Da lunedì riaprono le scuole. Auguri a tutti per il miglior anno possibile. Nonostante i guai commessi dalla ministra Giannini

Da lunedì riaprono le scuole. Auguri a tutti per il miglior anno possibile. Nonostante i guai commessi dalla ministra Giannini

Ha ragione il professor Tullio De Mauro quando intervistato dal Corriere della sera invoca sant’Elpidio, il santo patrono della speranza, per definire un giudizio sull’apertura dell’anno scolastico 2016/17. Lunedì prossimo apriranno i primi istituti, seguiti da tutti gli altri entro il 16 settembre. Milioni di bambini, adolescenti e giovani interessati all’apertura, insieme alle loro famiglie, si chiedono se troveranno le maestre o i docenti fin dal primo giorno, come promesso dal premier Renzi e dalla ministra Giannini, quando decretarono la fine della supplentite grazie alla riforma della scuola n.107 del 2015, chiamata propagandisticamente “Buona scuola”. Come giustamente riconosce Tullio De Mauro, la riforma di Renzi-Giannini non è riuscita a governare un sistema delicato e complesso come la scuola italiana. Più volte, e in maniera insistita, i sindacati hanno sollevato il velo sulle menzogne e gli slogan del governo sulla scuola. Oggi, a poche ore dall’apertura degli istituti, purtroppo, i nodi vengono al pettine, dando così ragione alle preoccupazioni di intellettuali, sindacati, e Regioni e comuni.

Le Regioni sono preoccupate e temono per la riduzione dell’offerta formativa

Non è per caso, infatti che Regioni e sindacati abbiano chiesto al governo un incontro urgente sull’apertura delle scuole e sulle tante difficoltà che ancora sono sul tavolo. L’assessore della Toscana, Cristina Grieco, coordinatrice all’interno della conferenza delle Regioni per quanto attiene al tema dell’istruzione, ha chiesto dunque un incontro urgente: proprio per affrontare le problematiche legate alla ripresa delle lezioni, i contingenti di organici e la mobilità dei docenti. L’incontro era già stato richiesto ad agosto. “Oggi non può più essere ulteriormente rinviato: l’anno scolastico sta per partire – sottolinea l’assessore Grieco – e vanno risolte le problematiche che riguardano reclutamento e trasferimento degli insegnanti. Siamo preoccupati e non vorremmo che famiglie e giovani possano non trovare adeguate risposte in termini di offerta formativa”. Da qui il sollecito, di tutte le Regioni, a un incontro con il ministro Giannini.

I sindacati: incontro urgente per risolvere le maggiori criticità

Da parte loro, FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola e SNALS Confsal hanno deciso di chiedere l’ennesimo incontro alla ministra Stefania Giannini. I sindacati della scuola sottolineano l’urgenza di questo incontro, motivato dalle varie problematiche che stanno emergendo dal mondo della scuola. I sindacati scrivono che “L’ordinata ripresa delle attività didattiche è, in effetti, messa in forse dal caos creato dalla disordinata gestione della mobilità, dall’andamento assai discusso del concorso per il reclutamento dei docenti, dalla gravissima insufficienta dell’organico ATA”, ovvero il personale non docente, e “dalle procedure per le assunzioni rese incerte dalle conciliazioni sulla mobilità”. Obiettivo dei sindacati è superare queste criticità attraverso un confronto serrato che porti all’individuazione di soluzioni condivise e rispettose delle aspettative dei cittadini e del personale della scuola.

I dati scioccanti del concorso docenti

Secondo il prospetto relativo all’esito del Concorso docenti, pubblicato da Tuttoscuola, infatti, al 3 settembre sono state approvate solo 288 graduatorie di merito su 1484, pari ad appena il 19,4%. Vale a dire che sui 63.712 posti messi a concorso, sono stati coperti appena 4.564 posti in graduatoria, dei quali 3074 coperti e 1490 vacanti. Interessante la proiezione che Tuttoscuola propone una volta esaurite tutte le graduatorie: su 63.712 posti, ben 20.800 risulteranno vacanti, poco più di un terzo. Ciò dimostra che le “magnifiche sorti e progressive” della scuola riformata illustrate da Renzi e dalla ministra Giannini non hanno funzionato. Alunni e studenti, come ogni altro anno del passato, attenderanno la definizione dell’orario scolastico quando finalmente i collegi dei docenti saranno al completo, e con questa tendenza, le previsioni sono allarmanti. Sempre di nuovo, vi è la possibilità che per molte materie e per molte classi i primi due, forse tre, mesi saranno buttati via in attesa di avere un supplente “fisso” (scusate l’ossimoro, ma è così), e si arriverà alle vacanze natalizie, in molti casi, con meno di un terzo del programma effettuato. Insomma, a causa degli evidenti errori di valutazione della ministra e dei suoi sottosegretari, saranno penalizzati centinaia di migliaia tra alunni di primarie e medie, e studenti delle scuole superiori. Le inadempienze, i dilettantismi, le forzature ricadranno, purtroppo e inevitabilmente, sul grado di preparazione culturale dei ragazzi e sulle motivazioni dei loro insegnanti. È la dimostrazione, se mai ve ne fosse bisogno, che l’organizzazione di un organismo complesso come la scuola non può essere lasciato alla demagogia, ma va attentamente elaborata, studiata, sperimentata.

I numeri veri, la propaganda del governo, e le difficoltà

La propaganda governativa, che ancora si esprime nelle feste dell’Unità, dove ci si dimentica di parlare delle criticità enormi e dove si esprime la sacrosanta protesta dei docenti, come un anno fa, e due anni fa, continua a sbandierare cifre ridicole, come se la quantità fosse il vero problema della scuola pubblica. La verità è che sono stati stabilizzati (non assunti, come spesso si dice) a tempo indeterminato 87mila docenti, metà dei quali per effetto del turnover, e circa 30mila in virtù dell’applicazione di una sentenza della Corte di giustizia europea, che ha riconosciuto il diritto al tempo indeterminato a quei docenti precari per almeno tre anni continuativi. Sull’esercito dei circa 700mila docenti, pertanto più di 100mila continueranno ad essere i supplenti precari. E ancora non sappiamo in che modo, concretamente, i docenti costretti a migrare da sud a nord, per effetto dell’ingresso nel ruolo, si comporteranno. Sono quasi ottomila.

Auguri alla scuola pubblica

Insomma, la confusione regna sovrana. Regioni e sindacati hanno offerto la loro collaborazione al governo, che tante responsabilità deve assumersi. Speriamo che non si comporti come in questi anni, dimenticandosi dell’esistenza delle une e degli altri. E naturalmente, auguri ai presidi, ai docenti, agli studenti e ai membri del personale non docente della scuola pubblica, sulle cui spalle e sulla cui abnegazione questo stato conta per offrire un altro anno scolastico che sia il migliore possibile. Nonostante tutto.

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