato ad una battuta ricordando che  Berlusconi disse no alla legge elettorale che era stata proposta dalla Bicamerale di cui D’Alema era presidente. Poi ha fatto l’appello a votare no al referendum costituzionale, ribadendo la netta contrarietà all’Italicum.

Il “patto della crostata” risuscitato dal vicepresidente della Camera. Ma conosce poco la storia

Ci siamo messi nei panni del cittadino italiano che ha bisogno di conoscere i contenuti della riforma per decidere su come votare e se andare a votare. Invece si trova di fronte il “patto della crostata”. Buttato là da  Giachetti per colpire la credibilità di D’Alema. Allora in breve diciamo di che si tratta. Una rispolverata di storia patria vale anche per il vicepresidente della Camera. Che ne ha bisogno. Vediamo. Siamo al 18 giugno 1997, governo Prodi in carica. La Commissione bicamerale rischiava di finire in un vicolo cieco sulla riforma della legge elettorale. Fu Gianni Letta ad organizzare una cena a casa sua, alla Camilluccia, invitati D’Alema (Pds), presidente della Commissione, Franco Marini (Ppi) per l’Ulivo, Berlusconi (Forza Italia), Gianfranco Fini (An) per il Polo ed altri esponenti. L’obiettivo era  quello di cercare di stabilire un “patto di non belligeranza” fra maggioranza  e minoranza.

Fu Berlusconi a far saltare gli accordi in Bicamerale sulla riforma elettorale

Berlusconi non aveva interesse allo  scontro, stante anche la situazione delle sue televisioni, leggi problema delle frequenze in particolare. La maggioranza non poteva rischiare di andare sotto proprio sul problema del conflitto di interessi, problema molto complesso; Berlusconi dichiarò l’accordo su una legge elettorale maggioritaria, a doppio turno. Si racconta che alla fine della cena venne portata in tavola una crostata preparata dalla moglie di Gianni Letta. Ma la cosa non ha mai trovato conferma. Quando D’Alema viene intervistato da un giornalista di  Repubblica, Mino Fuccillo, sul presunto “scambio”, parla di un “inciucio. Inciucio viene da ‘nciucio, parola napoletana che significa pettegolezzo. D’Alema smentisce il pettegolezzo. Invece il  giornalista riferisce la parola inciucio all’accordo. E da quel momento inciucio diventa accordo sottobanco fra opposizioni, insomma una porcheria. Sarebbe stato strano che D’Alema avesse dato questo significato come il risultato della cena. Non solo. L’accordo trovato non regge. Berlusconi il 27 maggio affossa la legge elettorale, dice no perché  è contrario alla riforma della giustizia.

La7 evita di dare immagini del pubblico che partecipa al confronto D’Alema-Giachetti. Perché?

Tutto questo ha a che vedere con la riforma costituzionale, con l’Italicum? No, ma la sortita di Giachetti che non ha risposto a una sola delle critiche di D’Alema, è un segnale di come il Pd intenda il confronto politico. Trasformare il dibattito in una rissa, tanto poi ci pensano i media, le tv in particolare, le radio, il web a dare tutto lo spazio che Renzi vuole. Ormai ciò vale per qualsiasi problema, iniziativa che riguardi il governo. L’obiettivo è trasformare la politica, la buona politica, in un ginepraio, quando va bene, in un pantano. Scorrevano gli interventi di Giachetti, D’Alema, le domande di Mentana, accompagnate da grida, applausi, contestazioni da parte di una platea invisibile, forse c’era un accordo per evitare di trasmettere immagini che davano conto delle contestazioni di cosa stava avvenendo fra i partecipanti, delle contestazioni nei confronti del vicepresidente della Camera, degli applausi per D’Alema, con qualche grido anche contro di lui.

Nei tg il Renzi show  contro Merkel e Hollande. Ventotene è già lontano

Nel frattempo i telegiornali organizzavano il Renzi show che tornava vincitore dal duello  di Bratislava dove si erano riuniti i 27 paesi della Ue, dopo Brexit, la fuoriuscita della Gran Bretagna. Si era presentato baldanzoso, forte dell’incontro di Ventotene con Merkel e Hollande, il suo obiettivo avere carte certe per la flessibilità, quei miliardi che gli sono necessari per dare seguito agli annunci, dalla diminuzione delle tasse, a distribuzioni di “bonus” a pioggia, la caratteristiche della politica economica e sociale del governo. Non a caso aveva rilasciato interviste a grappolo ponendo due problemi di fondo per la Unione europea: la crescita e l’immigrazione. Lodevole nelle enunciazioni, ma nella sostanza il gioco era scoperto. Certo l’immigrazione è cosa di straordinaria importanza ma se l’accoglienza che offre il nostro Paese è quella dei campi profughi, campi di concentramento, come ha reso noto un  servizio dell’Espresso, allora il problema non è solo quello di non costruire muri. Non si può pensare che tutto si risolva nel rapporto con la Turchia, i diritti umani non possono esser ignorati da alcun accordo.

L’Italia non è affidabile: tutti gli indicatori economici in negativo

E per quanto riguarda la crescita, un paese come  il nostro dove tutti gli indicatori economici sono in negativo non è proprio affidabile. Così come ha senza dubbio avuto effetto negativo sui partecipanti all’incontro di Bratislava, su Merkel e Hollande in particolare, la richiesta di Renzi Matteo di sostenerlo nella campagna per il sì al referendum. Proprio questa richiesta ha fatto riflettere i due leader sulla fragilità del governo. Riflessione anche da parte dell’ambasciatore Usa che dopo aver elogiato il nostro premier ed essersi abbandonato all’elogio del “sì” ha ritenuto opportuno chiedere un incontro anche agli esponenti del comitato per il “no”. Dai nostri media abbiamo saputo che Renzi aveva annunciato che non poteva partecipare alla conferenza stampa di Merkel e Hollande perché era insoddisfatto per come si era concluso il vertice sia per quanto riguarda l’immigrazione che per la crescita, il fiscal compact nel mirino. Così come quasi tutti i vertici, si era concluso con un documento generico dando appuntamento ad un nuovo vertice che si terrà a Roma  il 25 marzo. Comunque, il documento del tutto generico è stato firmato anche dall’Italia.

Il nostro premier non  era  stato invitato alla conferenza stampa

Così come la realtà non è quella descritta dai media, il premier che rifiuta di partecipare alla conferenza stampa, sono Merkel e Hollande che non lo hanno invitato. Uno schiaffo in piena regola per chi come Renzi Matteo ha affermato di essere lui il leader che tira tutta l’Europa, anzi il mondo ha precisato al vertice tenuto in Cina. Certo quando parla di crescita, di fine della politica dell’austerità, come si fa a non essere d’accordo. Ma quale è il progetto per la crescita nel nostro paese, cosa significa fine della politica di austerità in Europa, quali sono le ormai ancor troppo famose riforme di struttura, cosa intende il presidente della Commissione Ue quando parla di “flessibilità intelligente”, di “austerità intelligente”? Ci sono progetti per il lavoro, gli investimenti pubblici, non solo sulla carta. C’è una proposta di quale Europa si parla nel prossimo futuro?

Il “gruppo di Visegrad”, i paesi che fondano la loro politica sui muri contro i migranti

Si torna purtroppo nel pantano della politica, della cattiva politica, che allontana i cittadini dalla partecipazione, che dà armi al populismo, alle destre sempre più pericolose. Può una Unione europea che vogliamo richiami il Manifesto di Ventotene avere nel suo seno forze xenofobe, di estrema destra, paesi dell’Est europeo come il “gruppo di Visegrad” ( Ungheria, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca) ed altri che fondano la loro politica sui muri da costruire contro i migranti. C’è chi parla apertamente di coma della Unione europea. Non sappiamo se siamo a questo punto. Una cosa è certa per quanto riguarda il nostro paese: la sinistra, quella che fa riferimento in primo luogo a Sinistra italiana, ha l’obbligo, usiamo non a caso questa parola, di aprire un grande fronte di lotta proprio mentre procede la campagna per la fondazione del nuovo partito.

Non bastano i “forum”. Sinistra italiana deve costruire buona politica, un progetto di società

C’è bisogno della buona politica, di coinvolgere i cittadini, i lavoratori, di superare i confini della nomenclatura, di dar vita ad iniziative popolari, campagne di sensibilizzazione, di far entrare in gioco movimenti, associazioni.  Non bastano i “forum” che caratterizzano alcune delle iniziative di Sinistra italiana che si svilupperanno, dibattiti fra piccoli gruppi, utili per definire proposte parziali, limitate. C’è bisogno di costruire un progetto di società, un programma, aperto al confronto anche con quelle forze che sono ancora nel Pd. La campagna referendaria è una occasione da non perdere. La difesa della Costituzione non è cosa diversa dalla battaglia per affermarne l’attuazione a partire dai diritti, quello del lavoro prima di tutto.

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