Hollande e Merkel si vedono in Alta Savoia. Decidono l’agenda politica europea, ma restano divergenze su TTIP e tempi della Brexit

Hollande e Merkel si vedono in Alta Savoia. Decidono l’agenda politica europea, ma restano divergenze su TTIP e tempi della Brexit

Mentre il nostro premier, Matteo Renzi, in quel di Cernobbio, lago di Como, cercava disperatamente di arrampicarsi sugli specchi per dare una parvenza di giustificazione alla drammatica conferma giunta dall’Istat della crescita zero, in un altro luogo dell’Europa, in Alta Savoia, Hollande e Merkel parlavano della vera “ciccia”, il futuro del vecchio continente, nel tentativo di dettare l’agenda politica per il vertice di Bratislava del prossimo 16 settembre. L’incontro, considerato decisivo da tanti media europei, ma sottovalutato e nascosto da quelli italiani, almeno nelle loro versioni online, testimonia – se mai ve ne fosse stato bisogno – che il 22 agosto a Ventotene e il 31 agosto a Maranello si sono celebrati due eventi “ad esclusivo favore di telecamere”. Della serie, abbiamo scherzato allora, ora però Angela e Francois si vedono per decidere le cose serie. Merkel ha infatti sostenuto che ci si vedeva per “mettere a punto un ordine del giorno ambizioso”, ovvero il destino dell’Europa in vista dell’uscita del Regno Unito dalla UE. È così che i due veri padroni dell’Unione Europea, nonostante i fallimentari tentativi di Renzi di allargare a tre i troni, hanno concordato a Evian-les-Bains, venerdì, i temi principali per quella che considerano una svolta, anche se le frizioni sul destino del TTIP, il Trattato transatlantico con gli Stati Uniti, hanno, per certi versi, divisi i due leader.

La priorità numero uno: esercito europeo, fondo per la sicurezza, forza militare di intervento immediato

“In questo momento cruciale, che l’Europa sta attraversando”, ha detto Hollande, la sicurezza, la protezione dei cittadini, sono la massima priorità, “sia all’estero come in patria”. I ministri della Difesa di Francia e Germania hanno concordato il resto delle iniziative comuni da intraprendere, con incontri continui nei giorni precedenti al vertice francese. Proposte che saranno portate, e probabilmente votate, nel vertice di Bratislava. Tra attentati jihadisti in Europa e la presenza di centinaia di militanti dell’Isis in Europa, tra il conflitto in Ucraina e le tensioni con Mosca, Hollande, appoggiato da Merkel, ha resuscitato l’Europa della difesa comune. “L’Europa deve dotarsi di tutte le capacità militari, di tutti i mezzi industriali necessari, per costruire la sua autonomia strategica”, ha rimarcato Hollande. Il presidente francese chiede che la UE crei un fondo per la sicurezza e la difesa, allo scopo di giungere “a una cooperazione strutturata e permanente, che venga prevista nei Trattati”. Ovvero, un esercito europeo con una forza militare operativa da impiegare in ogni eventuale conflitto su suolo europeo. La Merkel è ovviamente d’accordo, nonostante gli enormi limiti al riarmo tedesco previsti dalla Carta costituzionale. Che ne pensa Renzi di questo accordo? Come e in che misura eventualmente l’Italia parteciperà alla costituzione del fondo? E soprattutto, il Parlamento, sovrano, se ne occuperà? Temiamo che al di là dei proclami e della propaganda, l’Italia possa svolgere un ruolo solamente subalterno, rispetto a decisioni assunte dalle cancellerie di Parigi e Berlino. Un altro schiaffo ben assestato alla memoria, già calpestata, di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ursula Hirshmann ed Eugenio Colorni, ispiratori del Manifesto di Ventotene, pacifista fino al midollo.

La priorità numero due: crescita e occupazione, raddoppiando il fondo Juncker

Merkel e Hollande hanno poi concordato la seconda priorità europea: la prosperità economica per migliorare “crescita e occupazione”. Chissà se alle loro orecchie era giunta la notizia della crescita zero dell’Italia. Pensiamo di sì. Hollande insiste nella necessità di raddoppiare il cosiddetto Fondo Juncker per gli investimenti, di lottare contro il dumping sociale e fiscale, perché le multinazionali debbano pagare tutte le imposte senza alcun beneficio. E infine, Hollande chiede programmi a favore dell’occupazione giovanile. La cancelliera Merkel ha annuito e ha aggiunto che i programmi sono “in fase avanzata”. Ma se è così, come mai questi programmi non sono stati resi noti quindici giorni fa a bordo della Garibaldi? E perché Renzi non ne ha fatto oggetto di una richiesta specifica? Banalmente, perché Renzi non ha mai avuto la statura e la forza politiche per imporre a Hollande e Merkel di condividere progetti e programmi. Renzi aveva solo un cruccio, la concessione della flessibilità, che gli consentirebbe di promuovere una legge di stabilità più tranquilla, decisa a Roma e non a Bruxelles.

Le divergenze profonde: il TTIP, Trattato transatlantico con gli Stati Uniti

Le differenze, tuttavia, non sono mancate durante il vertice Merkel-Hollande in Alta Savoia. Il punto di dissenso, importante, riguarda la posizione dei due paesi nei confronti dell’approvazione entro fine anno del TTIP. Come si sa, la Merkel ha affrontato un duro confronto col suo vice, e leader della SPD, Sigmar Gabriel, che ha annunciato “la morte del TTIP”, subito contraddetto dai vertici della Commissione e dalla stessa Merkel. Merkel e Juncker premono per una soluzione positiva dell’accordo con gli Usa, così come il governo italiano, per bocca del ministro Calenda, che ha del tutto esautorato il Parlamento italiano. Hollande e i francesi, al contrario, chiedono che i negoziati vengano fermati definitivamente, per “l’evidente squilibrio del progetto a favore di Washington, delle merci e dei produttori americani”. Hollande ha ribadito che la Francia non approverà mai quel trattato. Hollande ha ribadito infatti che “la Francia rifiuta una mondializzazione senza regole, nella quale i modelli sociali sono messi in competizione”, seguito in questa convinzione dal premier Valls, per il quale “l’accordo nei suoi termini attuali è inaccettabile”. Perché questo giudizio, fondato, dei francesi sul TTIP, sostenuto dai socialdemocratici tedeschi al governo, non diventa elemento di dibattito anche in Italia? Perché il nostro governo ha deciso che invece vada sostenuta la posizione, sbagliata, della Commissione europea e di Merkel? Le necessità espresse da Parigi per contrastare il TTIP non sono astratte, anzi hanno una dimensione molto concreta, e non si capisce per quale ragione un nostro ministro, Calenda, abbia invece rassicurato Berlino e Bruxelles sulla posizione italiana. Chi l’ha investito di questa funzione? Non risulta che Calenda abbia informato il Parlamento sull’andamento dei negoziati TTIP e sulla posizione italiana. Gli interessi di Parigi sui prodotti agricoli e culturali non sono gli stessi di Roma? E per quale ragione? E sulla questione della reciprocità nell’accesso ai mercati finanziari e ai contratti pubblici Parigi esagera, oppure fa emergere una preoccupazione reale, concreta? Se Parigi teme l’inondazione di prodotti agroindustriali americani non controllati e zeppi di farmaci e ormoni, non deve far riflettere anche il settore agroindustriale nazionale?

La distanza tra Hollande e Merkel sui tempi della Brexit

Infine, l’altro elemento di franco dissidio tra Hollande e Merkel riguarda i tempi da concedere al governo e al Parlamento britannici per uscire dalla UE. Hollande, questa volta in sintonia con Juncker, mette fretta, mentre Angela Merkel concede il tempo “che Londra giudicherà necessario”. Il periodo di transizione è naturalmente dipendente dalla qualità e dalla quantità dei negoziati tra Bruxelles e Londra. Insomma, come si evince, la “ciccia” era qui, in Alta Savoia. E Renzi non c’era.

 

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