Caso Regeni. La famiglia accetta di incontrare il procuratore egiziano Sadek. Molte ombre su Abdallah, l’ambulante sindacalista

Caso Regeni. La famiglia accetta di incontrare il procuratore egiziano Sadek. Molte ombre su Abdallah, l’ambulante sindacalista

Prende consistenza l’ipotesi che i genitori di Giulio Regeni possano incontrare il procuratore generale egiziano Nabel Sadek. E’ stato lo stesso Sadek a manifestare questa intenzione nel recente incontro, avvenuto a Roma, con gli inquirenti italiani. Poteva sembrare una frase di circostanza, ma Sadek l’ha confermata e Paola e Claudio Regeni, dopo un iniziale scetticismo, hanno preso sul serio la richiesta dell’alto magistrato cairota e già entro la fine di questo mese l’incontro potrebbe materializzarsi. A Roma. Quanto l’incontro possa risultare utile ai fini dell’inchiesta non si può dire, ma è per ora la più tangibile manifestazione di come sia cambiato l’atteggiamento egiziano, dopo mesi di depistaggi e di rifiuti a fornire agli inquirenti italiani il materiale documentale richiesto.

Un altro segnale arriva dal Cairo, con la liberazione dell’avvocato Ahmed Abdallah, dirigente di un movimento per i diritti civili, che era in contatto con la famiglia Regeni e che era stato arrestato il 25 aprile. Che la sua scarcerazione avvenga dopo il vertice dei giorni scorsi a Roma fra Sadek e il procuratore Pignatone e in concomitanza con la conferma dell’incontro dei genitori di Giulio con i magistrati egiziani non pare casuale: sono elementi che indicano un mutamento di clima che può favorire l’accertamento della verità.

Ma per un Abdallah che viene scarcerato, c’è un Abdallah che semina disordine. Si tratta di Mohamed Abdallah, l’uomo che, allo stato delle conoscenze, sembra essere all’origine dei guai di Giulio. Ma la cautela è d’obbligo. Vediamo perché. Questo Abdallah fu presentato a Giulio come esponente di un sindacato di ambulanti, cioè proprio di quel settore del commercio cairota sul quale il giovane friulano svolgeva la sua ricerca per conto dell’Università di Cambridge. Nel corso di vari (non molti) incontri, Giulio si rese conto che Abdallah era un personaggio infido, forse un doppiogiochista, certamente un uomo avido di denaro e cinico. Quando l’egiziano apprese che Giulio poteva disporre di una certa cifra (10.000 sterline) messagli a disposizione da una fondazione inglese, Abdallah si preoccupò solo di sapere quale parte di questa somma gli sarebbe spettata. Il rapporto si esaurì praticamente lì e Giulio, che registrava nel suo computer le fasi della sua ricerca, definì icasticamente Abdallah “una miseria umana”.

Ma la “miseria umana”, secondo una ricostruzione fin troppo lineare, si sarebbe vendicato denunciando Giulio come spia alla polizia egiziana. Questo sarebbe avvenuto il 7 gennaio e la polizia del Cairo, come ha confermato Sadek ai magistrati di Roma, si occupò dell’italiano per tre giorni. Poi, resasi conto che la denuncia era fasulla, avrebbe cessato di occuparsene. Abdallah, intervistato anche dalla RAI, smentisce questa versione, nega addirittura di aver mai denunciato Regeni (e sarebbe clamoroso che Sadek avesse mentito su una circostanza così specifica) e accusa a sua volta Giulio di aver tentato di comprarlo.

Ora, mentre risulta singolare che la polizia cairota si sia disinteressata così facilmente di uno straniero denunciato per spionaggio e lo abbia controllato per soli tre giorni, quando erano noti i suoi contatti con un ambiente (quello sindacale) considerato ostile al regime, c’è da capire quale sia stato realmente il ruolo di questo Abdallah. Non si può escludere che interpreti una nuova, e più sofisticata manovra di depistaggio, che a differenza delle maldestre precedenti operazioni, combini elementi di verità con elementi di fantasia. E comunque, quand’anche risultasse plausibile e confermato il ruolo di doppiogiochista e di delatore di Abdallah, è difficile che gli vengano attribuiti anche il sequestro, la tortura e l’assassinio dell’italiano. Su questo, su ciò che è accaduto fra il 25 gennaio e il 3 febbraio, Sadek e i suoi collaboratori debbono ancora fare pienamente luce.

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